A Velletri Chiara Gamberale ha presentato L’isola dell’abbandono

Chiara Gamberale, l’amore e lo smarrimento: presentato venerdì 29 marzo alla Mondadori di Velletri “L’isola dell’abbandono”

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Chiara Gamberale a Velletri

Mondadori Bookstore di Velletri ancora una volta gremita, nel pomeriggio di venerdì scorso, per l’incontro con Chiara Gamberale. La nota scrittrice romana è arrivata in Libreria per parlare del suo ultimo romanzo, “L’isola dell’abbandono”, edito da Feltrinelli. Un volume che parte da un mito e compie un viaggio intero nella storia della protagonista e dei personaggi che le ruotano intorno. “Sono davvero entusiasta di essere qui” – ha esordito l’autrice – “e ho sentito tanto parlare di questa città grazie alle iniziative della Libreria Mondadori. Inizierei con una precisazione: nel titolo ci sono due parole chiave per la mia narrativa, ‘isola’ e ‘abbandono’. L’isola è sempre a me cara, si trova in tutti i miei romanzi, ho bisogno di isolarmi e trovare l’assenza di confine quando scrivo. L’abbandono, invece, è una cosa con cui faccio i conti fin da piccola”. L’ambientazione del romanzo è molto particolare: Naxos. Il motivo è presto spiegato: “Naxos è un’isola piena di storia, lì Teseo cercò di sconfiggere il Minotauro e fu salvato, nel labirinto, dal filo di Arianna. Poi, come ben sa chi conosce il mito, una volta fuori pur promettendole amore eterno abbandonò in asso, che deriva da ‘in Naxos’, la povera Arianna”. Il concetto, però, secondo la Gamberale è più profondo e sfumato: “L’abbandono per l’essere umano è un duplice strazio: non solo essere lasciati, ma anche lasciarsi andare alla felicità può essere traumatico quando, abituati al male, la vita ci allunga una mano in un altro senso”. Arianna, nome non casuale della protagonista del romanzo di Chiara Gamberale, ha una bambina piccola, vive una grande storia d’amore con Stefano, in un certo senso un uomo labirintico. Il tempo della storia si snoda per dieci anni, ed è proprio dopo tanto tempo che Arianna capisce di aver lasciato un pezzo importante di sé sull’isola. “La vita” – ha detto la scrittrice – “ci chiama sempre ad essere abbandonati: in amore, con un lutto, con lo stesso stravolgimento della nascita di un figlio. Il nostro percorso è pieno di separazioni, il segreto vero è farsi violare da queste esperienze anche dure e farci cambiare. In fondo la perdita ci fa attraversare il dolore”. Riguardo al mito che imperversa sull’architettura narrativa, la Gamberale ha spiegato che nel romanzo mai si fa riferimento ad Arianna e Teseo: “Il mito c’è ma non viene menzionato: ci dice, però, che una cosa che accade spesso ci fa sentire gli unici a doverla vivere, ma è accaduta in realtà tante altre volte, anche milioni di anni prima”. Tra le frasi più belle del libro c’è quella che riguarda l’amore: nella sua dissertazione, l’autrice puntualizza che se sapessimo di cosa abbiamo bisogno non ci servirebbe l’amore. Una deduzione arrivata da un ragionamento: “L’amore” – ha dichiarato Chiara Gamberale – “ci fa scoprire cose di noi, ci porta da un’altra parte. Arianna incontrerà un altro uomo, nel libro, e grazie a lui entrerà in contatto con nuove possibilità. Diciamo che il racconto è dedicato a chi resta. Come dice il dottor Massimino, non possiamo aiutare chi scappa”. La scrittrice ha detto che la sua ricerca mira a capire perché ci si rincorre sempre tra uomo e donna e come sia sottile ma evidente la differenza fra l’amore per un figlio e quella per il partner, due sentimenti forti e distinti tra loro. “Sia gli amori giusti che quelli sbagliati” – ha concluso – “ci aiutano a scoprire chi siamo. Anzi, ad essere sbagliati forse sono gli amori che ci fanno rientrare in contatto con ciò che ci ha fatto male da piccoli. Penso che un amore giusto ti faccia recuperare ed esprimere.”. Al termine della presentazione, lungo firma-copie, tante foto e una torta con la copertina del libro degustata insieme all’autrice. La Mondadori Bookstore di Velletri incassa un altro successo, e si prepara al prossimo appuntamento: venerdì 5 aprile alle ore 18.30 arriverà Kim Rossi Stuart.

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