Come cambia il lavoro al tempo della robotica

Come cambia il lavoro. Se ne è discusso venerdì 20 Aprile scorso in un convegno tenuto e organizzato dall'Istituto Scolastico Villa Sora di Frascati

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Villa Sora

Il lavoro è parte della attuale complessità sociale e culturale e cambia quindi il modo con cui deve essere pensato. Si è aperto così Venerdì scorso a Villa Sora l’incontro “giovani, lavoro e orientamento nell’era 4.0” del ciclo “i tanti volti dell’umano”. L’interessante tavola rotonda  tra Maurizio Carucci di Avvenire, alcuni docenti e il pubblico. L’era 4.0 in cui viviamo è quella in cui internet “comanda” le cose, i processi di produzione che sono sempre più personalizzati e insieme “di massa”. La robotica è al centro e le professioni cambiano, scompaiono quelle a bassa specializzazione ma crescono i mestieri “intelligenti e creativi”. Occorre gestire la transizione per non far pagare il prezzo della svolta a determinate categorie sociali come operai o borghesi che scivolano verso occupazioni a bassa remunerazione. Il rischio disoccupazione da robot c’è, ma ogni svolta è sempre una opportunità. In Giappone all’industria 4.0 viene contrapposto già un modello sociale 5.0 nel quale l’industria “connessa” crea giustizia sociale non solo profitto. L’idea è mettere insieme industria e servizi e agevolare l’ingresso del mondo del lavoro anche per chi è in pensione attraverso lo “Smart working”. La tecnologia è opportunità solo se non ci si fa guidare da essa o peggio solo dal profitto. Il dibattito a Villa Sora è arrivato al punto cruciale grazie all’intervento dei ragazzi. In questo scenario ipertecnologico in cui le competenze e le conoscenze diventano rapidamente obsolete, su cosa devono puntare i giovani per la loro formazione? la risposta è:  scoprire e vivere le proprie passioni. Non interessi, ma proprio le passioni, ciò che scalda il cuore, ciò che quando lavori anche fino a tardi ti fa vivere bene e quasi non sentire la stanchezza. Le passioni vanno appunto scoperte, stimolate, suscitate e fatte emergere con un percorso educativo che deve iniziare fin dai primi anni di scuola, che sappia tenere insieme ragione e immaginazione, pensiero ed emozioni, spesso rimosse dai percorsi educativi e formativi. Il grande equivoco della civiltà ipertecnologica è quello che siano necessarie un’educazione e formazione solo tecnica, proprio il contrario di ciò di cui avremo bisogno. Il futuro del lavoro è nello spazio in cui comunicheranno le specializzazioni e i saperi, le conoscenze e le competenze. È lì che nasce il nuovo. Occorre scegliere percorsi adeguati che insegnino ad abitare l’attuale e futura complessità, quelli che formeranno, a tutti i livelli, menti critiche ed elastiche, figure ibride, aperte alle contaminazioni fra i saperi e le competenze.  Abitare l’ipercomplessità del mondo globale non è soltanto saper gestire o controllare le tecnologie, sfruttandone al massimo le potenzialità: c’è molto di più. Saper mantenere, oltre specialismo e profitto, la prospettiva sui sistemi e sull’insieme affinché la tecnologia non resti una opportunità per pochi è il monito che educazione e politica dovrebbero ascoltare. È così che si creano opportunità. A Villa Sora si è riflettuto ancora una volta, con i ragazzi e il territorio, sul futuro che ci attende, per viverlo senza paura.

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