Al Maxxi, Gastel e i suoi ritratti dell’anima

Appena possibile, con la mostra “The people I like”, nel museo d’arte contemporanea della Capitale si tornerà a respirare aria di celebrità

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Al Maxxi, Gastel e i suoi ritratti dell’anima

Appena possibile, con la mostra “The people I like”, nel museo d’arte contemporanea della Capitale si tornerà a respirare aria di celebrità

Al Maxxi, Gastel e i suoi “ritratti dell’anima”

È strano immaginare che anche gli scatti di Giovanni Gastel al MAXXI-extra stiano aspettando che i nuovi decreti in materia di sicurezza anti COVID-19 li riportino al grande pubblico. Non che le altre opere, in altri musei, non stiano aspettando la stessa cosa. Ma, come dire: una foto coglie un attimo e, in quell’attimo specifico ha vita. Foss’anche solo quello in cui incontra lo sguardo dello spettatore: non è come un quadro, o una statua, che hanno vita propria – e a prescindere – da chi vi si imbatte.  “The people I like”, dall’archivio di Giovanni Gastel, è stata prorogata fino a domenica 3 gennaio 2021. La mostra celebra i vip da diversi settori: davanti all’obiettivo del fotografo milanese sfilano politica e cinema; sport e teatro, passando per la moda e il jet-set internazionale. In prima assoluta, il MAXXI porta in scena oltre 200 “ritratti dell’anima”, le persone che hanno colpito di più l’autore nell’arco di oltre 40 anni di carriera. E la cosa che più fa riflettere è proprio la loro sobrietà: questi visi, più o meno seducenti, non hanno nulla di scontato e svelano quanto ci sia di nascosto dietro, senza filtri ingannevoli, senza stereotipi da bellezza artificiale. Gastel registra oltre il visibile: la sua inedita galleria è in un labirinto di pose e sogni di un collettivo che fa parte del “mondo dell’arcobaleno”.  Inoltre, in questo modo, egli consacra il “ritratto”, elevandolo a opera dal valore artistico, restituendo valore al soggetto. Fotografare è una necessità, non un lavoro. È rendere eterno un ‘incontro’ tra due anime”, ha spiegato. Cioè, fotografare significa ricordare: ricordare modelle, attrici, artisti, cantanti, musicisti, politici, giornalisti e designer. Un caleidoscopio di volti che hanno il tratto comune del bianco e nero, eccetto qualcuno, per il quale il colore gioca un ruolo diverso: lo contestualizza in quel che più gli è consono (Accorsi “a cavallo” in teatro; Bolle fra le poltrone della Scala, per esempio). A cura di Uberto Frigerio, l’esposizione non ha un ordine o un’appartenenza precisa, ma l’allestimento dello studio Lissoni riesce a realizzare un percorso uniforme, creando una sorta di centro urbano immaginario suddiviso in quinte (su ciascuna parete, un gruppo di scatti con una voce comune), in cui i personaggi si ritrovano ognuno affacciato alla sua finestra ma, collettivamente, tutti nella chiostrina dell’evento.

Info: www.maxxi.art

 

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