Adriano Piccioni parla della musica degli Work in Progress

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Ciampino
Ciampino - Piazza della Pace
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Ciampino – Piazza della Pace

La Folgarella, una periferia come tante, con le problematiche comuni a tante altre, della quale si sente parlare solo per le sue strade dissestate, per i suoi due parchi che ci raccontano del triste abbandono a cui sono stati condannati, ma che, nonostante la sua scarsa illuminazione, ha la sua stella, un astro della musica che, malgrado le sue conoscenze artistiche e le sue esibizioni con musicisti importanti, mantiene la sua semplicità.

La prima volta che si ascolta dalla sua band “Work in Progress”, le note dei mitici anni 80 i ricordi più belli dell’adolescenza riaffiorano: erano gli anni in cui si aspettavano con ansia le feste di compleanno per fare il gioco della bottiglia, quando il Charro rappresentava uno status symbol, quando si giocava con il “game boy”, quando esisteva solo il telefono della sip e la cabina telefonica era il cellulare di adesso.

Gli anni in cui i rapporti erano diretti, dove non ci si trincerava dietro a messaggi, chat, social network, dove ci si riuniva in comitiva e si passavano le ore su un muretto.

Di quel periodo è rimasto ben poco ma la band non ha reciso il cordone ombelicale, in termini puramente artistici, con quegli anni, ed è per questo che abbiamo voluto incontrare il chitarrista della band Adriano Piccioni al quale abbiamo fatto alcune domande.

Presentaci la tua band

“I miei compagni di questa splendida avventura sono: Gabriele Cipollini, al basso, che ha iniziato come autodidatta, e per il suo spiccato orecchio musicale e la sua smisurata passione ha iniziato prestissimo a suonare in diverse band; Dario Principia, il cui primo approccio con la tastiera inizia a soli 9 anni e nonostante abbia dovuto per motivi personali, interrompere gli studi più volte, nel 2002 ha ripreso il suo cammino musicale, come una corsa senza fine; Francesco Calogiuri alla batteria, che all’età di otto anni maturò il gusto per le grandi orchestre moderne e dopo diverse esperienze come percussionista, iniziò ad approfondire lo studio della batteria che da allora non ha più abbandonato”.

Ora raccontaci un po’ del tuo percorso artistico

“Ho avvicinato il mondo della musica all’età di 10 anni. Ero quindicenne quando ho affrontato le mie prime esibizioni artistiche e le corde della mia chitarra riproducevano i suoni di un repertorio misto da Santana ai Beatles al Pop Rock internazionale culminando con un periodo intenso rappresentato dai Pooh”.

Secondo te raggiungere un proprio stile e identità quanto è importante per un musicista?

“E’ l’essenza e ciò che fa la differenza. Un bravo musicista non si vede solo dalla tecnica ma anche dalla sua capacità di dominare il palco, di riuscire a far vibrare le corde del pubblico che lo sta ascoltando. Fondamentale è rimanere fedeli all’acustica del brano, non sempre si può improvvisare”.

Quali sono i vostri punti di riferimento artistici?

“Lucio Dalla, che mi ha trasmesso la passione per la chitarra, Pino Daniele i New Trolls, De Gregori, i Duran Duran, Peter Gabriel, i Depeche Mode”.

Cosa rappresenta per voi la musica e cosa provate quando cantate?

“Sembra banale ammetterlo ma per noi è vita, quando ci esibiamo è come sentirsi a casa, è la massima espressione della nostra personalità”.

Quanto conta per voi il testo di una canzone rispetto alla musica?

“Tendiamo a prediligere la musica attribuendo al testo una importanza secondaria tranne per alcuni artisti, come Dalla, dove la musica e testo sono indissolubilmente collegati”.

Tra gli anni 70/80 e oggi cosa è cambiato?

“La musica è peggiorata, aleggia la mediocrità più assoluta perché manca progettualità, perché in passato l’album era concepito come un racconto diviso in capitoli con un unico filo conduttore. Ora si tende ad individuare il brano tormentone, non c’è continuità, cultura del sacrificio, regna un implacabile impoverimento dello spessore artistico necessario per fare la storia della musica”.

Ed ora chiediamo ad Adriano Piccioni quali esperienze e partecipazioni ricorda con soddisfazione:

“Tutte hanno il loro fascino, entrano a far parte dei miei ricordi più belli in termini musicali ma non potrò mai dimenticare la volta in cui ho suonato con Jenny Marotta o quella in cui Mike Stern, dopo una sua esibizione al Big Mama, mi interpellò per chiedermi un giudizio.

La mia è una passione che è entrata a gamba tesa nella mia vita, che consta di sacrifici continui, che priva la mia famiglia della mia presenza ma ringrazio mia moglie Patrizia della sua pazienza e condivisione”.

“Senza musica la vita sarebbe un errore” “(Friedrich Nietzsche), non commettiamo lo sbaglio di assistere ad una delle loro esibizioni.rimaniamo sintonizzati sulla musica dei “Work in Progress.

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