Carlo Prosperi, “Tra popolari e populisti io sto con i popolari”

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Carlo Prosperi - Scuola Politica Fondazione An
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Carlo Prosperi – Scuola Politica Fondazione An

E’ Carlo Prosperi la voce ed il pensiero che oggi proponiamo dalle aule della Scuola Politica della Fondazione Alleanza Nazionale.

“Premetto che non mi piace parlare di attività politica. Attività è un termine temporalmente stabilito, blando, basato sulla volontarietà dell’azione finalizzata ad un obiettivo. L’attività è quella professionale, per capirci.
Preferisco conversare di militanza, un impegno dis-interessato continuo, totale ed onnicomprensivo. Onnivoro, azzarderei.
Passati gli anni delle scuole superiori, in cui inizio a coltivare quel senso di entusiasmo della responsabilità crescendo fra letture storiche e rappresentanza studentesca – aderisco a La Destra, a cui ho dato nel 2009 il mio primo voto.
Fu, per me, molto importante poter segnare per la prima volta una scheda elettorale.
Rappresentava la prima campagna a cui partecipavo, come militante. Ricevetti la scheda il giorno stesso del mio diciottesimo compleanno, ed un paio di giorni dopo la presentai al seggio.
Un paio di anni dopo, aderii al Popolo della Libertà, avvicinandomi alla corrente della Nuova Italia.
Fino allo spappolamento, sono attivo nelle fila della Giovane Italia di Roma e Provincia di Roma, fra l’Università e qualche esperienza territoriale.

Ho sempre avuto una passione smodata per gli affari esteri che ho sfogato tramite l’associazionismo e la presenza in alcune strutture giovanili del Partito Popolare Europeo.
Cerco di riunire il centrodestra fornendo alla diaspora una piattaforma di dibattito come www.centro-destra.it“.

In poche parole sapresti dare una definizione della tua destra ideale?

“Il momento generatore della politica è la distinzione amico/nemico.
La mia destra ha come nemici il populismo, lo statalismo becero, chi sbandiera i colori della Federazione Russa per ragioni pecuniarie, quella piazza che urla “pane e salame” senza fornire un’offerta agli elettori.
Ha, invece, come amici i fermenti culturali liberali in economia e popolari nei valori, occidentalisti in politica estera e visionari di una Russia europea ed europeista.
E, poi, quello che è mancato veramente: un sistema competitivo di selezione della classe dirigente. Le primarie, i congressi o strumentalità nuove.
La malattia del centrodestra, che lo ha eroso piano piano- è la mancanza di sistemi del genere, unitamente alle opacità amministrative e alla selezione clientelare degli addetti ai lavori”.

Oltre al fattore economico, la globalizzazione dell’ultimo ventennio ha portato alla ribalta con le migrazioni di massa ed il riaffiorare dei terrorismi, gli scontri tra culture, religioni, identità e valori non negoziabili: come si dovrebbe porre la tua destra in questo contesto culturale globale?

“La globalizzazione avrebbe dovuto portare nel nostro Mondo un benefico interesse solo per tematiche di natura economica, finanziaria, globale. negli anni ’90 le parole d’ordine erano global warming, di riduzione di CO2, di parità di genere.
Pensavamo, con eccesso di ottimismo, che la fine della Storia fosse arrivata.
Gli assoluti della nostra società sono terminati, sconfitti da un pallido relativismo.
I valori sono anacronistici, e lasciano solo spazio all’ipertrofia dei diritti, al diritto sacrosanto di avere diritti, senza alcun dovere.
Nel frattempo, la Storia è tornata e lo Spirito del Mondo ha camminato nuovamente in Europa, imbracciando un’arma automatica ed urlando al martirio per Allah.
Il centrodestra deve contrapporre alle parole d’ordine del pacifismo e del multiculturalismo, tipiche della sinistra dai piedi scalzi, quelle della identità forte e della cultura della sicurezza.
Nell’era del clash of civilizations, a i nemici cresciuti nell’inimicizia assoluta, bisogna contrapporre una concezione identitaria occidentale, basata sul retaggio culturale cristiano, la tradizione individualista e il rispetto per i diritti umani”.
Se il destino dell’Europa fosse nelle mani della tua destra, quale forma di Governo, struttura istituzionale e modello economico adotteresti per il vecchio continente?

“L’Europa è stata fondata da e per l’economia.
Le prime forme di collaborazione volevano rendere sinergiche le materie prime più calde dal punto di vista bellico.
Si pensava, avendo come mito il Progresso lineare e cumulativo, che l’integrazione economica avrebbe portato naturalmente quella politica.
Il rigetto dell’identità cristiana nel progetto di Costituzione europea ha causato, poi, la mancanza totale di senso di appartenenza.
Le criticità del Trattato di Lisbona e l’overlapping di poteri fra i centri direzionali ha inasprito la situazione.
Arriverà presto quel momento in cui le classi dirigenti europee, fra Bruxelles, L’Aja, Strasburgo- si chiederanno “Che fare?”.
Per adesso, l’elezione diretta del Presidente della Commissione Europea ed un allargamento dei poteri del Parlamento Europeo sembrerebbero la modalità a breve termine per ristrutturare le crepe dell’impalcatura europea, affinchè non tracolli.
La lunghezza della carta stampata, però, non aiuterà l’Europa a rinascere ed essere soggetto.
Manca l’unità, perchè non abbiamo RADICI….”.

IN COSA CONSISTE SECONDO TE L’ITALIA E L’ITALIANITA’?

“Racconto un aneddoto. Durante una serie di presentazioni ad una conferenza internazionale, la delegazione austriaca mostrò in un video come proprio simbolo Conchita Wurst.
Noi italiani proiettammo un video dove si notava la grande capacità imprenditoriale, scientifica, accademica, creativa del nostro Paese.
Perchè siamo STRA-ORDINARI, come concludeva il video.
Ecco, è Italiano chi è stra-ordinario. E’ un po’ santo, un po’ navigatore, un po’ poeta, mediterraneo, europeo ed occidentale”…

In Italia si fa un gran parlare di riforme, istituzionali e sociali: quali secondo te le priorità della destra in termini di riforme? Come per l’Europa così per l’Italia che tipo e quali riforme adotteresti?

“Due sono le grandi riforme che il centrodestra deve far proprie: quella della trasformazione in senso presidenziale del nostro ordinamento, e la ricalibrazione dei rapporti fra Stato ed Enti locali.
Il definitivo superamento del bicameralismo perfetto e paritario a favore di una camera di rappresentanza degli enti locali, migliorabile dalla versione renziana, prendendo a spunto le esperienze della Germania, è auspicabile.
La camera alta avrebbe competenze di bilancio, di turismo ed altre materie di competenza delle Regioni.
Gli esecutivi regionali ed i Sindaci delle Città Metropolitane invierebbero dei propri stakeholders, ed il diritto di voto attribuito alle delegazioni”.
Quali soluzioni, se ne vedi la necessità, dovrebbe adottare la destra italiana in termini di “diritti civili”: coppie di fatto, aborto, proibizionismo, immigrazione, cittadinanza e sicurezza?

“Nelle tematiche della biopolitica, tendo a distinguere – da uomo contemporaneo europeo nato dopo la caduta della Cortina di ferro – valori e numeri. Nel campo dell’umano, bisogna sottoporre sempre la scelta di policy a quella politica. La politica è combinazione di utile a morale, la policy è semplice calcolo di costi e benefici in una decisione. Mi ritengo pregno di valori. Se rinunciassi ad essi, rinuncerei a me stesso.

L’istituto della famiglia è in profonda crisi. Gli incentivi alla natalità sono ridotti all’osso e costituire un nucleo è un investimento che molti giovani non possono sostenere.
Sono per il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto.
Non vedo motivazioni per non riconoscere i medesimi diritti.
Le affettività vanno tutelate nelle forme che si addicono ai costumi delle società.
L’istituto del matrimonio – simbolo ante litteram dell’Europa cristiana – non va snaturato. Il negozio matrimoniale prevede solo doveri. E’ sensitivamente superiore rispetto l’unione. Nell’Europa cristiana, i diritti discendono logicamente dai doveri.
Non possiamo dire che non esistano altre forme di espressione d’amore ma, per chi crede in dei valori non negoziabili, il matrimonio, così come la genitorialità, è solo fra persone di sesso diverso.

Bisogna porre dei freni alla biopolitica. Previsioni legislative come la surrogazione di maternità, il famoso “utero in affitto”, sono degradanti per la natura stessa dell’uomo. Vuoi amare un figlio? Esistono le adozioni nazionali ed internazionali.

In ottica di utilità, la liberalizzazione delle droghe leggere aiuterebbe il contrasto del traffico illecito e aumenterebbe il prodotto interno lordo. E’ vero. Però chi tiene da conto solo i numeri della calcolatrice pensa solo ai riflessi nel medio e breve termine nella società. Per questo, nonostante sia favorevole ad una depenalizzazione del commercio delle droghe leggere esso dovrebbe essere accompagnato da una profonda educazione di contrasto al consumo”.
Secondo te quale dovrebbe essere il luogo ed il posizionamento politico nel panorama nazionale di oggi, ove la tua destra dovrebbe inserirsi? Se e con chi la vedresti alleata o in contrapposizione?

“Fra popolari e populisti, io sarò sempre con i primi.
La foto di Bologna consegna la leadership del centrodestra ad un ex comunista che, preso dalla volontà di potenza elettorale, propose di attivare due linee di autobus: una per i milanesi ed una per i non milanesi.
Il sistema del doppio turno imporrà ai concorrenti nella corsa per l’elezione parlamentare una scelta di natura ideologica, culturale, più raffinata e complessa rispetto la sommatoria dei dati dei sondaggi.
Il centrodestra, se unito, raggiungerebbe il ballottaggio. Però, preferisco tenere i minestroni, quella roba che mette assieme Passera con Meloni, e Salvini con Fitto, negli scaffali del supermercato. Senza una piattaforma programmatica condivisa, una leadership eletta democraticamente, una moderazione nelle tematiche affrontate da parte delle ali più estreme, la mia destra sarebbe fuori da ogni accordo elettorale.
Con la cosa nero-verde, la mia destra non ha nulla a che fare. Ed in una ipotetica corsa fra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, sicuramente non mi posizionerei con chi ha dimostrato di non saper tenere nemmeno le redini di piccole città”.

Sapresti indicare 5 nomi di leader, nazionali e/o internazionali, contemporanei e non, dell’ultimo secolo che a tuo avviso hanno rappresentato o rappresentano il tuo modello di destra?

“Sono un grande appassionato di biografie. Mi hanno insegnato che siamo solo nani sulle spalle di giganti.
Fra contemporanei e passati leader, un pantheon ben constituito vede Beniamin Netanyahu, Vladimir Putin, Ronald Reagan, Vaclav Havel e Viktor Orban sedere allo stesso tavolo.
Dimostrano ed hanno dimostrato il valore di avere valori, la capacità di essere ritti di fronte le rovine”.

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