Andrea Lisi (ANORC) “La trasparenza è un approccio culturale”

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Andrea Lisi - Presidente ANORC
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Andrea Lisi – Presidente ANORC

In occasione della Giornata della Trasparenza, dopo che si è celebrato a Bologna un importante appuntamento convegnistico promosso dalle associazioni Adotta una Pa e Officine Giuridiche sul tema dal titolo TrasparEnte, Meta Magazine ha inteso avviare un approfondimento dando voce ad alcuni esperti e relatori dell’incontro, intervenuti lo scorso sabato 21 novembre nella città emiliana. Partiamo con Andrea Lisi, Presidente e tra i fondatori di ANORC.

Lei è tra i fondatori di ANORC. Un’associazione di professionisti che si occupa di dati e digitale, ci può spiegare meglio come è nata l’idea di fondare quest’associazione e di cosa si occupa nello specifico?

“ANORC è nata nel 2007 con l’intenzione di mettere in comunicazione e canalizzare le conoscenze e i bisogni di aziende, enti pubblici, professionisti ed esperti che operano con diversi ruoli nella Digitalizzazione e Conservazione digitale, un settore che in questi anni sta crescendo velocemente in dimensioni ma anche in importanza strategica, di pari passo con la larga diffusione delle nuove tecnologie. Il nostro obiettivo era ed è quello di dare voce alle esigenze di chi si occupa della gestione elettronica dei documenti, affinché questo processo – che è alla base di qualunque progetto efficace di innovazione nel pubblico e nel privato – sia gestito correttamente e in sicurezza, garantendo durata e immutabilità nel tempo ai nostri dati”.

Perché ha deciso di partecipare all’evento TrasparEnte e alla Giornata della Trasparenza?

“A mio parere la trasparenza, prima di essere una disciplina giuridica, è un approccio culturale. Per certi versi, la trasparenza ha favorito la consapevolezza dell’importanza dell’eGovernment, che costituisce lo strumento attraverso cui ricostruire un rapporto di fiducia stato/cittadini logoratosi nel tempo.

Su questo presupposto si basa la manifestazione TrasparEnte -Giornata della Trasparenza, che ANORC ha perciò deciso di patrocinare”.

Che rapporto c’è tra la trasparenza nella pubblica amministrazione ed il digitale?

“Le norme sulla trasparenza nella pubblica amministrazione prevedono che sia il sito web dell’ente lo strumento attraverso cui pubblicare le informazioni oggetto degli obblighi del D.Lgs. n. 33/2013. Tale scelta è ovviamente in linea con le esigenze dei cittadini che ormai sono abituati – anche nella sfera privata quotidiana – a operare sui siti web per acquisire informazioni, beni o servizi. I siti web istituzionali degli enti pubblici, dunque, anche nell’ottica di implementazione dello SPID, sono destinati a diventare dei portali, attraverso cui i cittadini attingono alle informazioni d’interesse, inoltrano istanze e comunicano con la PA. Tutto ciò, però, non può avvenire senza porre la massima attenzione alla qualità dei dati e documenti pubblicati (nel formato corretto e garantendo la provenienza, l’autenticità e l’integrità degli stessi), nel rispetto delle disposizioni del CAD e delle regole tecniche.

Per questo nelle PA occorre sempre più efficacemente valorizzare le figure di responsabilità e i professionisti della digitalizzazione documentale che operano per attuare gli adempimenti previsti e gestire correttamente l’intero ciclo di vita di dati e documenti informatici prodotti e ricevuti da una pubblica amministrazione, dalla loro formazione alla loro eventuale condivisione o pubblicazione, fino alla loro conservazione digitale a norma”.

L’aumento della trasparenza può incidere negativamente su una diminuzione della sfera di privacy del singolo individuo?

“Su questo delicatissimo tema è intervenuto anche il Garante per la protezione dei dati personali nelle Linee guida emanate il 15 maggio 2014: nel documento viene valorizzata la distinzione tra le disposizioni che regolano gli obblighi di pubblicità dell’azione amministrativa per finalità di trasparenza (ai sensi del D.Lgs. n. 33/2013, emanato in attuazione della Legge n. 190/2012, c.d. anticorruzione) da quelle che regolano forme di pubblicità per finalità diverse, in considerazione del differente regime giuridico applicabile.

In questa prospettiva, come correttamente evidenziato nelle Linee guida del Garante privacy, tutte le ipotesi di pubblicità non riconducibili a finalità di trasparenza, qualora comportino una diffusione di dati personali, sono escluse dall’oggetto del D.Lgs. n. 33/2013. In effetti, occorre ricordare che il comma 3 dell’art. 19 del Codice in materia di protezione dei dati personali (D.Lgs. n. 196/2003) stabilisce che la comunicazione e la diffusione di dati personali da parte di un soggetto pubblico a privati o a enti pubblici economici sono ammesse unicamente se previste da una norma di legge o di regolamento”.

 

La digitalizzazione può essere un antidoto alla corruzione? In che modo?

“Dobbiamo ricordarci che le norme sugli obblighi di pubblicazione per finalità di trasparenza del D.Lgs. n. 33/2013 nascono dalla Legge anticorruzione, la n.190/2012, ed è evidente dalla stessa definizione di trasparenza contenuta nell’art. 1 del decreto come la normativa sulla trasparenza intenda promuovere soprattutto un controllo sociale diffuso da parte di tutti i cittadini, in modo particolare sul perseguimento delle finalità istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche. In tale prospettiva, la trasparenza diventa un presupposto per il pieno e consapevole esercizio dei diritti civili e politici da parte dei cittadini e per il controllo democratico e diffuso sull’esercizio delle funzioni pubbliche, integra una finalità di rilevante interesse pubblico, ma deve essere realizzata nel rispetto dei principi sul trattamento dei dati personali”.

 

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