Cd Frascati, “aspetti e soluzioni dell’emergenza idrica”

Nota di Centro Democratico Frascati sull'emergenza idrica dell'estate 2017

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Villa Aldobrandini
Vista di Villa Aldobrandini

“In un’area come quella di Frascati e dell’area tuscolana, ricca di acqua, l’emergenza idrica rappresenta un problema le cui responsabilità coinvolgono primariamente le amministrazioni pubbliche e gli enti preposti ad approvvigionamento e distribuzione – inizia così la nota di Centro Democratico Frascati. La questione riguarda anche Roma e numerosi altri comuni ed è gravata da una frammentazione amministrativa irresponsabilmente assecondata da numerosi esponenti politici. Tra i 1,5 milioni di romani coinvolti nell’emergenza, 300mila risiedono ai Castelli. Frascati e comuni limitrofi erano serviti dal consorzio Doganella, smantellato dall’amministrazione Posa (la società fu commissariata del 1999, per quindi passare ad Acea nel 2006, seguendo le disposizioni previste dall’art. 25 della legge 142/90 e la legge 437/95). Il sistema idrico della città, del quale peraltro nemmeno esiste una mappa dettagliata, fa riferimento al serbatoio principale, il cosiddetto Bunker del Tuscolo, alimentato dalle fonti della Doganella; da qui parte una rete a caduta che comprende i serbatoi di Villa Falconieri, Algidosia, Fausto Cecconi, che serve la parte alta della città, e un’altra che ne rifornisce la parte bassa attraverso il serbatoio di Vigna Ferri. La crisi idrica in corso si è annunciata a giugno, mentre sedeva a Palazzo Marconi il commissario prefettizio Bruno Strati – continua così la nota. Le turnazioni sono incrementate progressivamente portando al vero e proprio distacco del servizio anche fuori dall’orario previsto in numerose zone e addirittura per giorni in un’area che ha coinvolto praticamente tutta Frascati bassa da via Tuscolana in giù (principalmente Frantoio Romano, Fontanile del Piscaro, via Bernaschi, Macchia dello Sterparo, Collemaria); nel mentre, si diffondevano pure diverse perdite (Vermicino, Cocciano, Fontanile del Piscaro). Altre rotture hanno poi riguardato il serbatoio Algidosia, lasciando senza acqua per alcuni giorni anche Frascati alta. Il serbatoio di Fausto Cecconi ha permesso di riequilibrare, tramite l’utilizzo di un by-pass, le esigenze della rete, che fa riferimento al serbatoio di Vigna Ferri. Un servizio autobotti dislocate in diversi punti della città ha permesso la fornitura di acqua ai cittadini. La disponibilità delle acque è stata integrata con quelle dell’acquedotto del Simbrivio ed stato richiesto un aumento di prelievo dalle sorgenti del Pertuso. Nonostante gli impegni assunti dal neosindaco Roberto Mastrosanti e dalla società Acea Ato2, la crisi non sembra essere risolta, mentre le condizioni climatiche continueranno a mettere crisi la rete degli acquedotti attualmente in deficit d’approvvigionamento di circa il 20%. Gli interventi strutturali previsti per il miglioramento de progetti già approvati comprendono un finanziamento di 6 milioni di euro, che cercherà di superare la scarsa pressione del serbatoio di Vigna Ferri, per ampliarlo di sei volte (fino a 6mila mc) e alimentarlo con le acque dell’acquedotto Marcio – si conclude così la nota. Un finanziamento di 700mila euro e un progetto ancora da definire sostituirà entro il 2018 l’acquedotto di via di Salè e Colle Maria. La revisione strutturale resa necessaria dalla fatiscienza degli impianti, alle cui esigenze né la loro cessione, né il referendum, hanno saputo fornire soluzioni, potrà essere risolta soltanto da un’azione capace di superare le divisioni tra comuni in un ottica di area metropolitana, e su questa base recuperare una coerente idea di servizio pubblico.

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