Adamo & Eva al Teatro di Terra di Velletri domenica 10 gennaio

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Scena di uno spettacolo al Teatro di Terra di Velletri
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Scena di uno spettacolo al Teatro di Terra di Velletri

“Il Teatro di Terra. Una struttura ventennale che ha mantenuto intatto il senso della curiosità e del servizio culturale alla città, del teatro, senza mondanità borghesi pompa-evento, senza eventi molto eventuali e pericolanti, di provincia; né sicurezze kitsch, del cattivo gusto popolare imperante, il regno del già visto; né accompagnamento da ristoro gastronomico – inizia così la nota di Andrea Porcheddu che riceviamo e pubblichiamo. Insomma una linea difficile quanto necessaria e destinata… a morire, tra non molto. Qualche mese? Per mancanza di politiche autonome e mirate della Città, che non avendo soldi ( sic!) nasconde la pochezza delle idee, così distratta dal colosso di Rodi, ovvero dal Sublime: meglio la muraglia cinese perché è immensa, non si farà e potremo controllare il nulla dal Castello, as old times. Per mancanza di Provincia, deceduta per populismo istituzionale – ai Comunelli della Provincia ed alle periferie di Roma chi ci penserà? l’Europa? che fu rapita da Giove e se ne persero le traccie? Per assenza della Regione impegnata nell’agitprop che neanche i Soviet! tutta propaganda, e bella grafica con titoli moderni e smart, ed in quattro anni non ha trovato un € uno, da destinare al TdTerra. Per Franceschini – prosegue polemicamente Porcheddu – che oltre alla sua brillante persona e carriera politica, ripete stanche litanie di nuovi investimenti che non coprono neanche la metà dei tagli del Berlusca. Il suo MIBACT con la scusa di Cartesio (così irreale nell’Italia del tengo famiglia) ha talmente razionalizzato – i soldi sono pochi e li diamo a noi stessi; così tutti contenti- che poco più è la morte. Figurarsi se con tali distanze si preoccupa del TdTerra. Non certo per Velletri che è stata più generosa ed accogliente di ogni sua rappresentanza, e che aspetta… aspetta… ormai solo l’aspettazione. Intanto partecipa come può ad un’attività giornaliera, di laboratori, spazi aperti, prove, spettacoli. Sì qualche mese. Giugno? Forse Settembre. Naturalmente si ha fede nei miracoli! Sì per mancanza di lugagni! Che non sono quattrini ma qualche briciola della muraglia cinese. Comunque ci ritorneremo con più verve, e l’orizzonte più chiaro, appena leveranno i ponteggi, a cantieri e fondazioni ferme!

Per ora si consiglia di approfittare di qualche occasione come questa!

Questo ADAMO & EVA è teatro d’autore, nuova drammaturgia. Ma in fondo “ci parla del tema eternamente irrisolto della coppia. È il tema dei temi: in tutte le sue varianti, in tutte le sue fasi, in tutte le consequenziali aberrazioni, nelle possibilità e nei fallimenti. Il gioco è sempre quello, la partita senza esclusioni di colpi non finisce mai. …È questa la catarsi bieca del teatro? Aiutarci a tollerare con pazienza il rapporto di coppia? Non tutto si appiana, comunque, nemmeno in scena: la coppia scoppia, va da sé. Quanto regge una coppia oggi? Ormai si vogliono sposare solo i gay: per gli altri, le relazioni hanno la data di scadenza stampata minuscola sotto il giuramento di fedeltà eterna.” “Adamo e Eva, scritto e interpretato da Mauro Santopietro, in scena con Alessia Giangiuliani. Curioso invero è questo esperimento: diviso in sette quadri – quanti erano i giorni in cui Dio ha lavorato alla costruzione del mondo – sbatte in scena la coppia primigenia, e la segue tra salti temporali e linguistici. Li troviamo, i due, appesi a una specie di altalena fatta di corde che si sveleranno robuste, capaci di legare – a mo’ di pupi siciliani – addirittura di imprigionare. L’uomo e la donna scoprono in fretta – si avvia alla conclusione Porcheddu – la parola, la plasmano parlando, elaborano strategie verbali che sono identificazioni del mondo e dell’essere al mondo. Lasciano il giardino dell’Eden senza troppi rimpianti, magari con qualche perplessità, e si ritrovano a vivere. Ovvero a discutere, amare, combattere, sopraffarsi, distruggersi, e ricominciare.” “Questi Adamo e Eva sono intellettuali estremamente fisici, addirittura brutali, ma già stanchi, esausti. Nella schermaglia d’amore e di resistenza non si sa, alla fine, chi vincerà. Vince, forse, proprio la “coppia”, che sopravvive ancora uguale a se stessa dalla mela paradisiaca in poi. E la relazione, così vera, lontana da ogni immaginazione, è infangata di quella terra che è base, e fondamento simbolico della scenografia: un cerchio di terra scura, grassa, che si insinua ovunque, che plasma insindacabilmente ogni volo pindarico o poetico del testo. Là, su quella terra, ci è dato vivere e dunque amare. “Rendono con perizia tutte queste suggestioni i due interpreti. Tra archetipi e miti, tra luoghi comuni e pregiudizi, lui e lei si parlano addosso, senza tregue.” “…è bravissimo Mauro Santopietro – con quel suo guardare altrove, quell’aria tra il sorpreso e l’annoiato, capace però poi esplodere ferocemente – ed è bravissima Alessia Giangiuliani, attrice di razza, raffinata e concreta, che sa essere volubile e incisiva, algidamente affascinante. Nel continuo attacco-difesa dei due la schermaglia è un flusso verbale che si fa fisico, e alla fine se ne esce attoniti, amareggiati, consapevoli di qualche mezza verità: diciamocelo, in fondo la vita – si conclude così il pensiero di0Andrea Porcheddu – si affronta meglio in due, che non da soli.”

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