Captain Fantastic alla Festa del Cinema di Roma

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Viggo Mortesen
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Viggo Mortesen

Verrà eternamente ricordato come Aragorn, l’ultimo re della dinastia degli uomini del Signore degli Anelli. Ma alla Festa del Cinema di Roma Viggo Mortensen è “Captain Fantastic” nel film omonimo di Matt Ross, presentato nella sezione “Alice nella città” e in uscita nelle sale italiane il 15 dicembre. Viggo interpreta Ben, padre devoto che vive con la moglie e i sei figli isolato dal mondo nelle foreste del Pacifico nord-occidentale. Lontano dalla società, dedica la propria vita a trasformare i figli in adulti straordinari, infondendo loro una connessione primordiale con la natura. Fino a quando una tragedia si abbatte sulla sua famiglia, costringendolo a lasciare quel paradiso naturale, faticosamente costruito, per iniziare insieme ai suoi ragazzi un viaggio nel mondo esterno. Un percorso che metterà in dubbio la sua idea di cosa significa essere un genitore, e tutto ciò che ha insegnato ai suoi figli. Archiviata l’esperienza fantasy della trilogia nata dalla penna di Tolkien, Mortensen ha prestato il volto al pony express Frank Hopkins in Oceano di Fuoco – Hidalgo (2004) e al fondatore della psicanalisi Sigmund Freud in A Dangerous Method (2011), ruoli che l’hanno consacrato come uno degli artisti più versatili nel panorama hollywoodiano. Questa volta, veste i panni di un padre liberal in una pellicola indipendente, primo lavoro importante da regista di Matt Ross, attore già affermato nell’ambiente cinematografico e televisivo americano.

Abbiamo incontrato Ross e Mortensen in conferenza stampa:

Al regista: è una storia che contiene riferimenti personali?

Ross: «Sì, ci sono alcuni elementi biografici. Mia madre fondò una comunità di vita alternativa in Oregon, per un periodo abbiamo vissuto in una tenda indiana isolata tra le montagne. Il film, in realtà, tratta dei valori che come padre vorrei trasmettere ai miei figli»;

All’attore: cosa l’ha catturata del personaggio?

Mortensen: «Questo film è tra i più bei copioni che ho letto negli ultimi anni. Mi interessava il viaggio emotivo di un personaggio che deve scontrarsi con ostacoli. All’inizio ho pensato si trattasse di un supereroe, visto il titolo. Ma non è solo una storia sul superamento di idee tradizionali e conservatrici, che mostra un modello alternativo di famiglia, liberal e di sinistra: è soprattutto un viaggio che costringe tutti a cambiare e adattarsi»;

All’attore: come ti sei trovato a lavorare con Matt Ross?

Mortensen: «Matt è un ottimo attore, e in quanto tale sul set ci dava l’impressione di essere tranquillo, di non preoccuparsi, ma in realtà dentro moriva, era teso. Non è stato un film facile, infatti, essendo un film indipendente girato in locations isolate e con un budget limitato. Come regista ha saputo creare un’atmosfera divertente e ha fatto un lavoro eccellente sia col cast tecnico che con quello artistico»;

All’attore: si rispecchia nella figura di un padre attento a infondere ai figli determinati valori culturali? Come vive il suo status di artista indipendente?

Mortensen: « Personalmente, da figlio ho avuto un’educazione tradizionale, mio padre lavorava e non lo vedevo molto. Come padre, invece, riscontro delle analogie col personaggio di Ben: prediligo un modello familiare basato sull’onestà, sulla curiosità, sul dialogo aperto. Non è una cosa che definirei “di sinistra” ma si tratta di buon senso. Dal punto di vista professionale non ho mai seguito nessuna filosofia in particolare: non penso ai soldi o allo star system, scelgo storie che mi piacerebbe andare a vedere al cinema e, quando interpreto un personaggio, lo faccio con amore incondizionato»;

Al regista e all’attore: qual è il vostro punto di vista sulle elezioni americane?

Ross: «È una situazione imbarazzante, siamo sconcertati. Almeno non siamo i soli a vivere una situazione simile: penso alla Russia, ad esempio, e anche in questo paese avete avuto una versione analoga alla nostra. Sembra un film hollywoodiano, è deprimente vedere un candidato razzista, sessista e privo di qualifiche».

Mortensen: «È una situazione terribile, la peggiore versione di una campagna presidenziale che io ricordi».

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