Alla Festa del Cinema di Roma, Lo Chiamavano Jeeg Robot

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Claudio Santamaria
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Claudio Santamaria

E’ Claudio Santamaria il supereroe protagonista di Lo chiamavano Jeeg Robot, film d’esordio del regista Gabriele Mainetti. Enzo Ceccotti è un pregiudicato di borgata che entra in contatto con una sostanza radioattiva e a causa di un incidente scopre di avere una forza sovraumana. Ombroso, introverso e chiuso in se stesso, Enzo accoglie il dono dei nuovi poteri come una benedizione per la sua carriera di delinquente. Tutto cambia quando incontra Alessia, convinta che lui sia l’eroe del famoso cartone animato giapponese Jeeg Robot d’acciaio. Una favola urbana che vede nel cast anche Luca Marinelli nel ruolo del cattivo, “lo zingaro”, e per la prima volta sul grande schermo Ilenia Pastorelli.

In conferenza stampa abbiamo incontrato il regista e gli attori:

al regista: perché hai scelto di ambientare il film a Tor Bella Monaca, non proprio tra le parti più belle di Roma?

Mainetti: “Tor Bella Monaca è un quartiere dal fascino irresistibile. Per me il cinema è il personaggio nell’ambiente: Enzo è un personaggio di periferia, quindi abbiamo scelto uno spazio che rispecchiasse la sua persona”.

al regista: qual è il segreto della libertà creativa che si respira nel film?

Mainetti: “Produrselo da soli (ride). Rai cinema, che ha prodotto il film, mi ha dato l’input iniziale, poi ho lavorato per quasi tre anni in totale libertà. All’inizio non avevamo neanche un distributore, da parte nostra c’è stata una certa dose di incoscienza”.

a Luca Marinelli: cosa ci fa affezionare al tuo personaggio, “lo zingaro”?

Marinelli: “E’ un personaggio fantasticamente scritto.

Mainetti: “E’ un cattivo che però ha anche fragilità, ambizioni e bisogni”.

a Claudio Santamaria: il tuo ruolo è una metafora. Hai mai riflettuto sui superpoteri? Se ne avessi che faresti?

Santamaria: “Se avessi dei superpoteri entrerei in Parlamento e non so cosa potrebbe succedere. Fin da piccolo guardavo i supereroi, il primo che ho amato è Spider – Man. Il supereroe è una specie di divinità: Dio è un supereroe, è un bisogno di contatto col sovraumano”.

al regista e agli attori: nel film è la donna a far capire che il supereroe esiste solo in relazione agli altri esseri umani.

Mainetti: “Enzo è un criminale, ma non riesce in questa veste. Il rapporto con l’altro apre la sua corazza. È l’opposto di quello che accade in Spider – Man, dove il supereroe rinuncia al rapporto con la ragazza”.

Pastorelli: “Alessia è già convinta che qualcuno sarebbe venuto a salvarla. Quando conosce Enzo lo identifica in questo ruolo e riesce a tirare fuori del buono da lui”.

al regista: da anni il cinema ci rifila gli stessi supereroi, mentre qui il protagonista ha una propria identità. Come siete riusciti a dare al supereroe un’identità ben definita, mantenendo tutti i riferimenti al cinema “superomistico”?

Mainetti: “Drammaturgicamente, abbiamo scelto di costruire personaggi che avessero delle fragilità, una certa umanità. Una volta costruiti, i personaggi vanno da soli”.

Santamaria: “Abbiamo fatto in modo che i personaggi fossero in primo luogo veri, per renderli credibili. Il film si potrebbe definire una storia d’amore con un superpotere di mezzo, appunto l’amore, che è proprio la carta vincente”.

Marinelli: “E’ l’amore il superpotere più forte”.

a Claudio Santamaria: recentemente hai dichiarato che questo è un film nuovo per l’Italia.

Santamaria: “E’ un film assolutamente nuovo perché in Italia non abbiamo questo tipo di cinematografia”.

Marinelli: “E’ un film tipicamente italiano e romano. Siamo partiti da una realtà specifica, quella di Tor Bella Monaca, per creare un’irrealtà”.

al regista: il film è stato scritto cinque anni fa. Come mai così tanto tempo per realizzarlo?

Mainetti: “Non ero riuscito a trovare un produttore che si appassionasse a questa storia. È stato faticoso e difficile, spero che le cose cambino per le prossime produzioni”.

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