A Ostia servi della gleba 2.0

Giovani comunisti/e Roma e Rifondazione Comunista Roma ironizzano "inaugurato questa mattina ad Ostia, nel municipio X, la prima riedizione della servitù della gleba"

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Servi della gleba 2.0
“SERVI DELLA GLEBA 2.0
Inaugurato questa mattina (lunedì 4 maggio ndr) ad Ostia, nel municipio X, la prima riedizione della servitù della gleba”. Così sarebbe dovuta iniziare la comunicazione del Municipio Roma X che annuncia la nascita del primo mercato sociale della capitale, peccato che di sociale non abbia proprio nulla. Nel medioevo molti contadini vivevano in uno stato di pesante soggezione nei confronti del proprio signore al quale dovevano tributi e giornate di lavoro gratuite. Sembra una situazione primitiva, surreale, eppure all’interno della città di Roma qualcuno sembra apprezzare queste antiche usanze tanto da creare una carta dei poveri che trasforma gli indigenti in servi e che sottomette il diritto al nutrimento al lavoro non retribuito. Sembra di vivere un incubo, invece non dovremmo stupirci di queste misure medioevali di cui i MoVimento 5 Stelle si fanno alfieri e che prendono ad esempio le stesse logiche del reddito di cittadinanza. È evidente che sfugge costantemente un semplice quanto essenziale principio: il lavoro si paga, sempre. La soluzione dovrebbe essere quella di lavorare alla costruzione di un welfare universale capace di redistribuire la ricchezza e garantire a tutti una vita dignitosa. Invece quello che ci mostrano la sindaca Virginia Raggi e l’amministrazione del X municipio è che è più importante sostituire i lavoratori stabili con quelli socialmente utili per tappare i buchi nella cura del verde romano che è lasciata in mano alle associazioni di volontari ed al lavoro gratuito dei detenuti e dei rifugiati. Il tutto è reso ancora più grave dalla drammatica situazione che il coronavirus ha creato nel nostro territorio e che dovrebbe portare le istituzioni ad essere più responsabili verso i propri cittadini. Per questo chiediamo che la sindaca e il X municipio facciano un passo indietro sul progetto rendendo i beni di prima necessità accessibili a tutti e tutte senza il ricatto del lavoro gratuito” Lo dichiarano Giovani comunisti/e Roma e Rifondazione Comunista Roma
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