Colloqui Fiorentini, studenti tra Pirandello e patatine

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Firenze (foto di Angelo Gargiulo)
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Firenze (foto di Angelo Gargiulo)

Per tre giorni, le strade del capoluogo toscano, abituate alle folle estive di turisti, si sono popolate di 3628 rumorosi arrivi fuori stagione, pronti ad immergersi tra i vicoli ed animare le piazze. Siamo in epoca globalizzata, e dunque è non senza sconforto che il McDonalds di Santa Maria Novella può essere preso come emblema di ciò che accade in città, ma tant’è, e qui il cambiamento è davvero evidente: per tre giorni, migliaia di studenti si sono seduti alle sue panche, cosa di per sè non eclatante, non fosse che ognuno di loro parla un dialetto diverso, e, questo davvero straordinario, tutti loro parlano di letteratura, discutono di Pirandello. Ai turisti stranieri con souvenirs alla mano si sono sostituiti ragazzi da tutta Italia che sfogliano il Fu Mattia Pascal. Per tre giorni. È l’alchimia dei Colloqui Fiorentini, dal 2 al 4 Marzo nel Centro Congressi di Firenze (ma anche, novità dell’anno, alla Fortezza da Basso, perchè “in tremila Firenze a stento vi contiene”). Tre giorni di conferenze mattutine, con gli ospiti più svariati, dagli eminenti professori agli scrittori come D’Avenia, alla gente di spettacolo, ma anche tre giorni di seminari pomeridiani e, non ultime, tre serate in cui godersi il Lungarno in compagnia di amici da ogni regione. Il materiale per interessare gli studenti è molto, il tempo in cui annoiarsi, in fondo, non così tanto, e il tempo per visitare Firenze c’è anche quello. Come, dunque, non godersi l’esperienza? Forse lo hanno pensato anche in troppi, dai licei dei castelli romani, che rinverdiscono un’adesione già da tempo ampia, ma mai così tanto, ma certo è anche grazie a questa che il Lazio può vantare una lunga e consolidata presenza al convegno. E i risultati? Forse non tutti sono interessati, forse c’è chi vuole un viaggio di piacere, ma un grande risultato resta. È quello visibile nel McDonalds, la letteratura che prende possesso della vita quotidiana ed anima i ragazzi per tre giorni. È se li anima davanti a un panino, figurarsi quando, di sera, saranno davanti a Brunelleschi. Anche questo, per fortuna, è scuola.

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