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“Love. L’arte contemporanea incontra l’amore” in mostra al Chiostro del Bramante di Roma

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Love

Love is all around you. Specie al Chiostro del Bramante di Roma, dove la mostra “LOVE. L’arte contemporanea incontra l’amore”, a cura di Danilo Eccher, assicura tutte le sfaccettature del sentimento che fa girare il mondo. Un evento dal carattere internazionale che celebra anche i 20 anni di attività di uno dei pochi luoghi silenziosi della capitale, a pochi passi da piazza Navona. Per la prima volta, e fino al 19 febbraio 2017, nell’happening di via arco della Pace sono riuniti artisti italiani, inglesi ed altri assai noti: dai nostrani “Franceschi”, Clemente e Vezzoli, e Vanessa Beecroft a Tom Wesselmann; da Robert Indiana (sua anche l’opera-logo in uso per la mostra) a Marc Quinn; da Joana Vasconcelos a Gilbert & George. Passando per Andy Warhol, Tracey Emin e, per tutti gli affezionati social, Yayoi Kusama (la “Infinity room” – mirrored room – che conclude il percorso espositivo è costruita intorno al suo “All the eternal love I have for the pumpkins” che si può ammirare per soli 20 secondi e si caratterizza per essere più un’esperienza sensoriale che mera installazione).

Le sale rinascimentali del Chiostro affrontano l’Amore felice e quello oscuro; l’Amore trasgressivo; quello per una donna, per le vestigia del passato, o anche per la patria. Lo spettatore viene guidato dalla freccia di Cupido: fil rouge comprensibilmente non casuale. Il Dio con le alucce dispiega la faretra in un percorso espositivo poco convenzionale, caratterizzato da input sì visivi, ma pure percettivi. Questo, per smantellare il concetto stesso di museo, oggi più che mai volontariamente “open access” e in progress: le opere sono a disposizione del visitatore, fruitore e divulgatore assieme, che può fotografare quello che gli piace e condividerlo con gli altri (hashtag ufficiale, #chiostrolove).

Le circa 40 opere, vengono introdotte dall’installazione di Robert Indiana, “Love” (e dal contraltare, “Amor”): opera famosa sin dagli esordi, negli anni ’60, che del sentimento ha fatto materia, dandogli spazio fisico nel mondo. Quindi, Tom Wesselmann: tre vinili su pannelli, tre “sagomature d’amore” dai colori brillanti che lo raccontano a tinte forti. L’amore sensuale che sfiora l’erotismo e che viene fuori da un linguaggio essenziale, commerciale, attinto direttamente dalla cultura pop. Agli italiani Francesco Clemente e Francesco Vezzoli, invece, due messaggi opposti d’amore: gli acquarelli del primo ne sottolineano tutta l’ambiguità (“Androgyne Selfportrait III”), impantanati nel terreno dell’eros e thanatos, dove gioia e dolore convivono da sempre. La scultura (“Self-portrait as Apollo del Belvedere’s”) e gli scatti del secondo, però, grazie ad un astuto tratto ironico, permette l’accostamento tra sacro e profano senza troppi clamori, restituendone il tratto “divino” (o, anche, potremmo dire, del divismo, visto l’utilizzo dell’attrice Eva Mendes quale Paolina Borghese, già Bonaparte, già Venere Vincitrice nella degna scultura del Canova; poi vestita anche dell’abito monacale di Santa Teresa, nell’omonima Estasi del Bernini). Una dimensione cinematografica, lussuosa, barocca, per un amore seducente e profumato. L’ingorgo emotivo? Ci pensa Andy Warhol, con “One multicoloured Marilyn” che ritrae il sogno americano per antonomasia, fra bellezza e disperazione, perversione e dolcezza. Marilyn è il volto dell’amore e non è un caso se, in esso, vi siano espressi tutte le immagini possibili dei sentimenti in questo racchuisi.

Arte, amore e… Amalia Rodriguez per Joana Vasconcelos che accompagna il suo enorme “Coracao independente vermelho…” fatto di posate di plastica alle melodie del fado. L’installazione ruota su stessa e racconta di un amore contemporaneo, dove il sentimento e l’oggetto quotidiano si fondono in un gesto unico: l’universalità si contrappone alla cantilena del quotidiano (in mostra, anche il monumentale “Kromiusa” in vetro di Murano, poliestere, ornamenti led e lana lavorata ad uncinetto). L’arte è dichiarazione d’amore e l’amore ha bisogno di rappresentazioni: raccontare l’amore è, dunque, l’essenza dell’arte. Anche quando si tratta di sfigurare i propri stessi corpi, come fanno Gilbert& George in “Metalepsy”, indagando la realtà sociale della Union Jack con il tipico distacco estetico dei dandy. Ma pure quando si tratta delle rappresentazioni decadenti di Marc Quinn che congela il colore pefetto di un’orchidea in “Thor in Nenga”, senza negare che, dietro alla sua smagliante bellezza, c’è il sentore della fine, del taglio dallo stelo. La natura congelata e marmorea del “Kiss” di Giulietta e Romeo prelude alla tragedia: la gioia del sentimento giovanile cede il passo alla morte. Ciò detto, senza dimenticare le video-installazioni di Ragnar Kjartansson (amore ingannevole in “God”), Tracey Moffatt (amore romantico in “Love”), Nathalie Djurberg e Hans Berg (amore inquietante e gigantesco carillon di fiori di cartapesta in “The clearing”); arte e scrittura al neon che raccontano il tradimento per Tracey Emin in “My forgotten heart” e la fragilità nei corpi torturati delle sculture femminili di Mark Manders.

Il visitatore potrà vivere un’esperienza di guida attiva scegliendo, per la prima volta, tra cinque “partner audio”: John, Coco, Amy, David e Lilly, a seconda del tipo di esperienza che si vuole intraprendere.

Info: www.chiostrodelbramante.it

 

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