Ariosto in mostra a Villa d’Este di Tivoli

0
908
locandina
Locandina
locandina
Locandina

Fino al 30 ottobre la magica cornice di Villa d’Este ospita la mostra “I voli dell’Ariosto. L’Orlando Furioso e le arti”, allestita in occasione del cinquecentesimo anniversario della prima edizione dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto (1516). La mostra, organizzata dal Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli, e curata da Marina Cogotti, Vincenzo Farinelli e Monica Preti, intende celebrare l’impatto esercitato dal poema fino ad oggi sulle arti figurative. È al mecenate Ippolito d’Este che l’Ariosto dedicò il suo capolavoro rinascimentale, apparso per la prima volta a Ferrara nel 1516 e volto a celebrare la genealogia estense; all’epoca della prima edizione del Furioso, il cardinale Ippolito II d’Este, committente della villa tiburtina e nipote del dedicatario del poema, era solo un bimbo di sette anni. Ippolito II è citato con Ercole e gli altri fratelli nei versi del Terzo Capitolo: «quest’altro (…) Ippolito è, che non minor raggio che l’zio, risplenderà nel suo lignaggio» (III, 58).

Le opere presentate nella mostra attingono alle più varie tipologie e tecniche artistiche (dipinti, sculture, arazzi, ceramiche, disegni, incisioni, medaglie, libri illustrati…) e si inseriscono in un’esposizione rigorosa, nel suo costante rapporto con i temi del poema ariostesco, ma al tempo stesso capace di suggestionare emotivamente il visitatore. Il percorso comincia al piano nobile della villa, dove è possibile visitare gli appartamenti del cardinale: in un itinerario cronologico si possono seguire alcune vicende della fortuna visiva del poema. Una premessa è dedicata al volto e al mito del poeta: i ritratti cinquecenteschi dell’Ariosto dialogano con le rievocazioni ottocentesche di alcuni episodi, reali o fantastici, della sua vita. La prima sezione riguarda la storia figurativa del Furioso nel ‘500: si parte da un capolavoro di Dosso Dossi, che recenti indagini diagnostiche hanno confermato costituire la più antica testimonianza dell’iconografia ariostesca, e si giunge a fine secolo, con un bellissimo dipinto di Simone Peterzano dedicato all’ episodio dell’amore tra Angelica e Medoro. La sezione seicentesca, poi, particolarmente ricca per i prestiti concessi dai musei fiorentini, ruota intorno ad una serie di grandi dipinti che documentano la vasta diffusione, in diverse regioni della penisola, dei temi tratti dal poema nelle arti maggiori. Alcuni disegni di Fragonard e Giani costituiscono un intermezzo settecentesco, a cui fa seguito un affondo nell’Ottocento italiano e francese. Tra i protagonisti di questa sezione troviamo Ingres e Delacroix, ma soprattutto Gustave Dorè, autore di un bronzo dedicato al celebre episodio di Ruggiero sull’ippogrifo che uccide l’orca e salva Angelica, e per l’Italia Giuseppe Bisi, Massimo D’Azeglio e Giuseppe Bezzuoli. A concludere il percorso, l’omaggio al Furioso novecentesco di Luca Ronconi, messo in scena a Spoleto nel luglio del 1969 e poi riproposto in versione televisiva nel 1975: in questa sezione è possibile ammirare per la prima volta sia la sequenza di fotografie realizzate da Ugo Mulas in occasione della messa in scena dello spettacolo ronconiano in piazza del Duomo a Milano, sia i disegni preparatori delle scenografie e dei costumi realizzati da Pier Luigi Pizzi per la versione televisiva.

A integrazione della mostra, Villa d’Este propone durante il periodo di esposizione una serie di manifestazioni ed eventi collegati: percorsi nel territorio, concerti, proiezioni cinematografiche, spettacoli teatrali, conferenze, letture ariostesche.

Dove: Tivoli, Villa d’Este

Quando: fino al 30 ottobre 2016, dal martedì alla domenica dalle ore 8.30, aperture serali nelle giornate di venerdì e sabato

Print Friendly, PDF & Email