Cezara racconta la sua Italia senza cittadinanza

"I miei nonni mi hanno detto che con te non posso giocare perché sei rumena": la storia di Cezara, giovane ragazza che ci racconta la sua Italia

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Cezara Ilovan

Oggi abbiamo intervistato una giovane ragazza di origine rumena, residente a Genzano, di nome Cezara, che ci darà la possibilità di vedere con il suo sguardo il nostro Paese, di conoscere la sua storia, ed il suo dispiacere di non essere nata direttamente sul territorio italiano. Cezara ha 20 anni, vive a Genzano di Roma dalla tenera età di due anni con tutta la sua famiglia, ma nonostante il forte sentimento che la porta a sentirsi totalmente italiana rimane restia ad alcune vicissitudini che ha incontrato nel suo percorso di vita.

Allora Cezara, da quanto sei in Italia e perché hai lasciato il tuo Paese natale?

“Bene, sono in Italia da quando ho due anni per scelta dei miei genitori che al tempo volevano donare a me e alle mie sorelle una vita ed una formazione migliore, che la Romania non poteva darci. Intorno ai miei 12 anni, però, questa convinzione ha iniziato a vacillare, molto spesso mio padre aveva pensato di ritornare in Romania a causa della situazione che si stava creando in Italia, anche per avere la possibilità di contare su più persone possibili avendo lasciato in Romania amici e parenti. Mio padre ha una forte voglia di tornare in patria, ma prima di lasciarci sole qui (a me e alle mie sorelle) vuole vederci sistemate anche perché per noi sarebbe molto difficile abbandonare l’Italia, ormai ci siamo ambientate qui, questa per me è casa”;

Ti senti completamente italiana o vivi un biculturalismo?

“Mi sono realmente resa conto di quanto mi senta realmente italiana da poco, da quando ho iniziato ad interessarmi alle questioni che riguardano la società, la cultura e la politica, ho iniziato a volere il meglio per il mio paese. Vorrei vivere qui, lavorare, laurearmi e chissà, ma soprattutto spero e spererò sempre il meglio per l’Italia”;

Quanto ti senti arricchita dalla possibilità di vivere contemporaneamente due culture?

“Fortunatamente a differenza di molti miei amici o coetanei di nazionalità straniera non ho mai provato un senso di inferiorità o vergogna.  Non posso sentirmi di dire che mi sento totalmente fiera della mia nazionalità ma un senso di orgoglio l’ho sempre mantenuto. Più che altro alla Romania ricollego solo momenti della mia infanzia. Inoltre la conoscenza delle due lingue neolatine mi ha molto aiutato al liceo con le versioni di latino, quindi più ricca di così di questo biculturalismo non potrei sentirmi”;

Sei mai stata discriminata?
“È capitato, quando ero più piccola soprattutto. La mia fortuna è che sono una persona selettiva e ciò mi ha molto salvato nelle relazioni interpersonali, circondandomi da chi non mi avrebbe mai giudicato per la mia provenienza, religione, status economico, sociale e tutti quegli aspetti effimeri.  Da piccola però una bambina è arrivata anche a dirmi: “scusa non posso più giocare con te perché i miei nonni i hanno detto che sei romena”, ma non mi pesò, visto che neanche sapevo che quell’episodio potesse rientrare nel concetto di discriminazione. Una cosa che ritengo vergognosa però è l’educazione che quei nonni hanno imposto alla nipote, probabilmente se fossi stata inglese o americana sarei andata bene per i nonni della bambina, ma essere romena o marocchina è oggetto di stereotipi e discriminazione”;

Ti senti cittadina italiana? Provi disappunto su alcune leggi italiane, in particolare quelle inerenti alla cittadinanza?

“Si, le ritengo corrette, anche se trovo discutibile il fatto che io debba essere paragonata da questo punto di vista a tutti i cittadini comunitari che vogliono fare una richiesta di cittadinanza. Sono stata non poco contenta quando infatti si è discusso di ius soli e ius culturae. E mi è dispiaciuto che lo stato italiano abbia reputato di avere questioni più importanti da discutere e risolvere, non penso che vada data così poca rilevanza a tutti i potenziali contributi dei tanti ragazzi che come me sarebbero ben felici di poter dare il proprio contributo a questo stato e che lo farebbero non meno e non più di un italiano”;

Come hai vissuto il fatto di non poter votare alle europee?

“Non mi sento rappresentata per quanto vorrei visto che comunque il diritto di voto ancora non lo ho e questa è una delle poche cose che veramente mi pesano. Il fatto di non aver ancora mai potuto votare mentre ero circondata da amici che potevano e ne erano fieri, mi ha dato la conferma di non essere italiana per lo stato, ovviamente. L’ho vissuta talmente male che per un periodo ho pensato di non chiedere più la cittadinanza, non volevo interessarmi ad uno stato al quale io non interesso. Ragionamento abbastanza immaturo comprensibile però per una ragazza di 18anni un po’ infastidita dalla situazione”;

Le tue sorelle invece? Loro hanno già la cittadinanza per ius soli?

“Ho due sorelle più piccole, quella di mezzo non è nata sul suolo italiano e quindi vive la mia stessa situazione. La più piccola, invece, è più fortunata visto che è nata sul suolo italiano e quindi otterrà la cittadinanza molto più facilmente rispetto a noi. Quando eravamo piccole e litigavamo, la più piccola per porre fine alle discussioni ci diceva: “zitte voi. Io sono italiana e voi siete rumene.”.

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