App Immuni a rischio flop

Il Professor Luca Andreassi domenica 7 giugno in zona mista ci parla dei punti deboli dell'App Immuni voluta dal Governo Conte

0
647
immuni
immuni

Lorenzo, o come dicevan tutti Renzo, come ogni sabato va a fare la spesa. Mentre ordinatamente attende il suo turno al banco dei salumi, incontra Lucia, una sua amica che non vede da prima del lockdown. A dirla tutta, erano usciti pure un paio di volte insieme. Poi il maledetto Covid.

Chiacchierano a lungo Renzo e Lucia, fino alle casse, fino al parcheggio. Con una mezza idea di prendersi un’altra birra insieme.

Qualche giorno dopo, però, Renzo si sente male. Accusa sintomi riconducibili al COVID. Va dal suo medico che gli prescrive un tampone per verificare l’eventuale presenza del virus. Renzo effettua il test. È positivo al COVID. L’operatore che lo contatta, gli dice che deve rimanere in isolamento e di segnalare eventuale peggioramento dei sintomi.

Poi gli chiede se ha scaricato l’app IMMUNI. Renzo lo ha fatto. Allora l’operatore gli propone di usarla per segnalare il suo caso, in modo che possano essere avvertite le persone incrociate nei giorni precedenti e con l’app installata sui propri smartphone.
Renzo acconsente. A quel punto l’operatore gli chiede di leggergli un codice che genera l’applicazione, di fornire la provincia in cui vive e indicativamente il giorno in cui ha iniziato ad avere i sintomi.

L’operatore invia tutte queste informazioni al centro dati.

A questo punto Renzo ha due minuti per verificare sul suo telefonino la corrispondente con il codice inserito dall’operatore e poter avviare il trasferimento delle notifiche alle persone che sono state accanto a Renzo per più di 15 minuti nei giorni scorsi.

Anche Lucia ha scaricato l’app IMMUNI. E così, mentre Renzo sta a casa male, Lucia, il cui codice risulta uno di quelli accoppiati a quello di Renzo, viene avvisata che una dele persone con cui è entrata in contatto nei giorni precedenti, è risultata positiva al COVID.

L’app IMMUNI funziona così.

Ma IMMUNI benedirà l’amore tra Renzo e Lucia?

Intanto Lucia, una volta avvertita del potenziale contagio, sarebbe bene potesse andare in un centro COVID, fare il tampone e accertarsi dell’eventuale contagio. Lucia lavora e vive da sola. Mettersi, come farà visto che è una ragazza responsabile, in quarantena preventiva senza la certezza del contagio non è una gran cosa per le sue finanze.

Poi una cosa buffa. Quando si sono rivisti, Lucia ha proprio parlato di IMMUNI con Renzo. Raccontandogli che lei, che non è molto tecnologica, aveva scaricato all’inizio un’altra app, Immune System, comparsa nella sua ricerca sul Google store. E come Lucia migliaia di italiani stanno sbagliando app.

Dal canto suo Renzo, che di lavoro fa l’informatico, aveva raccontato a Lucia che, certo fare un’app che utilizza il Bluetooth è rischioso. Visto che il Bluetooth rappresenta l’autostrada per qualche malintenzionato hacker che voglia craccare il telefono.

Certo Lucia non ci capisce granché di tecnologia, ma si chiede perché l’Italia a differenza di tutti i paesi nel mondo non abbia messo in piedi squadre di cacciatori di contatti. Ovvero team di psicologi, medici, sociologi che ricostruiscano i vari contatti col contagiato.

Dopo il messaggio della sua app Lucia si è pure un po’ informata su questa app. E ha scoperto che solo perché aveva appena cambiato il telefono è stata avvisata. Avesse avuto il suo Huawei non sarebbe stato possibile. Infatti IMMUNI non si installa su questi telefonini, che rappresentano il 30% dei telefonini presenti in Italia.

E, in questa ricerca, Lucia si è imbattuta pure nella dichiarazione di Jason Bay, direttore dell’Agenzia digitale di Singapore, uno dei primi Paesi al mondo dopo Cina e Corea del Sud ad aver usato un app per il tracciamento dei contagi:”se mi chiedete se qualsiasi sistema di tracciamento dei contatti che passa da Bluetooth, in qualsiasi luogo del mondo, sia pronto a sostituire il tracciamento manuale, la mia risposta è inequivocabilmente no”.

Insomma, l’utilizzo di IMMUNI purtroppo non è sostenibile senza un efficace coordinamento con strumenti di screening e indagini diffuse a livello nazionale attraverso tamponi o altri strumenti di verifica dell’effettiva positività.

Speriamo che si possa giungere presto a una soluzione, e che Lucia possa perdonare Renzo per essere stata costretta a stare in quarantena senza essere stata contagiata.

Print Friendly, PDF & Email