10 Minuti con Manuel Rinaldi

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manuel-rinaldi2Manuel Rinaldi è un cantautore emiliano originario di Guastalla, paese in provincia di Reggio Emilia, quella zona della bassa reggiana che sorge proprio accanto alle rive del fiume Po. Amante di un cantautorato italiano che lui definisce un po’ “fuori dagli schemi”, come Vasco Rossi, Franco Battiato e Rino Gaetano (artisti in cui si è spesso rispecchiato e che hanno influenzato la sua produzione), Manuel Rinaldi imbraccia la sua prima chitarra già da bambino, e da lì la musica lo accompagna per tutto il suo percorso. Con i Pupilla, band punk-rock di cui è stato anche il fondatore, nel 2001 pubblica per EMI i singoli “Estate fantastica “e “Sono in festa”, la cui produzione artistica è curata da Cris Maramotti. Successivamente, inizia con la band un tour live che lo porta in giro per l’Italia, arrivando anche a esibirsi sul palco dell’Alcatraz di Milano. Collabora con Gianni Bella a un brano che gli consente l’ingresso all’Accademia di Sanremo e nel 2009 pubblica per l’etichetta MOLTOPOP il singolo “Giornata diversa“.

“10Minuti”, il nuovo disco del cantautore emiliano, anticipato dal primo singolo “Cioccolata”, già in rotazione radiofonica, è disponibile nei negozi tradizionali, in digital download e su tutte le piattaforme streaming. Il disco vanta la produzione artistica di Fabio Ferraboschi (bassista de “i Rio” e importante autore di testi, tra cui “Invisibili”, brano che ha scritto insieme a Cristiano De André) e la collaborazione alle chitarre di Cris Maramotti (ex chitarrista di Piero Pelù), ha sonorità brit-rock e testi caratterizzati da una spiccata dose di provocazione e ironia, e in cui la melodia orecchiabile si affianca al sound più ruvido della chitarra di Manuel. L’album contiene canzoni dirette e immediate che trattano tematiche di vita quotidiana e di introspezione; si spazia dalla ricerca di certezze all’amore di un padre verso la figlia, dalla rabbia e insoddisfazione alla necessità di darsi da fare senza piegarsi ai compromessi.

Un disco provocatorio, vero e a volte ironico. Arriva diretto al pubblico senza fare della finta retorica. Così come i testi, anche il sound è allo stesso tempo ruvido ma estremamente coinvolgente, è senza veli, suonato e vissuto

Noi di Meta Magazine abbiamo rivolto qualche domanda a Manuel per scoprire qualcosa di più sulla sua musica.

 

Quando ti sei avvicinato alla musica e come hai iniziato questo percorso?

Mio padre, che è un collezionista di dischi in vinile, ha avuto un ruolo fondamentale in questo. Fin da piccolo sono stato abituato ad ascoltare la musica sia in casa che in macchina, ho iniziato cosi a prendere lezioni di chitarra e ad avvicinarmi alla musica. Sono poi arrivate le prime esperienze nelle cover band, ho cominciato a suonare nei pub e nei locali fino alla svolta del 2001 quando, con la band che avevo fondato insieme ad un amico, riuscimmo ad avere un contratto discografico importante. Ho percorso poi la mia strada da solo, come solista, e da li inizia il mio percorso cantautorale.

 

“10Minuti” è il tuo primo album da solista…cosa c’è dietro la scelta di questo titolo?

Si, è il mio primo disco da solista. L’album è arrivato in un momento un po’ difficile, avevo perso le mie identità e avevo cosi deciso di partire per l’Inghilterra da solo per fare una vera esperienza. Li ho necessariamente guardato alle cose essenziali, mi sono rapportato con me stesso, sono uscite fuori molte verità e a quel punto ho ripreso il mio bagaglio e ho fatto ritorno a casa. E’ nato subito dopo questo disco, 10 Minuti, che prende il titolo dalla canzone numero sei e sta ad indicare quel tempo che devi prendere necessariamente per fare le tue cose. Ognuno di noi ha i suoi 10 minuti, dove può fare, dire e pensare quello che preferisce: respirare se ha voglia di respirare, riposare, fare domande a qualcuno, fare l’amore…ogni tanto c’è bisogno di fermarsi un attimo e prendersi il proprio tempo.

 

C’è una canzone che ti rappresenta di più nell’album?

Questo album ha la partecipazione autorale di Stefano Leonardi che è un bravissimo autore e anche un grande amico, oltretutto non appartenente al mondo musicale ed io avevo bisogno proprio di questo, di respirare aria nuova. Ci sono comunque delle canzoni dove io ho scritto tutto, testo e musica, tra queste c’è “L’alternativa” che rappresenta secondo il mio punto di vista il momento, anche sociale, che stiamo vivendo. E’ un brano che rivendica la rabbia e l’essere stanco della mediocrità, delle istituzioni e di tutto quello che non funziona. Nel ritornello di questa canzone dico proprio che se hai qualcosa da dirmi e sei interessante e mi emozioni, allora forse potresti essere tu l’alternativa…Questo è un brano che mi caratterizza molto.

 

Rimaniamo in tema di “alternativa”. In Inghilterra hai respirato un ambiente che funziona di più, a livello sociale e musicale, rispetto al nostro?

L’Inghilterra per me è una seconda casa e appena posso vado a respirare quell’aria. Le differenze che trovo stanno proprio nelle differenze di espressione nel senso di libertà. Ci si può esprimere come si vuole, dal modo di vestire, al modo di cantare…tutti ascoltano senza giudicare ma predisposti positivamente al nuovo. La cordialità, il senso di civiltà sono fortemente percepibili rispetto al nostro Paese…In Inghilterra ovunque mi capiti di entrare trovo gente che sorride e ringrazia, che si scusa per una strattonata e che è felice di servirti come cliente…una normalità che però ormai a noi sorprende.

 

Una piccola curiosità…nonostante i molteplici nuovi mezzi di comunicazione, con i quali facilmente si può diffondere la propria musica, in Italia Il Festival di San Remo è ancora un evento che funziona per arrivare al grande pubblico e farsi conoscere. Hai mai pensato di proporti o pensi di farlo in futuro?

San Remo è una vetrina incredibile, da una visibilità enorme per arrivare al grande pubblico. A me piacciono cose più dirette e meno patinate. Se ci fosse la possibilità di esprimermi come voglio e come amo, senza filtri e in libertà, perché no. Se dovessi invece rimanere imprigionato in cliché o costretto a rimanere dentro i binari scendendo a compromessi, allora no, non faccio parte di quella schiera di persone. Se ci sarà l’opportunità di portare davvero la mia musica in libertà, sarebbe una bella occasione.

 

 

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