A Roma la mostra Michelangelo a colori

A Palazzo Barberini esposti i “cartonetti” del maestro toscano all'interno della mostra Michelangelo a colori con Venusti, Orsi, Pino e del Conte

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Michelangelo a colori

Sarà l’Epifania 2020 a “portarsi via” la mostra “Michelangelo a colori. Marcello Venusti, Lelio Orsi, Marco Pino, Jacopino del Conte”, inaugurata a Palazzo Barberini. Un evento, con alla base i disegni michelangioleschi sui temi sacri a lui cari, foriero di un interessante confronto tra questi e le riproduzioni dell’insuperato artista toscano. Per la prima volta, infatti, se ne rintraccia il legame con i seguaci più prossimi, giocando sul tema del “doppio”. Soprattutto, la doppia rappresentazione dei soggetti religiosi più trattati da Buonarroti, poi ripresi da Pino, Orsi, del Conte e Venusti. Interpreti diversi, nel ‘500, della “vulgata michelangiolesca” che scelgono di riprodurre precisi prototipi. Perché? Perché gli amatori dell’epoca volevano un “pezzetto di Michelangelo” tutto per sè. Una stanza al pian terreno delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, con nove dipinti. Un numero di opere non elevato, ma non si tratta solo di questo: l’eredità di Michelangelo è nelle idee che ispirarono artisti del XVI secolo. Ecco di cosa si parla nella mostra romana (e della qualità dell’esposto). Buonarroti – scultore, pittore e architetto – attraversa quasi un secolo di storia, assiste a tutti i mutamenti socio-politici e culturali che hanno segnato la storia d’Italia, coniuga genio e sregolatezza, finendo per incarnare l’ideale di un percorso artistico in progress. Michelangelo è perfetto nel disegno e, oltre ai noti affreschi della Cappella Sistina, c’è tanto altro. Esponendo le riproduzioni di una serie di suoi disegni e una selezione di dipinti di alcuni dei suoi più importanti seguaci, il percorso della mostra mette a fuoco: l’ “Annunciazione” (quella di Lelio Orsi, direttamente da Novellara, paese natio dell’artista, con alle spalle un’avvincente storia collezionistica, accostata all’altra di Venusti dalla Galleria Corsini); l’ “Orazione nell’orto”, mettendo a confronto due tavole del Venusti, realizzate in periodi diversi; la “Crocifissione” (la composizione di Venusti unisce tre disegni di Michelangelo: uno dal British, due dal Louvre) e la “Deposizione” (Venusti, dall’Accademia di San Luca, accanto a del Conte: capolavori restaurati per l’occasione).
Ciò, senza dimenticare quelli mai mostrati in pubblico: nella rassegna capitolina c’è un “Cristo vivo sulla croce” di stampo michelangiolesco, attribuito a Marco Pino; la “Madonna del Silenzio”, oggi attribuita alla bottega di Venusti e una “Crocifissione”, sempre del Venusti, caratterizzata dalla Maddalena ai piedi della croce. Probabilmente, è  Venusti, che, qui, si guadagna i riflettori; lui che, in vita e più degli altri, si guadagnò vasto consenso, presenziando nelle collezioni aristocratiche della penisola e nelle cappelle gentilizie di tante chiese romane. L’evento è a cura di Francesca Parrilla e Massimo Pirondini, con il coordinamento scientifico di Yuri Primarosa, e per l’occasione, i visitatori, che non devono essere necessariamente degli esperti per apprezzarlo, potranno approfondire l’argomento con un ciclo di attività e laboratori didattici in atto fino a dicembre, gratuitamente.


Info: www.barberinicorsini.org

 

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