Quattro allenatori in cerca d’autore

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Dante Alighieri
Statua del Sommo Poeta fiorentino

Da Tora Bora

“Ahi serva Italia, di dolore ostello,

nave sanza nocchiere in gran tempesta,

non donna di provincie, ma bordello!”

Iniziava così per volere del Sommo Poeta, Dante Alighieri, il sesto canto del Purgatorio della Divina Commedia, e comincia così il mio articolo, l’ennesimo dall’Afghanistan. Ad inizio settimana mentre vedevo le lacrime di Oscar Cardoso, il cannoniere fermato come il suo Benfica dalla scivolata di Cahill ad un passo al sogno, quello dell’Europa League vinta ancora una volta dal re di coppe Benitez (e continuate a chiamarlo panzone…) e la fine di un altro sogno nella notte successiva quello dei Chicago Bulls di Belinelli fermati nei playoff di Nba dai “Big Three” dei Campioni dei Miami Heats, mi era venuta voglia di scrivere di sogni spezzati. Ora che si va nella fase “oltre il giardino” (Sconsolata cit.) del calciomercato calcistico nostrano è bene che si metta da parte la poesia per passare alla prosa, meglio ancora alla sceneggiata, magari quella migliore, quella napoletana. Un uomo di mare come Allegri lo sa, un toscano di mare come il Mister livornese, quand’è finita: la sta prendendo così con splendido riscatto, completando una stagione che una vittoria a Siena si concluderebbe con il massimo possibile, grazie al El Shaarawy di inizio stagione e il Balotelli del finale di campionato. Berlusconi neanche riesce a negare l’evidenza di un divorzio da lui fortemente voluto, c’è Seedorf che aspetta in Brasile, altri milanisti di lungo corso che aspettano in Italia (Donadoni?) e nel mondo una chiamata, sempre che il promesso sposo non convoli a giuste nozze (Tassotti) aspettando Prandelli per il 2014. Stramaccioni, il mio preferito, si fa abbrustolire a fuoco lento come piace a me: non è neanche importante che vada o resti, basta lo spettacolo di dichiarazioni che ci sta regalando: un monologo impedibile di ringraziamenti a Moratti e di recriminazioni (“troppi infortuni”). Non si capisce in generale per che cosa vada premiato con la conferma o con la poltrona dell’Under 21. Qui entriamo nel regno del paranormale: una scienza in cui personaggi del settore come il Mago Otelma e Padre Amorth potrebbero accompagnarci come dei novelli Virgilio nel nostro viaggio nel delirio. Ascoltando rigorosamente Caparezza “Sono fuori dal tunnel…” ricostruiamo i fatti. Il Verona è in Serie A, grandi meriti a Cacia e compagni, ma anche per non dire soprattutto ad Andrea Mandorlini che ha costruito negli anni le condizioni per il ritorno degli scaligeri nella massima serie. Alla società ciò non basta, vecchi screzi con il Mister pare ci siano, e la squadra verrà affidata a Devis Mangia, tecnico dell’Under 21, altro miracolato dalla circo mediatico. Già perché dopo aver cominciato lo scorso anno a Palermo accompagnato dai peana generali aveva dovuto dimettersi, era riuscito ad approdare in Under 21 per questa propensione ai lavoro con i giovani (dopo aver allenato la primavera del Varese con la supervisione di Sannino, mister della squadra che avrebbe sfiorato la A e lanciato quest’ultimo dopo il 2011 prima al Siena poi a Palermo, piazza in cui cacciato troppo presto, sarebbe tornato sfiorando il miracolo salvezza). Adesso gli si affida il Verona, rosa a mio modesto parere, già pronta per la A, al di là dei giusti ritocchi, ma che non c’entra nulla con le peculiarità di Mangia, sopra elencate. E soprattutto non si capisce perché non debba completare il biennio nella nazionale minore. Ultimo, ma non da ultimo è il caso di Mazzarri: da settimane è un delirio, un secondo posto in campionato che viene celebrato sotto il Vesuvio come una Coppa Campioni, De Laurentis che delira di altrui colpe e lo stesso Mister fiorentino che ciurla nel manico parlando una presunta sfortuna nella volata scudetto (più che altro uno sprint ad un abbuono volante al Giro, e ben lontano ad traguardo, visto che il secondo scontro diretto si disputò a marzo a 6 punti di distacco, differenziale con cui si era già concluso il girone d’annata). Walter da settimane sfoglia la margherita recitando “il chiagne e fotte” da napoletano doc. Neanche per lui interessa l’approdo, ma si apprezza la performance mediatica: da oscar, De Laurentis è un ottimo talent scout. Ma è ora di andare pensando a qualche sogni coronato (il secondo scudetto della Juve) o che si avvia a coronarci (Nibali al Giro), in attesa di quello di più grande che tra una settimana vedrà protagonisti Bayern Monaco e Dortmund: la grande rivincita dopo la beffa infinita del 2012 o il coronamento del romanzo della bellezza dei ragazzi di Klopp? Intanto Simeone dopo 14 anni batte il Real e conclude l’era Mourinho a Madrid, la storia è ciclica e non perdona e pure per lo Special One venne la stagione dei Zero Tituli (per essere onesti c’è la Supercoppa di Spagna dell’agosto scorso), succede prima o poi a tutti ed anche ai migliori.

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