All’Italia serve qualcuno che dica la verità

Se vuole sopravvivere l'Italia deve cambiare e ripensare il senso dello Stato. Forse questa pandemia ci farà aprire gli occhi

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Bandiera italiana ed europea

Veramente esiste qualcuno intellettualmente onesto che pensa che l’Italia possa sostenere 3 mesi di lookdown? Ovviamente no. Vedrete che dopo una giornata di fuoco e fiamme da parte dei soliti sgherri da tastiera, abituati a scrivere e parlare, spesso a comando, non in base ai contenuti delle proposte, ma al proponente, la realtà delle cose e della vita si farà strada.

Partiamo dalla realtà allora, e diciamoci alcune cose. Il COVID ha fatto saltare il sistema Italia: un sistema paese fragilissimo, inadeguato non solo alle emergenze sanitarie, ma ad affrontare le sfide di questo secolo così come lo conoscevamo. Un sistema fatto di equilibri precari, ipocrisie e bugie, fino ad oggi comode a tutti, politici e cittadini. Quando ne prenderemo atto avremo fatto il primo passo per ripartire.

Sfatiamole dunque alcune ipocrisie. I medici e gli operatori sanitari italiani sono tra i migliori al mondo, ma il sistema sanitario nazionale non è l’eccellenza di cui ci vantiamo, perché vecchio e sfibrato da scelte scellerate, non per i tagli ma perché la volontà di delegare alle Regioni l’organizzazione sanitaria, ha moltiplicato sprechi, inefficienze, clientele e corruzione, abbattendo la qualità media del servizio e delle strutture. Il sistema sanitario lombardo non è quel modello mitico e perfetto di cui si decantava da anni le gesta. Si è dimostrato troppo rigido e troppo debole sul fronte della medicina territoriale, oggi fondamentale per gestire non solo le emergenze ma il quotidiano. L’ottimo assessore Gallera e la commovente abnegazione del personale sanitario della Lombardia è fuori discussione.

La burocrazia italiana è l’unico settore dello Stato immune a tutti, persino alle pandemie: inattaccabile, è lei ha togliere l’ossigeno ad imprese e famiglie. Si producono moduli a raffica ma fare arrivare soldi veri in tasca è una chimera. Si fa a gara di annunci sulle quantità di finanziamenti a questo o quello, rigorosamente caricandoli sulle spalle delle nuove generazioni, con l’unico apparente criterio di guadagnarsi una prima pagina, a pioggia, senza la più pallida idea di una visione, come se un popolo possa sopravvivere di sussidi e non di lavoro e sviluppo. E ci si incazza pure se davanti a questo spettacolo irresponsabile qualcuno non si fidi troppo di noi.

Dopo un decennio di populismo ci troviamo davanti ad una classe dirigente di improvvisati, incapaci di guidare una nazione. La strategia e l’atteggiamento di queste settimane è solo l’ultimo esempio che lo dimostra. Decisioni ritardate, sbagliate o fuori tempo, prese non per convinzione o scaturite da un programma, ma in base alle pressioni del momento, per paura del consenso. Ma rigorosamente incorniciate dalla diretta facebook.

Per giorni ci fanno discutere di numeri che a detta della Protezione Civile che li diffonde, sono inattendibili, ma appurato ciò, nulla si fa per dare loro attendibilità, magari cambiando il metodo che quei numeri produce: no, si continua a ballare sul Titanic. Si dice di voler cambiare strategia, ma si pensa che a gestire la nuova siano gli stessi che hanno pensato quella vecchia che ha fallito. Non sono un virologo ma non capisco cosa si aspetti a sostituire Ricciardi dal vertice del comitato scientifico, meglio se con un suo collega, magari meno famoso, ma che ha dimostrato sul campo con i risultati di essere più funzionale. Penso ad uno di coloro che in Veneto stanno portando risultati concreti. Capisco che ciò non sia possibile perché dovremmo avere politici veri a doverlo fare, e non soggetti da reality, troppo pavidi e abituati a decidere sui social e sugli umori, senza mai assumersi una vera responsabilità, pronti a pagarne il prezzo. D’altra parte, il principio che ci possano essere uomini per tutte le stagioni da qualche mese è la stella polare, o per dirla con parole non mie, “il punto di riferimento”.

Da lustri ci siamo retti su un sistema economico basato su una classe imprenditoriale e lavoratrice, di qualsiasi tipologia, che si è battuta con le crisi come la carne contro il ferro, riuscendo incredibilmente a non perire, i cui bisogni raramente sono stati ascoltati, a beneficio di ceti parassitari e ultra garantiti, molto potenti nei cosiddetti corpi intermedi, che, se pur minoranza, hanno dimostrato di far fallire ogni processo modernizzatore.

Oggi l’Italia è uno Stato che non è riconosciuto come tale dai suoi cittadini, perché abituato a porsi come elargitore di prebende non come soggetto capace di affermare la sua autorità con la necessaria autorevolezza.

Stiamo aspettando che passi la bufera, come in attesa che qualcuno ci annunci il giorno x, una data precisa da cui uscire di casa e abbracciarsi come prima. Lo facciamo in modo passivo, cercando di esorcizzare il futuro.. Accumuliamo ansia, perché sappiamo che non potrà essere tutto come prima e non ci sarà il giorno x, ma come un bambino viziato, finchè nessuno ci dice la verità, facciamo finta che la verità non esista. Infondo lo facciamo da 30 anni e fino ad oggi ci è andata sempre bene. Fino ad oggi, appunto.

Un Paese serio non si affida al’uomo della provvidenza ma si interroga su come organizzare il suo domani. Vorrei vedere le migliori menti d’Italia, quelle rimaste e non omologate, parlare alle persone un linguaggio di verità, preparandoci ad un nuovo modello di società e di convivenza. Vorrei sentire discutere di mobilità, sanità, efficienza delle istituzioni, organizzazione del lavoro, sviluppo. Tutto ciò che dovrà cambiare durante questa pandemia, se non vorremo diventare noi i nuovi migranti del millennio. Le guerre e le pandemie hanno sempre cambiato il mondo, ce lo dice la storia. Cambiano gli equlibri di potere, e quel principio di cui siamo del tutto arbitrariamente convinti, per cui, comunque vada l’Italia resterà dove è stata negli ultimi 70 anni, tra i paesi più industrializzati e avanzati del mondo, non è ne immutabile ne ineluttabile. Dipenderà da noi.

Di Andrea Titti

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