Al Museo di Anzio mostra dei reperti archeologici recuperati dai Carabinieri

La mostra è aperta da questa mattina mentre il Comune di Anzio ha intitolato una sala del Museo al Gen. Roberto Conforti che ha guidato il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

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Mostra straordinaria del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale al Museo Civico Archeologico di Anzio

Anfore, piatti, crateri e altri tipi di vasi, in gran parte decorati a figure rosse, con scene articolate e motivi vegetali di varia provenienza geografica, sono esposti da questa mattina presso il museo civico Archeologico di Anzio. Questa bellissima mostra è stata allestita grazie allo straordinario lavoro dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

In mostra viene presentata una selezione dei 5.361 reperti archeologici, il cui valore ammonta ad oltre 50 milioni di euro, provenienti da scavi clandestini rimpatriati tra il 1999 per ed il 2014 da Ginevra e da Basilea (Svizzera), grazie all’Operazione Teseo, la più grande operazione di recupero mai avvenuta, che prende il nome da una splendida anfora corinzia del VI secolo a.C. decorata con il mito di Teseo, un capolavoro trafugato con tutta probabilità da una necropoli etrusca. Dopo il recupero del famoso vaso di Assteas, raffigurante il mito di Europa, acquisito illecitamente da un noto museo americano, i Carabinieri del Comando TPC, hanno scoperto una rete criminale gestita da un trafficante di origini siciliane che operava in Svizzera. In questo paese i manufatti, realizzati tra i VIII sec. a.C. ed il III d.C., provenienti da scavi clandestini operati da aree archeologiche della Magna Grecia, della Campania, dell’Etruria e del Lazio venivano commercializzati in tutto il mondo. A seguito della richiesta di assistenza giudiziaria internazionale promossa dal Dr. Paolo Giorgio Ferri, un magistrato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma e i Carabinieri del Comando TPC sono riusciti a recuperare, oltre ad una gran quantità di reperti archeologici, numerosi faldoni contenenti appunti, bolle di trasporto, fotografie eseguite prima e dopo il restauro, proposte di vendita, prezzi e false perizie: documenti preziosi per le successive attività investigativa tra le quali è seguita l’operazione “Andromeda”. L’operazione ha permesso il rimpatrio di 337 ulteriori eccezionali manufatti archeologici presentati alla stampa nel 2010 nella splendida cornice del Colosseo. Con la collaborazione della Magistratura e della Polizia giudiziaria Svizzera, i Carabinieri del Comando TPC hanno interrotto i traffici illeciti di un commercialista di origini tedesche. In una stanza blindata di una villa di Basilea sono stati trovati centinaia di documenti che hanno permesso la scoperta di un rilevante traffico di beni archeologici provenienti dall’Italia, molti dei quali immagazzinati in locali del porto franco di Ginevra. In questo luogo, una successiva perquisizione, nel dicembre 2008, ha permesso di individuare 2000 beni d’arte provenienti da aree italiane posti in commercio da un commerciante giapponese domiciliato in Inghilterra, nello stesso luogo dove nel 1995 i Carabinieri condotti dal Generale Roberto Conforti, avevano scoperto i depositi segreti del principale trafficante internazionale di archeologia, aprendo la stagione così detta dei grandi recuperi archeologici che hanno consentito le restituzioni all’Italia di numerosi capolavori da parte di musei di tutto il mondo e celebrati, nel Palazzo del Quirinale, con la grande mostra Nostoi del 2007. L’amministrazione Comunale di Anzio in questa occasione ha intitolato una Sala del Museo Civico Archeologico proprio in ricordo del Comandante, il Generale Roberto Conforti, che ha diretto il corpo altamente specializzato del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, distinguendosi proprio per il contrasto ai reati avversi il patrimonio. A curare come sempre i dettagli dell’esposizione il Brigadiere Capo Nello Celentano, noto alle cronache per avere scoperto nel 2009 nell’area del poligono militare di Nettuno, un guerriero preistorico in perfetto stato di conservazione.

Il guerriero chiamato “Nello” come il carabiniere che l’ha ritrovato è del III millennio a. C. Alto 1 metro e 70 centimetri è stato rinvenuto in una tomba a fossa insieme al suo corredo funerario formato da due pugnali con lama in selce di undici e quattordici centimetri, una punta di freccia di selce e sei vasi in ceramica tutti integri.

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