Bambina salva per miracolo, tragedia sfiorata ad Anzio

La mamma della piccola Shana, di solo 2 mesi, si sfoga sui social e racconta quello che si presenta come un caso di malasanità agli Ospedali Riuniti di Anzio e Nettuno

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Raccogliamo lo sfogo di Flavia Giolini, mamma della piccola Shana, che racconta la disavventura occorsa alla sua bambina di soli 2 mesi agli Ospedali Riuniti di Anzio e Nettuno:

“È mercoledì 29 Luglio ore 21:30 all’incirca e a mia figlia che non ha ancora compiuto 2 mesi iniziano a spuntare queste bolle sul mento. Subito contatto la pediatra che con la sua massima disponibilità mi risponde all’istante e mi consiglia di darle il bentelan. Nel frattempo il volto della mia bimba si gonfia e le bolle si propagano in pochissimi minuti anche sul corpo. Chiediamo di corsa il farmaco alla nostra vicina, perché noi non lo avevamo, che corre a portarlo (erano le 21:45 circa ndr), mia figlia non respira più come dovrebbe, le faccio il massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca. La dottoressa che ancora è al telefono ci dice di correre al pronto soccorso. Mio padre ed io con la piccola in braccio corriamo a prendere la macchina ed andiamo al Pronto Soccorso continuando a cercare di farla respirare. Catapultati al Pronto Soccorso spieghiamo la situazione, loro danno un’occhiata al volo, la bimba rigetta un po’ di latte e dicono che secondo loro sta meglio (era ancora gonfissima). Ci chiedono se abbiamo bisogno di assistenza (io e mio padre), io dico “no, è la piccola che ha bisogno di assistenza noi siamo giustamente agitati”. Chi mi conosce sa che sono una persona che non si allarma per niente. Ci dicono che loro non possono fare nulla, il pediatra del Pronto Soccorso finisce il turno alle 20 “il cortisone lo ha preso, se non state tranquilli andate al NOC oppure vedete se la vostra pediatra è disponibile”. Noi di corsa facciamo irruzione a casa della dottoressa alle ore 22:30, che fortunatamente conosciamo da diversi anni e ci accoglie senza problemi. Lei le tiene sotto controllo il respiro con lo stetoscopio, ma la bimba continua a gonfiarsi e, a momenti, si lascia proprio andare, sembra svenire. Noi facciamo di tutto per tenerla sveglia e cerchiamo di farla piangere per tenere aperte le vie respiratorie. La dottoressa chiama di corsa l’ambulanza in codice rosso. L’ambulanza arriva dopo qualche minuto, nel frattempo Shana sembra stabilizzare il respiro, il bentelan stava facendo effetto, era solo tanto stanca povera piccola. Spieghiamo tutta la situazione mentre aspettiamo la guardia medica e tutti restano scioccati dal fatto che il pronto soccorso ci abbia mandato via. Ci portano all’ospedale dei Castelli, alle 23:30 circa, e qui finalmente le iniziano a fare controlli approfonditi. Ora siamo tutti più tranquilli. A mente più lucida cominciamo a farci 2 conti: perché all’ospedale di Anzio dopo le 20 un bambino non può ricevere la giusta assistenza? Per fortuna c’è stata la super disponibilità della nostra pediatra, per fortuna ho avuto Federica come vicina, che ci ha portato subito quella pastiglia, per fortuna alla fine è stata proprio quella pastiglia a salvare la vita alla mia bambina, per fortuna che qualcuno lassù ci ha messo una mano in testa e ci ha salvati. Si è stata proprio la fortuna a salvare una famiglia intera, per non parlare di amici e parenti vari, da una disgrazia simile. Mi si blocca il cuore e le lacrime scendono a fiumi al solo ripensarci. È alla fortuna che noi italiani dobbiamo fare affidamento, non alla sanità. Mio padre, metabolizzato il tutto, decide di tornare al pronto soccorso di Anzio per prendere il verbale che, giustamente, non ci avevano rilasciato e dove, giustamente, hanno scritto che c’è ne siamo andati di nostra spontanea volontà, per poter poi esporre denuncia ai Carabinieri. La stessa effettuata la mattina del 30 luglio. Mio padre a quel punto si è alterato, e il comandante è andato di persona dai medici del pronto soccorso, che hanno deciso di chiamare il 31 luglio, quindi due giorni dopo l’accaduto, il reparto nel quale Shana è ricoverata per sapere se sta bene”. Conclude Flavia Giolini.

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