Alex Zanardi, l’Italia per cui pregare

Angelo Pugliese "Alex Zanardi, rappresenta quell’Italia per cui pregare stanotte, sperare in un miracolo, sia se si è credenti o atei".

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Alex Zanardi

Nel momento in cui si sto scrivendo questo articolo, l’intervento chirurgico alla testa a cui è stato sottoposto  Alex Zanardi, dopo l’incidente con la handbike avvenuto nei pressi di Pienza, è terminato. Il bollettino medico post-operazione è assai negativo: condizioni gravissime.

E’ una pessima notizia. E’ una pessima sensazione. Perché sembra che la forza vitale del grande Zanardi, sopravvissuta al drammatico incidente del 2001, in cui perse entrambe le gambe, durante una gara automobilistica, sia stata messa duramente alla prova dal Fato, dal destino.

Sembra davvero di essere in una situazione a metà strada tra un romanzo di Philip  K Dick e uno di Stephen King, in cui i “guardiani del tempo” si inseriscono per rettificare nuovamente la linea temporale degli eventi.

E ovviamente questa rettifica non è mai positiva e ben compresa.

Alex Zanardi, rappresenta quell’Italia per cui pregare stanotte, sperare in un miracolo, sia se si è credenti o atei.

La forza di volontà, l’impegno per “rompere il soffitto di cristallo” che divide il mondo della diversabilità da quello dei normodotati nel nostro Paese aveva e ha un nome e  un cognome: Alex Zanardi.

L’Ottimismo,quello vero, quello non imbelle e demenziale di cui a volte sentiamo parlare ad ogni nuova grande Crisi, aveva nella figura del pilota emiliano, poi diventato campione paralimpico, la sua effettiva incarnazione.

Zanardi, in questi 19 anni mi ha ricordato molto la figura di Franklin Delano Roosevelt, Presidente degli Usa dal 1933 al 1945. Come Zanardi, Roosevelt soffriva di un grave handicap che di fatto lo avrebbe costretto a stare su una sedia a rotelle, ma come Zanardi non ha mai considerato questo handicap come un limite ma come uno sprono per superare se stesso e le sue ambizioni per arrivare alla Casa Bianca e poi per salvare gli Stati Uniti prima dal dopo crisi del 1929 e il mondo occidentale, dal rischio di un mondo in cui sarebbe sventolata la bandiera con la Svastica a tutte le latitudini.

Zanardi, invece non ha mai pensato alla carriera politica. Ma di fatto le sue azioni, il suo impegno, anche durante questi mesi di lockdown, è stato molto più “politico” di tante belle parole e pochi fatti proferiti in questi decenni sul tema della diversabilità.

Per questo, abbiamo ancora bisogno di Alex Zanardi. Ne ha bisogno l’Italia.

 

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