Alessia Centioni, europeista, femminista e mamma a Bruxelles

Alessia Centioni candidata al Parlamento Europeo nella lista del Partito Democratico Siamo Europei e fondatrice di European Woman Alliance

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Alessia Centioni

Radici ai Castelli Romani, precisamente a Grottaferrata, dove ad oggi la famiglia lavora nel settore della ristorazione, Alessia Centioni è candidata nella lista del Partito Democratico Siamo Europei, alle elezioni continentali del prossimo 26 Maggio, nel collegio Italia centrale, comprendente Lazio, Toscana, Umbria e Marche.

Mamma di una bimba di 3 anni ed in attesa del secondo figlio che nascerà proprio a fine Maggio, la 33enne Centioni lavora da 10 anni a Bruxelles, nell’ambito delle istituzioni parlamentari europee, con particolare riferimento ai dossier sul mercato interno, il commercio internazionale, gli appalti pubblici, la tutela dei consumatori, la politica estera e di difesa. Attivista nella promozione dei diritti e della parità di genere, ha fondato European Women Alliance, un’associazione di donne europee che tra le sue attività ha promosso lo Women’s European Council, il pre-summit permanente delle donne che anticipa il Consiglio europeo per influenzare i capi di stato e di governo ad adottare politiche pubbliche che favoriscano le pari opportunità e la giustizia sociale.

“Con una laurea in Scienze Politiche in tasca ho deciso di cercare nuove opportunità di lavoro all’estero, così come tanti miei coetanei, trasferendomi a Bruxelles, dove ho conseguito un Master in Studi europei presso l’Université Libre de Bruxelles. Grazie a questo ed a tanti sacrifici fatti di lavori saltuari ho avviato il mio percorso professionale come assistente parlamentare”.

L’opinione pubblica italiana usa definire le istituzioni europee come ambienti poco trasparenti, in cui gli interessi di pochi potenti lavorano contro l’interesse popolare: è vero?

“Questo tipo di narrazione, promossa dai nazionalisti e dai sovranisti europei , non corrisponde alla verità. Infatti l’Europa vive le sue maggiori criticità laddove le responsabilità sono degli Stati e non dell’Unione in quanto tale”.

Sei schierata tra gli europeisti ma la tua militanza politica si è nutrita anche dalle influenze del movimento no global: non ti pare una contraddizione?

“Assolutamente no: perché solo un’Europa unita e forte può essere uno strumento di regolazione della globalizzazione verso la riduzione delle diseguaglianze e le ingiustizie che i fenomeni globali producono”.

Ma come l’Italia dovrebbe stare in Europa?

“Sentiamo dire che occorre battere i pugni sul tavolo, ma la mia esperienza nei luoghi dove si formano le leggi europee ci dice che questo è un metodo controproducente. Servono competenze e capacità di mediazione, diplomazia e strategie chiare su obiettivi chiari per arrivare alla meta che politicamente ci si prefigge. Abbaiare alla luna, così come si sta caratterizzando il nostro governo non fa altro che isolarci e tenerci fuori dalle decisioni che contano e che incidono sulle nostre vite”.

Sei impegnata sui temi delle politiche di genere: ci sono battaglie in cui intenderai impegnarti se eletta?

“Certamente la questione del gap salariale tra uomini e donne è una priorità da affrontare. Stipendi eguali per manzioni eguali deve essere l’obiettivo da raggiungere in tutti i paesi europei, così come un salario minimo, su cui già si sta lavorando, sarebbe una misura in grado di assottigliare le diseguaglianze cresciute a dismisura negli anni della crisi”.

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