#ChiAmaNonFerisce, la cultura non violenta parte dai giovani

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Ilaria Castro
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Ilaria Castro

Un appuntamento di grande impatto comunicativo ed emotivo quello organizzato ad Albano Laziale, di dialogo e di confronto con i giovani delle scuole per un cambiamento verso una cultura non-violenta. Ospite dell’incontro Bo Guerreschi della Bon’t Worry Onlus: «Parlate, non abbiate paura – ha detto – non siete da soli!»

Nell’Aula Consiliare del Comune di Albano Laziale, in provincia di Roma ai Castelli Romani, tutto è pronto. Tra gli organizzatori si respira emozione, fermento, voglia di interagire al meglio con i ragazzi che di lì a poco affolleranno la sala. Ed eccoli! Arrivano tutti insieme. Neppure un violento temporale li ha fermati. Sono gli studenti della Scuola Professionale ‘Formalba’, ragazzi tra i 14 e i 16 anni. Sono circa 150. Accompagnati dai loro insegnanti prendono posto nell’Aula del Comune per gridare il loro ‘NO’ alla violenza sulle donne nella Giornata Mondiale il 25 novembre scorso. Sono loro i giovani protagonisti dell’incontro ‘#ChiAmaNonFerisce’, organizzato dalla Scuola di Formazione Professionale Formalba sede di Albano Laziale (Rm) e dalla sua direttrice Simona Brugnoli; una struttura che da anni sostiene e aiuta giovani, famiglie svantaggiate, donne e diversamente abili, attraverso iniziative formative, educative e ricreative. Patrocinata dall’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Albano Laziale e realizzato in collaborazione con l’Associazione San Francesco ‘Insieme per la Pace’. Un momento di dialogo e di confronto con i giovani per un cambiamento verso una cultura non-violenta. Oggi più che mai, infatti, bambini e adolescenti sono continuamente esposti alla violenza della cronaca nera mediatica, o ad episodi aggressivi vissuti nel quotidiano. Tutti “modelli comportamentali devianti” indotti, che prevedono sempre una vittima ed un carnefice: ruoli dai quali, una volta entrati è difficile uscire. Da qui l’importanza fin dalla giovane età di educare al rispetto, a non utilizzare mai la violenza come modello base di una relazione e a non accettarla mai come prova d’amore. Così, per il terzo anno consecutivo, i ragazzi hanno così affrontato la violenza sulle donne come lavoro didattico con i loro insegnanti attraverso tanti temi, dai quali sono inaspettatamente emerse storie personali di abusi, alla formulazione di pensieri scritti da allegare alle fotografie, allestite in Aula, realizzate Gruppo Fotografico ‘The Light and Us’ e raccolte sotto il titolo ‘Il Belo della Donna’, cercando di proiettare questo argomento in una dimensione di speranza. In silenzio, attenti ad ogni parola, tenendosi per mano, qualche lacrima a tradire la loro fragilità, i ragazzi si sono lasciati catturare emotivamente dai tanti registri comunicativi dei relatori che avevano tutti un comune obiettivo, quello di non farli sentire da soli ma accompagnati e supportati. L’invito dell’Assessore alle Politiche Giovanili, Alessandra Zeppieri, a non restare in silenzio e a denunciare perché solo così è possibile liberarsi dalle catene della violenza in ogni sua forma. La riflessione dello psicologo Stefano Coletta sul mondo emotivo, sottolineando l’importanza di avere un rapporto affettivo alla pari con chi abbiamo accanto, da soggetto a soggetto e non da soggetto ad oggetto. Ed ancora, il raccoglimento e le lacrime nel veder rappresentata dall’attrice teatrale Donatella Costesta la solitudine che spesso li prende e scoprire che attraverso l’arte è possibile vincerla e diventare artefici della propria vita. Il canto soul e pieno di forza di Eleonora D’Apolito ha fatto da apripista all’intervento di Bo Guerreschi, presidentessa della Onlus internazionale Bon’t Worry da anni accanto a donne e bambini nel superare un abuso: «Lasciate perdere Internet, i vostri cellulari! Il mondo virtuale nel quale vivete non dà la soluzione ai vostri problemi. Dovete comunicare tra di voi, parlare, perché magari la vostra amica del cuore potrebbe avere un problema del quale non parla per vergogna o paura e voi che gli state accanto non lo sapete.» «Parlate, non abbiate paura – ha poi sottolineato con forza Bo Guerreschi -, non siete da soli!». Terminato l’incontro, insieme ai loro insegnanti, hanno viso una ad una le foto de ‘Il Bello della Donna’ esposte sui banchi dell’Aula Consiliare con un’emozione forte e palpabile. Una ragazza, vestita di bianco, esce camminando da un tunnel buio, davanti a lei solo luce e colori: è stata questa immagine, in particolare, a colpire i ragazzi che così hanno compreso che, con il giusto aiuto e supporto un’altra vita è davvero possibile.

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