Al Teatro Civico di Rocca di Papa in scena Real Madrid – Roma

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Paolo Triestino
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Paolo Triestino

Meta Magazine ha incontrato ed intervistato Paolo Triestino, protagonista dello spettacolo teatrale “Real Madrid – Roma” che andrà in scena al Teatro Civico di Rocca di Papa il 24 e 25 Ottobre.

Real Madrid-Roma a teatro, di che si tratta?

“Per uno strano caso di fatalità Real Madrid–Roma si sono incontrate tre volte nell’arco di quattro anni e la prima volta in epoca recente di uno scontro diretto tra le due, di cui la Roma è la più grande potenza calcistica mondiale e la più bella città del mondo, avvenne proprio l’11 settembre del 2001. Immagina che atmosfera si respirava quella sera allo stadio Olimpico, con il naso all’insù a scrutare le lucine rosse nel cielo (come dico nello spettacolo). Si andò allo stadio con la consapevolezza di poter vivere un’ecatombe, l’atmosfera era surreale e tutti avevamo paura, si fece finta di giocare come se davvero quella fosse una partita di calcio”.

Lo spettacolo Real Madrid-Roma racconta con la grazia, l’ironia e la possanza della scrittura di Giuseppe Manfridi l’epopea di questi quattro incontri, la piccola storia del nostro incontro con la grandezza e la grande storia che appunto attraversa questi anni.

E’ un racconto emozionato, divertente, commovente e coinvolgente che riesce a tirare dentro a chi non è appassionato di calcio.

Cosa ti emoziona di più nell’ambito del teatro e del calcio?

“Amo profondamente emozionarmi con il calcio e con il teatro proprio perché mi riportano           entrambi alla parte più pura di me cioè al mio essere bambino, quando potevo piangere per un goal preso e quando andando a teatro sognavo che un giorno sarei salito su quel palco”.

Questo spettacolo racconta il cambiamento del mondo attraverso il calcio, secondo te qual’ è stato il vero grande cambiamento dall’ 11 settembre 2001 ad oggi?

“Il vero cambiamento è che siamo diventati tutti vulnerabili, ormai non esiste più un nemico lontano, ovunque e comunque siamo raggiungibili, siamo colpibili e siamo tutti un bersaglio possibile. Se si pensa a questo è terribile, è una sensazione che ti può sfiancare e ti può far abbandonare la vita, al contrario non bisogna arrendersi a questo ed è necessario agire come se ciò non fosse vero”.

Dove ti trovavi e cosa hai provato nell’apprendere la tragica notizia?

“L’11 settembre del 2001 verso le tre del pomeriggio ero a girare una serie televisiva con Massimo Dapporto che si chiamava Il Commissario, ci trovavamo in una specie di pub in zona Prenestina, c’era un grande schermo che ad un certo punto venne acceso e si sentiva esortare ad alta voce: «Guardate, guardate!». E’ così che vidi in diretta il sopraggiungere del secondo aereo dirottato, eravamo tutti increduli…Ero vestito da poliziotto, pensa che cosa strana!”.

E la Roma del 2001 è cambiata rispetto ad oggi?

“E’ peggiorata, nel 2001 avevamo dieci campioni su undici, è certamente peggiorata!”.

Qual’ è la partita più importante che hai vinto o che vorresti vincere nella tua vita?

“La partita della vita a cui tengo di più è il rapporto con i miei figli e questo è dovuto alla mia infanzia, da bambino ho avuto tanti problemi e li ho un pò tutt’ora anche se sono quasi sessantenne, ho la fortuna di avere i genitori ancora vivi ma con loro ho sempre avuto un rapporto di nessuna confidenza, soprattutto con papà. Oggi invece quando mia figlia di 26 anni mi comunica i suoi dubbi, le sue perplessità e le cose più intime, come fa anche mio figlio, mi commuovo perché era quello che più desideravo”.

Tanti film con Verdone, mi racconti un aneddoto che vi riguarda?

“Carlo è un compagno di lavoro straordinario, un ottimo direttore d’attori che ti fa davvero sentire a tuo agio davanti alla macchina da presa.

Una mattina a Terracina eravamo a girare Gallo Cedrone, sveglia alle 6.30, mi guarda e mi fa: «Paolo ma te hai dormito?» ed io rispondo «Si Carlo, ho fatto una bella dormita!»

Così cominciò a raccontarmi la sua notte che consisteva in un Tavor alle 11 di sera, uno Xanax alle 2 di notte e alle 5 un altro tranquillante che finalmente lo fece addormentare per una mezz’ora.

La scena di lui che va nelle case, nelle farmacie…(Sorride)

In realtà lui si prende in giro, è un grande appassionato di medicina, si stava per laureare ed ancora oggi molta gente lo chiama per chiedergli consigli sulle medicine da prendere, pensa un po’!”.

Spiegheresti ai più giovani perché è bello andare a teatro?

“E’ bello andare a teatro perché è irripetibile, è una serata magica, unica, dipende da come stanno gli attori, dipende da come è lo spettatore…Bisogna scegliere bene gli spettacoli perché un brutto spettacolo è come un amico che ti tradisce, non è come un film, uno spettacolo brutto fa veramente tanti danni, è quello che rimane sul palco e non entra nel cuore, nella testa e nella pelle degli spettatori. Se manca questa empatia ed è auto referenziato il teatro è brutto e non arriverà mai al cuore.

A 15 anni ebbi la fortuna di vedere al teatro Argentina La Tempesta di Strehler che mi fece innamorare del teatro, non mi dimenticherò mai di quell’esperienza. Invece negli ultimi tempi c’è una specie di kultura con la kappa che ha punito soprattutto il pubblico giovane ed intere generazioni di spettatori a cui è stato bruciato il teatro, ahimè, per sempre”.

 

Prossimi spettacoli?

“Ora sono in prova con uno spettacolo che debutterà a metà novembre, a Roma sarà al teatro Cometa Off dal 17, il titolo è Eppur mi son scordato di me citazione rivisitata di Lucio Battisti, scritto da Gianni Clementi. E’ un monologo interpretato e diretto da me in cui si racconta la piccola storia di un uomo che si è scordato di sé e dei suoi entusiasmi.

Ad oggi ho 56 anni, se incontrassi il me diciottenne cosa accadrebbe? Questo si riconoscerebbe con il me attuale? Si infurierebbe? Quanto noi abbiamo tradito i nostri sogni?

Io nella mia vita ho cercato di non tradirli mai anche se qualche compromesso purtroppo l’ho accettato. Trovo che sia un tema interessantissimo interamente accompagnato dalla musica di Lucio Battisti in cui si raccontano molte cose accadute negli anni della sua vita artistica, dall’omicidio di Kennedy alla morte di Ayrton Senna, è davvero un testo meraviglioso ed io non vedo l’ora di andare in scena”.

 

Per concludere mi dici cos’è l’arte?

“L’arte è la cosa che arriverà all’anima, credo non ci sia altro modo di esprimere questo concetto. Un tramonto è arte, un bimbo che sorride è arte”.

 

Grazie a Paolo Triestino che con simpatia e sensibilità ha risposto alle nostre domande.

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