Antonella Consoli, il sud nelle mani dei giovani

Studentessa vincitrice del premio IAI e attivista dei Millennials, Antonella Consoli racconta il suo percorso tra speranza e voglia di non abbandonare la sua Basilicata

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Antonella Consoli

“La mia Basilicata sembra un paese incantato, ma non è una terra per giovani. Si emigra per inseguire un futuro, una ricerca accompagnata sempre dalla speranza di tornare”. Antonella Consoli racconta il suo percorso tra speranza e sradicamento: come si può vivere da emigrante restando in Italia.

Oggi abbiamo intervistato una giovane e attiva ragazza lucana, il suo nome è Antonella, neo vincitrice del premio IAI (Istituto Affari Internazionali) – Giovani Talenti per l’Italia, l’Europa e il Mondo, nella categoria riservata agli studenti delle scuole superiori. I suoi soli 19 anni si contraddistinguono per una voglia di cambiamento ed il desiderio di permettere a chi verrà dopo di lei un futuro senza dover abbandonare la propria terra natale.

Antonella attualmente si trova a Roma per studiare e per costruirsi un domani, a malincuore ha dovuto lasciare amici, famiglia e terra per istruzione e speranza.

Antonella, parlaci un po’ di te e della tua terra

“Mi sono trasferita a Roma da pochi mesi per intraprendere il mio percorso universitario e purtroppo questa nuova città ricca di opportunità dista 5 ore da casa mia in Basilicata. La mia terra è ricca di spiagge bianche che spiccano e risaltano grazie al mare turchese che fa da sfondo, mentre borghi scavati nelle rocce e castelli arroccati, sembrano meditare in un silenzio profondo. Io trovo la mia terra incantevole ed unica, anche se spesso non gli viene data l’attenzione che realmente merita. Oltre questo però, la mia terra è anche una regione con un forte tasso di spopolamento rurale, io ne sono la prova vivente”;

Qual è il problema primario della tua terra?

“A Roma vi lamentate tanto dei mezzi, in Basilicata, i mezzi come i treni non ci sono. Il mio sogno è che un ragazzo lucano possa avere le stesse comodità di un ragazzo lombardo, che per tornare a casa non debba prendere un treno per un’altra regione. I viaggi da Roma alla mia città durano quanto un viaggio in aereo per l’altra parte del mondo, tutto questo non è ammissibile nel 2019”.

Da cosa è nata questa esigenza di dover lasciare la tua terra?

“Ho lasciato la mia terra perché necessita di un cambiamento, e per cambiare bisogna conoscere altre realtà e fare un ricco bagaglio di esperienze. Desidero prendere consapevolezza dell’eterogeneità delle varie situazioni che si possono trovare in Italia, e posso affermare che è già netta la diversità fra Roma e la mia cittadina. Quindi sono emigrata, con la speranza di tornare con quel qualcosa in più, con la speranza che qualcuno prenda per mano la mia città, la mia regione e le dia la giustizia che merita. In Basilicata se chiedi ad un ragazzo: il tuo è un paese per giovani? La risposta è no!”.

Cosa hai provato le prime volte che sei entrata in contatto con la capitale?

“L’accoglienza di Roma per me è stata eccezionale, mi hanno dato il benvenuto con la consegna del premio IAI. Da un giorno all’altro sono passata dal silenzio estremo delle vie del mio borgo al caos di Roma, un caos che però mi affascinava, nuovo ai miei occhi. Nonostante le varie problematiche di questa città, ho notato che si hanno molte più opportunità. Uno dei motivi per cui infatti sono venuta qui è stato per avere più contatto possibile con i Millennials e per vivere in prima persona ogni singola esperienza proposta da questo gruppo di giovani fantastico e attivissimo”;

Quale cambiamento desideri vedere maggiormente nella tua Basilicata?

“Vorrei tanto che la domanda di prima si trasformasse in un’affermazione convinta così da poter gridare a tutti che sì, la Basilicata è una terra anche per i giovani. Molti credono che fuggire sia sbagliato, ma delle volte è inevitabile, sta a noi decidere cosa portarci dietro e cosa fare di questa “fuga”. Se si rimane in una terra ferma, si rischia di rimanere soffocati dall’inconsapevolezza di altre realtà, e alla fine ti fermi anche tu, perché non ti sei dato la possibilità di conoscere, preferendo rimanere nell’ignoranza delle tue mura”.

Da dove può partire secondo te la soluzione per questo problema ormai datato?

“L’unica soluzione siamo noi giovani. Possiamo incidere sulla società, stimolare il cambiamento e richiamare l’attenzione sul nostro futuro. Ognuno nel suo piccolo può fare qualcosa pensando sempre con altruismo al bene della nostra Patria e non solo al proprio. Noi giovani siamo la chiave per strappare i paraocchi hai nostri coetanei e smuovere gli ormai già demoralizzati adulti. Prendendo atto di ciò è fondamentale muoversi per arrestare il processo di spopolamento e abbandono di alcune terre del sud. In questo modo si sta perdendo un patrimonio culturale e la memoria dei luoghi entrando sempre più in un irreversibile e perpetuo impoverimento socioeconomico”.

Cosa vorresti dire di particolare ai ragazzi che vivono la tua stessa situazione?

“Forza! Insieme e con la giusta consapevolezza possiamo far rifiorire le nostre terre. Crescete, arricchitevi e cambiate in meglio, fatto il vostro bagaglio, costruito il vostro futuro, riportatelo nella vostra terra. Restare! Restare in questi luoghi anche se difficile. Bisogna avere cura, tenacia, pazienza, apertura e senso di responsabilità, una responsabilità che in molti prima di noi non hanno avuto e che ora pesa il doppio”.

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