Come salvare le donne dal cesareo, Meta intervista Ivana Arena

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Convegno Microbirth
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Convegno Microbirth

In occasione della Settimana dell’Allattamento Mondiale, svoltasi dal 1 al 7 ottobre, le associazioni di volontariato Città delle Mamme Frascati e la Goccia Magica hanno organizzato per la mattina di venerdì 28 novembre un momento di sensibilizzazione pubblica sull’allattamento materno. Attualmente il tema dell’allattamento materno non ha ancora tutta l’attenzione che merita: le evidenze scientifiche nel campo della salute e della sostenibilità ed evoluzione della vita ci indicano sempre più che i processi fisiologici che compongono la salute primale e globale sono fortemente interdipendenti ed interconnessi. Un’efficace protezione dell’allattamento può avvenire solo se vengono protette e non inibite le fasi della riproduzione/procreazione che precedono l’allattamento stesso. L’evento, che ha avuto luogo nella Sala degli Specchi del comune di Frascati, ha proposto un confronto sull’argomento NASCITA, ALLATTAMENTO E SALUTE PRIMALE: INTERDIPENDENZE E STRATEGIE DI TUTELA. L’incontro si è aperto con la proiezione del documentario “Microbirth” realizzato da una coppia di filmmakers britannici, Tony Harman e Alex Wakeford, e vincitore del Life Science Film Festival 2014. Se il loro primo documentario, “Freedom for Birth”, era incentrato sulle madri, “Microbirth” pone l’attenzione sull’aspetto scientifico della nascita e sul rapporto tra nascita e società. Il documentario parla del cruciale ruolo che hanno i microbi nella formazione e mantenimento della salute e spiega come la trasmissione del “microbioma familiare” dalla madre al bambino al momento della nascita sia di fondamentale importanza per offrire le maggiori garanzie di salute a breve termine e addirittura in termini transgenerazionali. Nel dibattito che ha seguito la proiezione è intervenuta la Dott.ssa Ivana Arena, che da quattordici anni svolge la professione di ostetrica.

Noi di Meta Magazine abbiamo avuto il piacere di conoscerla personalmente e rivolgerle qualche domanda:

Lei è laureata in Lettere Moderne, precisamente in storia e critica del cinema: come è arrivata a svolgere la professione di ostetrica?

Sono diventata ostetrica in seguito alla nascita della mia prima figlia, nata con parto cesareo giustificato, a causa di complicazioni intercorse in gravidanza. Non sono stata avvisata ma portata direttamente in sala operatoria e questo per me è stato uno choc, non ero preparata. Quindi ho cominciato a leggere libri sull’argomento e ho avuto come un’illuminazione: salvare le donne dal cesareo.

Quali gioie e soddisfazioni le procura la professione di ostetrica?

L’ostetrica è uno dei mestieri più antichi del mondo, ma oggi l’ostetricia è la branca della medicina dove c’è più ignoranza e arroganza. Dipende dal contesto in cui viene praticata, se in ospedale o a casa … La nascita è certamente un evento unico, un evento che è stato ritualizzato dalla cultura: è un evento sacro, come la morte. Ricordo tutti i parti che ho seguito e ciò che più rimane è il rapporto che si instaura con ogni donna. Quello dell’ostetrica è un lavoro faticoso, che preferisco svolgere fuori dall’ospedale. Tanti sono i compiti che ci spettano, non solo l’assistenza al parto, ma ci occupiamo anche di contraccezione, adolescenza, consulto psicologico … In primis, senza dubbio, siamo chiamate a preservare la salute della donna.

L’allattamento è un momento delicato per ogni donna. Il 4 ottobre scorso è anche stato organizzato un flash – mob nazionale per contribuire a creare una cultura dell’allattamento in cui ritorni “normale” vedere molte mamme allattare i propri bambini sgomberando il campo dai pregiudizi culturali. Quanto interesse c’è nelle donne di oggi per questo tema?

L’interesse è altissimo: le donne vogliono allattare. Non ho mai conosciuto una donna che per scelta non volesse allattare. In quanto movimenti per la tutela delle mamme, la nostra azione è focalizzata sul riportare l’attenzione sull’allattamento come norma biologica. Rispetto a venti anni fa c’è un attenzione diversa per l’allattamento: le donne sono intelligenti e ne hanno compreso l’importanza. E’ comunque necessario curare l’aspetto dell’informazione.

Il parto in casa è una pratica naturale, da millenni le donne partoriscono in ambiente familiare. In paesi come l’Olanda riguarda il 30% dei casi, mentre in Italia solo un caso su cento. E’ una pratica sicura?

Abbiamo distrutto e complicato la semplicità e la bellezza del parto. A livello storico ed etno – antropologico, il luogo in cui la donna partorisce è sacro, e questo valore è andato perso. Oltre a essere una pratica sicura, il parto in casa è l’opzione migliore. E’ fondamentale che le scelte rimangano dei genitori, ma è possibile farle insieme. E’ una scelta consapevole che prevede per la donna la totale assistenza dell’ostetrica tra le mura domestiche. In questo modo, diminuisce il tasso di interventi e, per quanto riguarda la mia esperienza di ostetrica, ho rilevato un aumento del tasso di soddisfazione della donna rispetto al parto in ospedale. Dobbiamo demolire l’immaginario del parto in casa come qualcosa di emergenziale, pericoloso e imprudente.

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