ABC per la gestione dell’acqua nella propria piscina

Vademecum per la gestione dell'acqua della propria piscina che sia interrata, fuori terra o mini piscina con tutte le info utili

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ABC per la gestione dell’acqua nella propria piscina

Che siate i fortunati possessori di una piscina interrata, di una piccola piscina fuori terra o di una mini piscina, vale per tutti un unico avviso: attenzione allo stato di salute dell’acqua. Gli equilibri molecolari da rispettare infatti sono gli stessi per qualsiasi impianto, tranne ovviamente le biopiscine che non usano additivi chimici e si regolano da sé. Tutto ciò che cambia sono le proporzioni.

Quello che sembra un discorso votato all’ovvietà è in realtà una pratica di delicato equilibrismo tra ph, cloro, flocculanti e alghicidi che ci consentono di poter godere di un impianto in salute. Tenere l’acqua in ottimo stato non è un affare semplicissimo. Per questo, però, abbiamo scritto questa guida pratica sulle best practice da seguire, dalla prima immissione dell’acqua nell’impianto agli interventi speciali per rimediare a specifiche problematiche.

L’acqua per la prima immissione

La prima cosa a cui badare è la scelta dell’acqua che per prima useremo per riempire la vasca, la stessa che necessita qualsiasi impianto. Le soluzioni possibili sono essenzialmente 3:

1. Acqua di acquedotto

2. Acqua di pozzo

3. Acqua da invasi (da bacini o autobotte)

Riguardo alla prima soluzione c’è poco da dire: è la migliore. Non sempre però si ha possibilità di prelevare l’acqua direttamente dall’acquedotto e quindi si opta per l’acqua di pozzo, che ha un equilibrio chimico differente. In generale, si tratta di un acqua che, pur apparendo a prima vista “normale”, è ricca di metalli e calcare. Per verificarlo ci basta prelevare una tanica di quest’acqua e versarvi del cloro, se l’acqua diventa marrone è per via dei metalli che ossidano.

Abbiamo una soluzione: una volta inserita l’acqua nella vasca operiamo un trattamento a base di sequestrante per metalli e flocculanti. Quest’ultimi in particolare hanno come azione quella di agglomerare i metalli facendone aumentare il peso, inducendoli quindi a cadere verso il fondo per essere rimossi con una spazzola subacquea.

Discorso simile anche per le acque da invasi, che nella maggior parte dei casi devono ricevere lo stesso trattamento. Può essere necessario però un filtraggio preventivo di tutta l’acqua.

Prima disinfezione

A questo punto bisogna inserire nel fluido gli additivi chimici che disinfettano l’acqua e consentono una balneabilità a lunga durata. Stiamo parlando dell’accoppiata ph e cloro.

La quantità di ph in una piscina si misura convenzionalmente in una scala da 0 a 14 e il valore ideale deve essere compreso tra 7,2 e 7,6. Al di sotto di questa soglia l’acqua si definisce acida, al di sopra si parla di basica. In ogni caso si rischia sulla pelle una sensazione di bruciore, inoltre i processi di disinfezione saranno alterati. Per riportare in equilibrio il ph sul mercato ci sono sostanze segnalate come ph+ e ph- che hanno l’effetto di alzare o abbassare il livello della sostanza nella piscina.

Poi c’è il cloro che è la sostanza che realmente disinfetta l’acqua, una volta che questa è stata portata in equilibrio chimico dal ph. Il cloro è in assoluto la sostanza più gettonata per questo scopo, ma si usano anche bromo, ozono, ossigeno e altre soluzioni che fanno al caso. Il cloro dev’essere sempre compreso tra 0,6 e 1,5 ppm (parti per milione).

Come misurare ph e cloro? La soluzione più semplice è comprare un kit, ce ne sono di piuttosto economici, di quelli in cui si preleva un piccolo campione di acqua e tramite delle gocce che fanno reazione il fluido si colora in modo più o meno marcato a secondo della quantità di ph e cloro contenute. Questa misurazione va fatta almeno una volta a settimana.

Cos’è la superclorazione

Quando si riapre una piscina privata dopo l’inverno e non si cambia l’acqua al suo interno, è consigliabile avere a disposizione tutti i prodotti necessari per la riapertura della piscina, per rimetterla in funzione nel modo corretto e sicuro. Solitamente è necessario effettuare una superclorazione, quindi un sovradosaggio di cloro. In pratica, il cloro ossida le sostanze inquinanti della piscina rendendole semplici da rimuovere, è in questo che consiste la sua azione. Ogni piscina ha un suo fabbisogno di cloro; nel caso della superclorazione, se ne inserisce una quantità lievemente maggiore che servirà a trattenere le sostanze inquinanti future. Questo surplus è detto cloro libero e deve essere compreso, come già detto, tra 0,6 e 1,5 ppm.

Quindi, una superclorazione disinfetta l’acqua e porta il cloro libero a quei livelli. In pratica, l’inserimento del cloro periodico (ogni 2 settimane) prevede circa 10 gr di cloro, la superclorazione stagionale ne prevede 20 gr. Attenzione: dopo non si potrà fare il bagno per almeno un ciclo di filtraggio. Quanto tempo sarebbe? Dipende dalla piscina, questo può essere calcolato così: (volume ÷ velocità di filtraggio) x 2.

Antialghe e altri prodotti

Infine, parliamo di due prodotti che ci aiuteranno a tenere in salute l’acqua della piscina. Il primo è l’alghicida che, come già chiaro dal nome, previene la formazione di alghe. Quindi previene, ma non le elimina, se queste si sono già formate allora andranno eliminate manualmente. Per la prevenzione, serviranno circa 10 gr di alghicida per metro cubo d’acqua ogni 2 settimane.

Come abbiamo già detto, i flocculanti agglomerano le sostanze metalliche e le fanno cadere sul fondo. Il consiglio è di farne ricorso solo quando l’acqua comincia a tendere al torbido, 4,5 gr per metro cubo d’acqua. Si diluisce la sostanza in una quantità d’acqua 10 volte superiore e la si versa nello skimmer facendo partire un controlavaggio di qualche ora. Meglio non fare il bagno in piscina nella giornata in cui si effettua questa operazione.

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