Andrea Genovali, la scrittura e l’impegno civile

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Andrea Genovali
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Andrea Genovali

Andrea Genovali è nato a Viareggio nel 1966, anni del post boom economico in cui la Versilia e Viareggio erano località di un turismo sia di massa che d’elite. Nel corso dell’intervista mi ha confessato di non avere rimpianti per quel periodo, anche se gli anni Ottanta sono quelli della sua gioventù, il periodo dei primi innamoramenti, della prima ragazzina che, fatalmente, ha sempre i capelli biondi e gli occhi della vita. Insomma, gli anni che si ricordano quasi sempre con dolcezza e forse un pizzico di nostalgia, anche se proprio in quel periodo storico iniziò il massacro di quella generazione. Andrea a tal proposito afferma: “fu un massacro di idealità, di impegno politico e sociale che erano ben noti alle generazioni che vissero la loro gioventù nelle decadi degli anni Sessanta e Settanta. La mia generazione ha subito pesantemente il massacro imposto da un cambio brusco del clima politico, sociale e dei rapporti di forza a livello internazionale. Rapporti di forza che si ripercuoteranno anche nella vita privata di giovani e meno giovani in Italia, come nel resto dell’Europa. Nessuno se ne accorse realmente, ma la spazzatura che, ad esempio, le televisioni commerciali e non solo, ci imposero lentamente e costantemente giorno dopo giorno, fu uno dei veicoli che generò un certo mutamento del senso comune e di un’egemonia culturale fino ad allora di sinistra. Vi fu il ritorno all’individualismo sfrenato, del credersi più furbi degli altri, che soppiantò l’idea secondo la quale solo insieme si superano le difficoltà”. In quegli anni egli consegue la maturità presso il collegio Colombo che era la sede distaccata dell’Istituto Tecnico Commerciale Carlo Piaggia, (Ragioneria per intenderci), con la specializzazione per il commercio con l’estero. Dopo il diploma ha inizio la svolta, forse proprio perché nessuno glielo imponeva, inizia a leggere e studiare con voracità. Andrea dice: “ricordo perfettamente quando scoccò la scintilla di quello che diventerà l’impegno e la passione della mia vita. Era il 1° maggio del 1988. Mio papà, come sempre, portò a casa l’Unità e con essa anche il primo volume del libro di Antonio Gramsci: “Le lettere dal carcere”, che scoprii, solo molti anni dopo, essere stato vincitore nel 1947 del “Premio Viareggio”. Esisteva ancora il PCI. Così andarono le cose.  Poi, mi sono laureato in Scienze politiche all’Università di Firenze con una tesi di laurea sulla CGIL negli anni Novanta e, dopo appena tre mesi, arrivò la grande occasione di andare a Roma e poi a Bruxelles e in giro per gran parte del mondo a lavorare nel mondo delle relazioni internazionali e della solidarietà”. Un lavoro, di oltre dodici anni, che coniugava impegno politico, civile e passione di vita.  Dopo la fine di questa esperienza, Andrea ha attraversato anni difficili ed è in quel periodo che inizia a scrivere storie e a cercare editori disposti a pubblicarle. Prendono vita varie esperienze: nel giugno 2011 pubblica il suo primo romanzo Viareggio 1920. Storie di calcio e di rivoluzione vincendo il Premio scrittore toscano dell’anno 2011, organizzato dalla regione Toscana.  Nel gennaio 2012 cura una collettanea dal titolo: Storie sudate. Il lavoro al tempo della crisi. Nel settembre 2012 esce il suo secondo romanzo Nuova York 1921 – Storie di esilio e emigrazione. A novembre del 2013 pubblica la collettanea, insieme all’amico e compagno Gianni Fossati, dedicata a una persona straordinaria che ha contribuito in maniera fondamentale alla sua maturazione politica e solidaristica, dal titolo: Arnaldo Cambiaghi: il coraggio e l’emozione della solidarietà.  Nel 2014 è stato pubblicato il romanzo:  L’amante greca. Infine, nel 2015 è uscito il suo nuovo romanzo: La notte in cui le stelle brillano – Una storia partigiana, che ha presentato al Festival internazionale del libro di Torino.

L’arte della scrittura, accanto alla parola, è da sempre un efficace strumento di comunicazione. Quando ha scoperto la sue attitudini letterarie?

locandina
La notte in cui le stelle brillano

“Nel 2011 in un periodo complesso e complicato della mia vita. Lo scrivere mi ha aiutato tantissimo al punto che adesso, al di là degli aspetti letterari, non posso fare a meno di scrivere. Da un periodo complicato è emersa questa passione che non pensavo di possedere. Fino ad allora avevo scritto solo articoli di taglio giornalistico su temi di geopolitica. Ma la cosa che mi ha stupito è che c’erano persone che apprezzavano ciò che scrivevo. E questa è stata una soddisfazione grandissima”;

Fra autore e lettore dovrebbe sempre scattare una certa empatia. A tal proposito, ci sono autori verso i quali presta maggior attenzione, oppure, segue un genere letterario in particolare?

“Sicuramente molta narrativa latinoamericana mi accompagna nella vita letteraria; Alvaro Mutis con il suo “Gabbiere” in primis. Poi i classici: Marquez, Amado, Cortazar, Carpentier, Fuentes, Galeano, Sàbato, Sepulveda. Ma anche Gilardinelli e molti altri. Credo che, tra le finalità della letteratura, si dovrebbe contemplare anche un certo impegno sociale e non il solo e semplice svago. Ma, forse, è un concetto datato e riconducibile ai decenni trascorsi. Ma non tutto quello che si ritiene superato dalla maggioranza delle persone deve necessariamente essere considerato non più concreto e utile. E la letteratura latinoamericana, in questo senso, è tra le più ricche fonti culturali in quanto a spunti di riflessioni”;

Nel nostro Paese in questi ultimi anni la cultura è ai minimi storici. Quali sono i motivi di fondo che hanno condotto la società verso un pericoloso regresso culturale?

“Il regresso culturale è già in atto da oltre un ventennio. La nostra società è regredita, mi pare di poter dire, a livelli di preoccupante attenzione. Razzismo, xenofobia, chiusura mentale e mancanza di prospettive sono elementi evidenti del disagio. Lo stesso tragico fenomeno del femminicidio è la cartina di tornasole dell’involuzione della nostra società. Se una donna non può essere mia meglio che muoia – in questo aberrante concetto si evidenzia il regresso culturale e morale della nostra società.
Un ritorno all’elemento religioso collegato alla scaramanzia, al feticcio mette seriamente in pericolo la cultura e la stessa idea di religione intesa come strumento di lotta politica e di supremazia ci fa ripiombare nell’oscurantismo del Medioevo e non mi riferisco solo al radicalismo islamico, ma anche all’ingerenza cattolica nella società. L’idea neoliberista ha devastato interi continenti nel passato e l’America latina costituisce un esempio illuminante; tale pensiero sta massacrando intere generazioni di europei e italiani. La finanziarizzazione e la gestione, in pratica oligarchica, del potere politico e mediatico, sta portando il nostro paese a livelli di vita nettamente inferiori rispetto a quella dei nostri padri. E’ la prima volta che una generazione di figli sta peggio di quella dei padri. Inoltre, la propensione a premiare un capo politico che pensa e decide per tutti sta tornando ad essere un elemento centrale della politica. La partecipazione, ormai vista solo come un ostacolo, un laccio che mortifica la necessità di adeguare le nostre vite al dio mercato e al dio capitalismo. È quella che Gramsci chiamava la rivoluzione dall’alto, messa in atto dai poteri forti, purtroppo fra l’indifferenza di chi la subisce. E tutto ciò avviene poichè i media nel corso dei decenni passati hanno creato le condizioni e spianato la strada a una volgarizzazione e ad una semplificazione dannosa dei rapporti sociali e della vita politica. La precarizzazione dell’esistenza da parte dei disvalori liberisti e capitalistici delle vite di ognuno di noi è funzionale a un progetto politico, sociale ed economico di un autoritarismo mascherato da falsa democrazia e falsa idea di libertà. In America latina, per tornare alla mia grande passione, le chiamano democradure e le hanno sperimentate alcuni decenni fa”;

Ho letto con forte coinvolgimento il suo romanzo “La notte in cui le stelle brillano” (Marco Del Bucchia Editore), pubblicato lo scorso anno, dove lei prosegue una saga iniziata nella sua Opera Prima “Viareggio 1920. Storie di calcio e rivoluzione” e nella successiva opera “Nuova York 1921. Storie di emigrazioni e esilio”. Vorrebbe fare qualche cenno su questi ultimi?

“La notte in cui le stelle brillano è un libro che amo molto. E’ la storia d’amore di due giovani che hanno scelto, per motivi diversi, di fare i partigiani contro i nazi-fascisti. Questo libro è il penultimo capitolo di un’idea che ho avuto di descrivere l’evolversi di una famiglia viareggina, (Viareggio, fra l’altro, è la mia città natale), durante il corso del Novecento e di questi primi anni Duemila. E’ la descrizione di come la storia con la S maiuscola entra nella vita di persone, che chiameremmo banalmente normali, costringendoli a fare scelte fondamentali, che cambieranno il corso delle loro vite.  Viareggio 1920 è un romanzo che narra le giornate rosse di Viareggio del maggio 1920, nel corso delle quali si ebbe la nascita di una effimera, ma comunque concreta, repubblica viareggina. E New York 1921 scandisce il tempo dei cambiamento sociali, ai quali questa ipotetica famiglia viareggina deve rapportarsi e in qualche modo combattere”;

I suoi romanzi sono sempre legati a fatti storici, a momenti in cui l’umanità è stata scossa da guerre, crisi economiche senza precedenti e tragici accadimenti, che hanno segnato il corso della storia. Vorrebbe parlarmi del suo bellissimo romanzo storico “La notte in cui le stelle brillano”?

Le notti in cui le stelle brillano sono le notti delle grandi decisioni. Le decisioni che cambiano la vita di un uomo o di una donna. Per Gabriele, il giovane protagonista del romanzo, quella in cui decide di dire basta al fascismo e di salire in collina per unirsi ai partigiani delle Brigate Garibaldi in una notte di stelle splendenti, di quelle in cui il vento di Libeccio spazzava le nuvole dalla costa di Viareggio verso l’entroterra, restituendo vigore e lucentezza a quel cielo nero bucherellato di stelle. E saranno altrettanto splendenti le stelle in altre due notti, che cambieranno la vita del protagonista per sempre. Il libro è la storia romanzata di fatti ed avvenimenti che in larga parte sono realmente accaduti e mi sono stati raccontati dagli stessi partigiani viareggini, protagonisti nel corso degli anni. Il libro ha diversi livelli di lettura. Un primo livello vuole esaltare il valore pedagogico che la Resistenza ha avuto per migliaia di giovani che fecero la scelta di diventare partigiani. La Resistenza ha forgiato questi giovani accogliendoli nelle proprie fila e restituendoli alla vita civile, come uomini e donne capaci di avere una propria lettura dei fatti del mondo. In molti entrano nella lotta di liberazioni solo per un anelito di libertà. Una libertà che molti di loro non sapevano neppure cosa fosse in concreto. Ed è proprio la partecipazione alla Resistenza che li forma, anche sotto il profilo politico, e li renderà protagonisti della nascita e della costruzione della nostra Repubblica. Un secondo livello di lettura è dato dall’amore. Esso ha una duplice valenza. Infatti, non sono pochi i casi, specie fra le donne, di adesione alla Resistenza per amore dei propri uomini. E non è una diminuzione del valore della scelta, ma al contrario un’esaltazione.  Nel romanzo ci si imbatte, allora, nella storia che il protagonista, ormai nome di battaglia Gattorosso, ha con una compagna di lotta che incontra nella sua formazione. Lei è molto più grande di lui e l’amore che nasce fra loro segnerà in profondità la vita del giovane. La sua esperienza resistenziale è un continuo accrescimento della sua capacità politica e di manifestazione dei propri sentimenti. E’ il passaggio dalla gioventù alla vita adulta. L’amore allora diventa anche metafora di quel momento storico terribile, ma ricco di passioni e di voglia di vita. Si diceva della duplice valenza dell’amore. La prima è la incarnazione in questi due giovani resistenti di due diverse classi sociali, i quali grazie alla lotta al nazi-fascismo si conoscono meglio e iniziano a fidarsi reciprocamente. La classe operaia di Gattorosso e una borghesia illuminata rappresentata dalla sua amata Amazzone, nome di battaglia Francisca. Lei è già una donna, romana di famiglia borghese, che è giunta in collina dopo aver conosciuto l’amore di uno studente universitario, Francesco, negli anni della guerra di Spagna e dopo aver appreso la notizia che lui è caduto nella battaglia di Guadalajara per la difesa di Madrid, decide di unirsi ai gruppi della capitale, che agivano in clandestinità contro il fascismo. E’ una presa di coscienza che rompe i suoi legami con una certa borghesia, per aprirsi a un nuovo universo, che lei neppure sapeva potesse esistere prima della sua storia d’amore con il giovane Francesco. Un secondo aspetto di questa storia d’amore è la metafora di una Resistenza, che nasce e declina proprio nell’epopea resistenziale. E non è un caso, in questo senso, che Francisca dirà a Gattorosso che la loro storia ha senso solo ed esclusivamente in quel contesto. Dunque l’amore che si sostanzia in una particolare esperienza che diverrà, in ogni modo, un pezzo di storia importante all’interno del Movimento di Liberazione italiano”;

Quali sono i suoi attuali progetti editoriali?

“Ho due progetti in corso. Il primo dovrebbe vedere le stampe a maggio. Si tratta di un saggio storico sulle Giornate Rosse del 1920 a Viareggio. Sono le stesse del mio primo libro: Viareggio 1920, che mi fece vincere il Premio quale miglior scrittore toscano del 2011. Questa volta, però, è un saggio e dunque non un romanzo anche se ho cercato, in qualche passaggio, di renderlo un po’ romanzato, poiché non è sempre possibile per una narrazione saggistica riuscire a dare il reale respiro di quel periodo, senza ricorrere a piccoli passaggi romanzati. Il tutto, però, rigorosamente documentato e assolutamente rintracciabile nei documenti dell’epoca. Il secondo è un romanzo che chiude quella mia idea di narrare la vita di una famiglia viareggina dal Novecento ai giorno nostri. Anche questa idea di una piccola saga di provincia di una famiglia di marinai, operai e contadini è molto vicina a un sentire letterario latinoamericano.  È la storia di un giovane studente universitario degli anni Settanta, che a Firenze studia e si innamora di una coetanea, la quale nel giro di pochi mesi compirà la scelta della lotta armata di sinistra. Il ragazzo, pur non entrando nella lotta armata, pagherà con undici anni di carcere l’essere stato il suo fidanzato. In quegli anni le leggi speciali non scherzavano. Quando uscirà dal carcere, rimasto solo, diverrà un barbone stabilendosi a San Frediano, quartiere storico fiorentino, dove constaterà tutte le contraddizioni sociali e tutti i cambiamento avvenuti nel corso dei decenni. E lo farà ricordando sempre il suo giovane e ormai perduto amore di gioventù. E’ una storia di sconfitti, di una generazione in larga parte distrutta da una scelta di lotta improponibile e anche dalla mancanza di attenzione o meglio di disponibilità da parte dello Stato di ascoltare il malessere profondo che animava quei giovani di allora. Ma è una storia dalla quale emerge con vigore la voglia di riscatto, di vivere e l’imperitura forza e l’immenso coraggio che l’amore, nelle sue sfumatura e toni, è capace di fornirci per restituire dignità e passione. E’ un libro che spero possa avere un buon riscontro da parte dei lettori, perché ci parla di un passato recente, ma anche della vita di oggi, delle disperazioni e della solitudine di questi anni Duemila, così privi di passioni, idealità e voglia di cambiare insieme”.

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