Albi, figurine e figuracce a Frascati

Claudio Comandini parla della discussa proposta di un albo degli amministratori che comprenda sindaci, assessori e consiglieri comunali di Frascati

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Claudio Comandini pop

A Frascati ha fatto discutere la proposta di un albo degli amministratori che comprenda sindaci, assessori e consiglieri comunali, «dall’attuale amministrazione comunale a ritroso fino a dove sarà possibile reperire documentazione». La proposta, protocollata l’8 maggio dal consigliere di opposizione-o-anche-no Giuseppe Privitera e quello di maggioranza-ma-non-troppo Marco Lonzi è sembrata ad alcuni commentatori analoga a quella della realizzazione di un album di figurine.

Una raccolta di figurine vera e propria potrebbe però essere realizzata in maniera particolarmente puntuale sotto campagna elettorale, presentando le foto dei candidati e una loro breve scheda, in modo da renderli maggiormente familiari agli elettori e magari permettere competizioni più avvincenti. La vendita delle figurine sarebbe inoltre in grado di finanziare dibattiti e confronti ben condotti e adeguatamente argomentati, e altre iniziative di carattere pubblico.

Poter collocare ogni figurina in uno spazio rigidamente predisposto potrebbe anche aiutare a capire diversi cambi di schieramento, se per il loro verificarsi ci sono ragioni e scopi effettivi oppure se rappresentano soltanto manifestazioni di squilibrio. Ovviamente, dico questo solo per ridere: è noto che per avere importanza ai piani alti di certi ambienti non bisogna mai dire niente di utile o di interessante. L’imperativo sembra essere rimasto ancora appeso all’antica astuzia da faccendieri di non esporsi e quindi di adagiarsi sulle linee di minor attrito: piuttosto, è opportuno limitarsi a salutare tutti quelli che passano pure se non li conosci affatto. Ad ogni modo, visto che nel Paese siamo sempre in campagna elettorale e però al contempo le elezioni non decidono nulla, queste figurine avrebbero una propria dignità, esemplare a livello nazionale.

Fuori dallo scherzo, occorre riconoscere che la frammentazione politica e culturale è enorme, inconcepibile in una città che, pur facendo le funzioni di centro di un territorio piuttosto vasto che comprende Roma Sud e gli altri Castelli, risulta priva di un’autentica direzione, ridotto all’ignavia tanto dei rapporti storici con l’Urbe quanto delle attuali esigenze dell’area metropolitana; inoltre, se non manca fermento, questo è suo malgrado ridotto all’underground o più propriamente alla cantina, o anche al pub.

Di tale situazione le amministrazioni hanno indubbiamente la loro parte di responsabilità, ma anche quanto dipendeva dai privati e dalle realtà di base è stato spesso in gran parte inesistente o distruttivo. Così, nonostante gli enormi potenziali artistici e culturali, il dilettantismo presuntuoso e la partecipazione interessata sembrano prevalere ad ogni livello, laddove il contesto politico è riuscito a promuovere a protagonista ogni somaro con due voti sulla gobba, permettendo quindi, come comunque è accaduto ovunque, che la cosiddetta cultura venisse manipolata a fini di consenso e che il consenso diventasse una specie di cultura fine a se stessa. A tutto ciò, qui come altrove, si è saputo opporre soltanto lamentele sterili, continuando a votare per un cugino in una lista e un cugino in quella contrapposta, come se si stesse costretti a vita alla tavolata di Natale a sorridersi beoti e odiarsi di nascosto.

In tale situazione, il trasformismo sembra quasi risorsa geniale, al punto che, se per davvero gli amministratori giocassero a calcetto, più di qualcuno tirerebbe pallonate nella rete dei suoi, sempre ammesso che riesca a distinguerli. Così, sarebbe meglio per tanti smettere di giocare alla politica e darsi a qualcosa più alla loro portata, tipo palla avvelenata.

Ad ogni modo, organizzare in modo critico le informazioni sulla storia amministrativa potrebbe essere realmente utile laddove si evidenzi chi ha fatto bene, chi ha fatto danni e pure chi non ha mai fatto un emerito cazzo. Tale soluzione, in un paese dove la clientela è dogma, potrebbe risultare piuttosto impopolare, eppure non serve essere sempre popolari a tutti i costi: il coraggio di denunciare quanto non va è tra le attitudini minime di cui si ha bisogno per cominciare a far funzionare davvero le cose.

E visto lo stato pietoso di una città dove non sai nemmeno dove parcheggiare la macchina o gettare i rifiuti, dove il commercio vive ormai di stenti e sembra buona piazza per chiedere elemosine, dove i conti non tornano mai e non si sa dove vanno, dove i consigli comunali possono subire rimandi all’ultimo momento e spesso non vengono forniti i documenti alle opposizioni, dove giornalisti per caso pronunciano parole a casaccio, dove luoghi di interesse storico, culturale e turistico subiscono il trattamento di prati da pascolo, dove ratti e cinghiali circolano nei pressi del centro come se fosse normale, dove il ritardo delle infrastrutture riesce ad essere in ritardo anche nella ritardatissima Italia, una pubblicazione del genere, ovviamente redatta con fini non agiografici, potrebbe assolvere alla necessaria funzione di aiutare a comprendere chi, nell’elevato numero di amministratori o pseudo tali sempre intenti a celebrarsi, abbia effettiva responsabilità delle decisioni che gravano sulla collettività, quantomeno laddove queste siano state prese e non abbia vinto soltanto l’inerzia.

Ciò potrebbe creare una cultura amministrativa che ancora manca, e così permettere di sfoltire le schiere del campionato della politica. Sarebbe ora: con meno figurine si fa prima a completare l’album, e si ragiona meglio.

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