Ai Mercati di Traiano la mostra Civis civitas civilitas

Ai Mercati di Traiano, Roma antica modello di città con la mostra “Civis civitas civilitas” che rievoca il passato per spiegare il vero concetto di “inclusione”

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Civis civitas civilitas

Più di ogni altra cosa, la mostra “Civis civitas civilitas. Roma antica modello di città” è un’appassionata dedica alla Capitale, cittadinanza e civiltà nel mondo antico.
Roma è stato un modello di comunità moderna e multiculturale, più che ai giorni nostri: la relazione fra cittadini che condividevano Foro, santuari, strade, leggi e diritti, ritualità e contratti d’affari, era più stretta di quella fra individui che condividono la stirpe e la lingua.
Qui, minuziosi plastici di architetture (dal Museo della Civiltà romana dell’Eur) che rievocano, oltre a mete vicine, luoghi esotici, fin dove l’Impero si spinse, vengono enfatizzati dai Mercati di Traiano, che li accolgono in maniera davvero ideale (inutile sottolineare che una location tanto suggestiva è in sé un valore aggiunto e che riuscirebbe a valorizzare qualsiasi cosa).  L’evento rappresenta la Capitale come espressione di civiltà e i plastici in gesso, opera di Italo Gismondi (che, nel 1937, li propose per la Mostra Augustea della Romanità), oggi restaurati, documentano il carattere urbano della cultura classica, la condivisione di spazi, di edifici e di leggi. Si tratta di un progetto espositivo che consente ai visitatori di addentrarsi negli edifici dell’Impero, sviluppando sette macrotemi, rappresentati da quei modelli che raffigurano, in parte, com’erano i monumenti negli anni Trenta del Novecento, e in parte, le loro ricostruzioni. Così, al valore scientifico si aggiunge quello documentario, per monumenti trasformati o scomparsi, dopo la Grande Guerra.
Spazi pubblici; acqua nel decoro della città; spettacolo; trionfo, onore e passaggio; commercio; memoria individuale, familiare e dello Stato; infrastrutture: ovvero, fori, curie e templi; fontane e terme; sepolcri e monumenti; archi trionfali e onorari, porte; teatri e anfiteatri; mercati; ponti, acquedotti, cisterne. L’evento, per ora, è costituita da 58 plastici e sei calchi di sculture di personaggi famosi del mondo classico, disposti nella Grande Aula e sui matronei del Museo dei Fori Imperiali. Ma ha carattere dinamico, visto che, durante il 2020, saranno inaugurate altre sezioni, lungo il percorso esterno dei Mercati di Traiano.
In apertura, per proporzioni e accuratezza, spiccano: il Foro di Augusto, il Foro di Pompei con gli edifici annessi; ma pure il teatro di Sabratha in Libia e le Terme di Treviri in Germania. La narrazione dei luoghi è affidata ai testi antichi e alle voci narranti di noti autori: particolarmente interessante quella delle terme descritte in una lettera a un amico da Seneca. E se è vero che, all’epoca “… I valori che danno il senso della comunità e dell’appartenenza si rigenerano attraverso la riproposizione di certe tipologie edilizie destinate alle funzioni pubbliche, all’esaltazione dei meriti individuali e alla perpetuazione della memoria familiare…”, è vero anche che sono proprio queste tipologie monumentali a costituire il segno, “l’impronta” lasciata dal passaggio dell’identità romana. Sono perciò i luoghi e le attività esercitate a creare una comunità: è questa la Roma che si è estesa dal vallo di Adriano in Britannia alla prima cateratta del Nilo, dalle coste atlantiche all’Eufrate.
I territori conquistati dagli eserciti venivano subito inquadrati in un ordinamento giuridico che ne permetteva la gestione e che si esprimeva attraverso lo status delle città: colonie romane o latine e municipi. I centri urbani assumevano la classica fisionomia regolare centrata sull’incrocio di assi principali con il Foro al centro, ma anche gli insediamenti già esistenti avviavano immediatamente un processo di rinnovamento urbano, adottando le tipologie architettoniche della Civitas. Il Capitolium dominava la piazza del Foro circondata da portici, alle cui spalle si distribuiscono gli edifici destinati alle principali funzioni pubbliche: la basilica per la giustizia; la Curia per il Senato e le riunioni del Consiglio cittadino, il mercato per le merci. La città inserita in una rete stradale con ponti e viadotti la collega alla campagna, suddivisa in agri centuriati, e con le altre città. A questi edifici, si affiancheranno, nel tempo, quelli per lo spettacolo, altro grande strumento di aggregazione e coesione. La Civitas si riconosce nei suoi spazi e si cinge di mura. La porta urbana, passaggio nel circuito murario, assume un ruolo determinante: la sua monumentalizzazione qualifica la Civitas e spesso celebra in forme trionfali il donatore. La memoria di eventi grandiosi è affidata ad edifici dedicati dai trionfatori e costruiti con i bottini di guerra. Colonne prima e l’arco, poi, vengono riproposte ovunque a celebrare i personaggi di massima importanza, e in primis, l’imperatore. Senza dimenticare i segni della memoria per i defunti: il sepolcro è un vero e proprio monumentum. Nelle città romane la qualità della vita è altissima e il benessere della popolazione è garantito da acqua corrente; terme pubbliche e fontane; strade, ponti e porti. Civis, dunque, non è il semplice cittadino: è chi condivide un legame nel godimento e nella fruizione dei “diritti politici”, opponendosi alle diverse tipologie di stranieri. La civilitas viene dalla socializzazione politica degli uomini e, nel tempo, ha assunto anche il significato di “conquista culturale”, tra l’ordine e la barbarie.
Tante le iniziative previste ad accompagnare la mostra che chiuderà i battenti il 6 settembre 2020.

Info: www.mercatiditraiano.it; www.museiincomune.it

 

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