Addio Rio, finale un rammarico enorme

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Calvani e Andreassi
Il coach della Virtus Roma Basket Marco Calvani con Luca Andreassi
Calvani e Andreassi
Il coach della Virtus Roma Basket Marco Calvani con Luca Andreassi

L’ultima volta che l’Italbasket ha partecipato ad una Olimpiade ha vinto la medaglia d’argento, sconfitta in finale dall’Argentina di Hugo Sconochini (c’erano pure Scola, Ginobili, Nocioni, Delfino…). Era il 2004. Troppi 12 anni di attesa. Troppi per aspettare ancora. Lo sa Gigi Datome. E lo dice chiaramente qualche minuto prima dell’inizio di Italia Croazia: “Questo era l’obiettivo per il quale abbiamo lavorato. E siamo a quaranta minuti dal prendercelo. Dal prenderci le Olimpiadi di Rio.”  Sa bene il nostro capitano che Italia Croazia non sarà una passeggiata. Ci arriviamo con il peso di dover vincere a tutti i costi. Con il peso di essere favoriti. Con parecchi dei nostri che sul parquet camminano. Bogdanovic, Simon e Saric ci fanno più paura di quanto dovrebbero. Aza Petrovic fa di tutto per aumentare la tensione, anche sugli arbitri, parlando di ben 19 errori arbitrali che, nella partita del gironcino, avrebbero favorito gli azzurri a scapito dei suoi.

E la partita è lo specchio fedele di questo prepartita. I croati protestano su qualsiasi cosa. I nostri sono tesi e bloccati. L’attacco è tutt’altro che fluido. Reggiamo botta con la solita difesa che impedisce ai croati di scappare ma non di stare avanti. Il secondo quarto mostra qualche segnale di risveglio. Ma più di carattere che corale. Gigi Datome, da leader, prova a prendersi la squadra sulle spalle, Bargnani finalmente si sblocca, Belinelli ne mette qualcuna e riusciamo a limitare i danni contro una Croazia trascinata da uno strepitoso Bogdanovic da 19 punti all’intervallo. Intervallo a cui giungiamo sotto di 5. E per come si è svolta la partita è quasi un successo. Ma la testa non funziona e la palla non gira. E’ ferma e sembra un macigno.

Negli spogliatoi non credo che coach Messina abbia parlato di tattica, schemi e soluzioni di attacco. Credo abbia fatto lo psicologo ad un gruppo che come d’incanto si ritrova al rientro sul parquet. Lo fa nel nome del suo talento più puro, nel nome di Danilo Gallinari che firma un parziale di 8 a 0 che rimette i nostri davanti. Ma la Croazia non è una squadra di bevitori di tequila come il Messico affrontato in semifinale. E da squadra (con talento) risponde. Ti aspetti Bogdanovic ed invece esce Simon che con una raffica di triple riporta la Croazia davanti. A questa Italia mancano gambe e fluidità. Ma non gli attributi. La tripla monstre di capitan Datome, fuori dagli schemi, è un messaggio preciso. Noi questa partita in un modo o nell’altro vogliamo vincerla. Non deve pensarla così Saric che con una strepitosa doppia doppia fa scappare la Croazia a più 8 a metà ultimo quarto. Sembra finita. Ma questa Italia non muore mai. Gallo e l’uomo di San Giovanni in Persiceto ci riportano a contatto. Ma è Melli a segnare il canestro forse più importante della sua carriera che impatta e porta gli azzurri al supplementare. Gallo e Datome resteranno seduti in panchina per raggiunto numero di falli. Il Mago ci rimane per scelta (disastrosa la sua partita e non solo per il fallo tecnico). Nell’overtime croati subito avanti di 5. Reggiamo con una bomba incredibile di Aradori. I giocatori in campo sono stremati. Partita epica. Da parte di entrambe le squadre. La chiude di fatto Bogdanovic con una tripla a 60 secondi dalla fine. Non la riapre Gentile che sbaglia un semplice appoggio a canestro. E ribadisce l’errore con una palla persa dopo due errori dalla lunetta dei croati. Gentile, un giocatore dalle grandi potenzialità ma ancora lontano lontanissimo dall’essere quel campione che invece lui pensa di essere. La Croazia va a Rio. Ha meritato la Croazia su una brutta Italia che paga tanti errori. Ma soprattutto ha dimostrato una maggiore forza mentale, ha giocato la partita che voleva, ha coperto di falli le nostre punte. Ma abbiamo perso una grande occasione. Eravamo più forti. Siamo più forti. Ma le Olimpiadi le guarderemo in TV.

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