Basket playoff, Virtus Roma batte Siena e tiene accesa la speranza

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Virtus Roma
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Virtus Roma

SPORT – Capita tutto in una strana serata di giugno. Andare al Palaeur sembra più un obbligo che un reale piacere. C’è il cappotto nell’aria. Un quattro a zero che farebbe male anche nell’anima. Probabilmente è l’ultima partita della stagione della Virtus. Di questa strana stagione giocata da una strana squadra allenata da uno strano allenatore che non è mai riuscito a far breccia nel cuore dei tifosi. È introverso coach Dalmonte. Paga il fatto di venire dopo l’eroe Marco Calvani, inspiegabilmente allontanato dal GM Alberani dopo la finale scudetto dello scorso anno. Paga il fatto di dover allenare una squadra fatta da altri (dal suddetto GM). Gente come Hosley e Baron davvero poco hanno a che fare con il basket di sistema del coach. Nonostante ciò Dalmonte porta questa brutta Virtus ( è proprio il coach a definirla così) ai playoff. Elimina 3 a 0 Cantù, vincendo due volte consecutive al Pianella dove nessun altro lo aveva fatto in stagione. Ma non basta evidentemente. Perché Dalmonte non piace. Ed allora ecco lì le tre sconfitte in semifinale con Siena a riaprire polemiche sulle capacità del coach. Effettivamente diverse scelte sono state opinabili, per usare un eufemismo.  Ma siamo in semifinale. Chi lo avrebbe detto ad inizio stagione?
Poi arriva una sera, dalla quale ben pochi si aspettavano qualcosa di più che salutare i propri eroi e darsi appuntamento alla stagione successiva, in cui Dalmonte diventa l’allenatore della Virtus, il nostro condottiero, il mio coach (amministro un gruppo facebook dal nome “dalmonte vattene” per cui la mia è davvero una sorta di pubblica ammenda). Lo fa perché la Virtus batte Siena evitando il cappotto e mantenendo aperti i giochi. Lo fa perché è riuscito a dare ai giocatori motivazioni che pure i tifosi avevano perso. Lo fa perché ha dimostrato di avere lavorato molto in questi due giorni, proponendo schemi e soluzioni offensive nuove. Lo fa perché riesce finalmente a costruire dei giochi per Baron che si trasforma con i suoi 26 punti e 24 di valutazione da brutto anatroccolo a splendido cigno. Lo fa perché riesce a mantenere la calma ed a tranquillizzare la squadra quando gli arbitri tentano, al solito, di cambiare la partita, fischiando una tripletta di falli inesistenti a D’Ercole con un fallo tecnico come ciliegina sulla torta. Lo fa perché riesce ad usare Hosley per quello che il solo neurone dell’ americano gli consente (nonostante i fischi del pubblico il contributo di Hosley in difesa è notevole e con lui in campo Carter la retina non la vede). Lo fa quando riesce a non far perdere la bussola ad una squadra che a due minuti dalla fine si trova in un amen da +13 a +1. Ma lo fa soprattutto e principalmente quando, ripetutamente sollecitato dal GM Alberani ad effettuare un cambio, lo manda a quel paese. In quel momento Luca Dalmonte è diventato il mio coach. E probabilmente è diventato il coach di tutti gli orfani di Calvani. Ed oggi è il coach di tutti.
Ora, mio coach, non ti montare la testa. Il tuo gioco non mi piace. Ho una diversa visione del basket. Continuo comunque a ritenerti un abusivo. Quella panchina è di Marco Calvani. Ma nel frattempo ti sei conquistato sul campo i galloni per occuparla. Aspettando il ritorno del legittimo proprietario.  Ed allora perché non provare a vincere domenica a Siena per tornare al Palaeur martedì? Un Palaeur, coach Dalmonte, che da oggi è pure casa tua.

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