Clive Owen presenta The Knick

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clive owen Serio e impostato, in perfetto british style, Clive Owen sbarca al festival del Cinema di Roma per presentare The Knick, la nuova TV series diretta dal regista americano Steven Sodenbergh, premio Oscar nel 2001 per Traffic.  La serie è un medical drama che  ha debuttato ad agosto negli USA e andrà in onda in autunno sul canale SKY Atlantic, e segue le vicende del dottor John Thackery, personaggio inquieto che ama la cocaina e detesta la concorrenza. Alla fine dell’800, in un’epoca caratterizzata da elevati tassi di mortalità e assenza di antibiotici, Thackery regna incontrastato fra le mura del Knickerbocker Hospital di New York, dove è noto semplicemente come The Knick. Primo lavoro realizzato da Sodenbergh dopo avere pubblicamente annunciato il suo ritiro dal mondo del cinema, The Knick è una serie in dieci puntate dirette con magistrale inventiva. La serie è un’immersione gotica immersa nel lato più oscuro e inquietante del ventesimo secolo e in fatto di sperimentazione si avvicina a opere sacre come Gangs of New York di Scorsese. Il personaggio, medico brillante e tossicomane, è ispirato dalla figura del chirurgo statunitense William Stewart Halsted, medico che per motivi etici aveva la consuetudine di sperimentare i farmaci (tra cui la cocaina, tra i primi anestetici locali) prima su sé stesso, diventando così farmacodipendente.

In conferenza stampa, Owen ci racconta che ha accettato la parte di Thackery quarantacinque minuti dopo aver letto la sceneggiatura. La preparazione è stata complessa e impegnativa – “per entrare nel ruolo, mi sono servito di archivi fotografici che mostravano strumenti chirurgici dell’epoca” – ha dichiarato l’attore, che ha risposto alle domande dei giornalisti. Tra questi, c’è stato chi ha alluso al suo indiscusso fascino:

La diverte o la annoia essere definito un sex symbol?

Non ci penso. Sarebbe terribile se mi fermassi a pensare che vengo definito e considerato un sex symbol.

Con quale regista italiano le piacerebbe lavorare e perché?

Sicuramente con Sorrentino, di cui sono grande ammiratore. Mi è piaciuto molto La grande bellezza.

Nell’incontro con il pubblico, poi, vengono mostrate immagini tratte da alcuni film dell’attore britannico, dal semi – sconosciuto Croupier, film del 1998 di Mike Hodges, a Closer, film del 2005 di Mike Nichols che gli è valso una candidatura ai Golden Globe e un BAFTA. Owen racconta dei propri inizi: “Provenivo da una scuola popolare, poi ho fatto un provino alla filodrammatica, al tempo diretta da quello che sarebbe diventato il direttore della Royal Shakespeare Company. Sono stato da subito determinato nel voler diventare attore di teatro”.

Sa dirci qualcosa sulle sue esperienze iniziali?

Non conoscevo molte scuole di teatro. Conoscevo solo la Royal Academy, dove poi sono entrato. E’ stato il mio punto di partenza. Sono cosciente del fatto che all’inizio molto ha contato la fortuna.

Qualcuno ha scritto che per essere grandi al cinema bisogna trovare un proprio stile di impassibilità, e pare che lei lo abbia trovato. Quando ha raggiunto questo traguardo?

Solo davanti a una cinepresa. A differenza del teatro, il cinema sa svelare la verità di un attore.

Le piace rivedersi?

Assolutamente no, sono il peggior giudice di me stesso, sto sempre a controllare ogni dettaglio.

Owen, da sempre interessato a interpretare personaggi complessi e fuori dalle righe, è uno dei pochi attori in circolazione che ha saputo conciliare la carriera da attore di teatro a quella di attore di cinema, alternando film d’autore impegnati a film d’azione tipicamente hollywoodiani.

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