All’Ara Pacis mostra su Claudio Imperatore

Fino ad ottobre, al Museo dell’Ara Pacis una mostra dedicata all’imperatore che, in meno di 15 anni, annesse ben cinque nuove provincie all’Impero

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Claudio Imperatore

Claudio e la sua dinastia tinta di “rosso”

Dove si sarebbe potuto narrare meglio vita, opere e gesta di uno fra i più discussi imperatori romani, se non al Museo dell’Ara Pacis? Lì, dove l’altare di lungotevere in Augusta racconta della prosperità raggiunta con la Pax Romana, fino ad ottobre 2019, si snoderà il racconto di: “Claudio Imperatore. Messalina, Agrippina e le ombre di una dinastia”. Un’esposizione di opere, con importanti prestiti italiani e internazionali, per un percorso di indiscutibile interesse storico-archeologico che ripercorre il regno del generale “storpio” (anche se alcune fonti tentano una connessione al sabino Clausus, “illustre”)[che, in meno di 15 anni di regno, annesse ben cinque provincie all’Impero. Con lui, a Roma, si celebra anche il fratello, Germanico, e le “sue” donne: Messalina e Agrippina, soprattutto. Cercando di presentare tutto sotto una luce diversa, secondo linee di studio più recenti; con ricostruzioni multimediali ad hoc. Ideata dal Musée des Beaux-Arts de Lyon (che ha ospitato la sede francese dell’esposizione, a cura di Geneviève Galliano e Francois Chausson), la mostra mette in luce la personalità di Claudio, il suo legame con Augusto, l’operato politico e amministrativo: Candidato improbabile al comando, figlio di Druso maggiore e di Antonia minore, fino ai 50 anni visse tra opere di Storia e Filologia, e, solo dopo l’assassinio di Caligola, fu acclamato imperatore. Ma Claudio, contro ogni aspettativa, riuscì a dare al regno una fisionomia repubblicana; rafforzò il senato con elementi dell’ordine equestre; restaurò religione e costume; mirò all’unificazione dell’impero, concedendo la cittadinanza romana a molte colonie; costruì un nuovo acquedotto e un porto.  Il percorso espositivo all’Ara Pacis traccia un’immagine meno nota. La sua figura è rivisitata; qui, Claudio si prende cura del suo popolo, promuove riforme economiche e grandi lavori pubblici. Il racconto della sua vita è reso attraverso un allestimento originale, tutto “tinto di rosso”: immagini, suggestioni visive e sonore e coinvolgenti istallazioni. Così come coinvolgente è stata l’esistenza stessa di Claudio: un’appassionante soap opera imperiale che non ha nulla da invidiare alle serie tv più acclamate. Fatti di sangue, intrighi di corte, scelte politiche ardite, per un imperatore (il primo) nato fuori dal territorio italico, a Lugdunum – Lione -, venutosi a trovare al centro di una crisi politica non calcolata e acclamato da un corpo militare, i pretoriani. Un filo rosso che lega ogni cosa e che fa da sfondo anche all’imperdibile Tabula Claudiana, su cui è impresso il famoso discorso tenuto da Claudio in Senato nel 48 d.C. sull’apertura ai notabili galli del consesso senatorio (e su cui bisognerebbe meditare oggi!…). Partendo dal racconto della morte di Germanico, si entra più nello specifico della politica estera (con particolare riferimento alla spedizione in Britannia); quindi, la politica interna e la costruzione della burocrazia e le grandi opere pubbliche. E le mogli. Fra le chicche, l’esposizione del ritratto di Germanico della Fondazione Sorgente Group: resa plastica, sguardo assorto. E destino avverso.

Info: www.arapacis.it

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