Un comitato per la sicurezza ad Albano, Marini dice si

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Convegno ad Albano - Più Consapevolezza Maggiore Sicurezza
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Convegno ad Albano – Più Consapevolezza Maggiore Sicurezza

La notizia c’è, e sta nel fatto che la proposta di istituire un “Comitato per la Sicurezza” al Comune di Albano, lanciata da Enrica Cammarano e Luca Andreassi, durante il convegno dal titolo Più Consapevolezza Maggiore Sicurezza, è stata accolta e fatta propria dal Sindaco Nicola MARINI, il quale, ha preso l’impegno di tradurre in concreto la necessità di coordinamento e di efficentamento a largo spettro che è emersa sul territorio ed evidenziata dai molti relatori intervenuti in occasione del convegno stesso. La potremmo chiudere qui quindi, senza troppi bizantinismi, ma da quel convegno secondo noi è emerso altro, se possibile ancor più rilevante della pur importante presa di posizione del Sindaco. E’ emersa una visione, una cultura politica ed un approccio diverso dal solito su un tema che da sempre si ritrova all’interno del dibattito, locale e non.

Da queste pagine hanno già parlato direttamente alcuni dei relatori intervenuti: il dott. Mario Tallarico, che ha parlato dell’importanza delle reti sociali, portando l’esempio della Fondazione La Casa di Andrea, perchè la prima forma di sicurezza è la solidarietà tra persone, e l’Ing. Fabrizio Trivelloni che, a nome del mondo sportivo ha evidenziato come attraverso lo sport si possano prevenire fenomeni di devianza e delinquenza giovanile. Oltre a loro nella sala del Museo Civico di Albano Laziale, gremita da circa 100 persone, hanno preso la parola la Dott.ssa Michela Maggi, funzionario di Polizia, che per conto del Commissariato di Albano Laziale ha portato nelle scuole del territorio un progetto della Polizia di Stato per sensibilizzare dialogando i ragazzi sui temi della sicurezza e delle funzioni delle forze dell’ordine.

“Ho incontrato oltre mille studenti qui ad Albano – ha detto Michela Maggi – questo oggi fa si che questi giovani e le loro famiglie possano vedere in coloro che indossano una divisa, quando mi incontrano o ci incontrano per strada, un punto di riferimento, qualcuno di cui potersi fidare, capace di aiutarli nella risoluzione di alcuni problemi e disagi, molto spesso prevenendone sviluppi dannosi. Il dialogo, la prevenzione, il fare rete, sono le precondizioni essenziali per aumentare il tasso di sicurezza dei cittadini su un territorio”.

L’importanza ed il ruolo degli oratori è stato portato all’attenzione dei presenti da Don Angelo Pennazza, Parroco di Pavona, che ha voluto raccontare, tramite la sua esperienza sul campo, come nelle aree di periferia, spesso prive di identità per via di una urbanizzazione troppo rapida e disordinata per radicare il senso di una comunità locale, la presenza di presidi quali gli oratori, rappresenta un deterrente verso le devianze, specialmente tra i giovani.

“Mi ricordo nei primi tempi della mia opera pastorale a Pavona – ha raccontato Don Angelo – come la diffusione dell’eroina e le morti per Aids erano assai frequenti a Pavona, come io da Parroco, ho cercato e cerco di stimolare le persone ad acquisire un’identità comunitaria, ricercando quelle che erano le origini proprie del territorio di Pavona, quelle che dovrebbero legare tra loro le generazioni che qui hanno vissuto e vivranno. Un opera difficile e delicata, perchè si scontra con una realtà che tende ad isolare le persone, quando invece servirebbe maggiormente lo stare assieme”.

Con l’intervento di Caterina Viola poi si è passati a discutere di lotta alle mafie, essendo lei la promotrice del progetto: Vento di Legalità, nato ad Albano e giunto alla sua terza edizione che sarà celebrata tra qualche giorno nella martoriata “Terra dei Fuochi”.

“Io ci credo – ha sottolineato Caterina Viola – credo nel fatto che la lotta alle mafie e la loro sconfitta sia possibile grazie al dialogo con i ragazzi, nelle scuole, sensibilizzando verso la cultura della legalità che in primo luogo è cultura di libertà. Vento di Legalità – ha continuato la sua promotrice – facendo parlare i rappresentanti delle istituzioni più esposti nella lotta alle mafie con i giovani delle scuole, racconta di una realtà possibile, libera dal ricatto dei boss e del malaffare”. La sintesi dell’anima e del senso del progetto di Caterina Viola si è manifestata tra i presenti in sala quando la stessa Viola ha letto alcune tra le più conosciute dichiarazioni di Paolo Borsellino, il quale soleva dire che:

La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

Tutte le relazioni succedutesi dal palco hanno usato una definizione che si riassume nella necessità di fare rete, di una comunicazione istituzionalizzata e costante tra tutti i soggetti che a vario titolo partecipano e concorrono all’accrescimento del tasso di sicurezza, percepito e reale, da parte dei cittadini sul territorio. Se infatti oggi c’è la tendenza a difendere ciascuno il proprio lembo di territorio, indipendentemente dagli altri, ci si accorge che da soli non ce la si può fare, non ce la si fa, quindi, è urgente mettersi insieme, fare squadra per affrontare e risolvere meglio i problemi, non erigendo barricate o muri tra soggetti diversi che lavorano per gli stessi fini, ma aprendosi al dialogo ed alla collaborazione reciproca.

“Il convegno di oggi non è semplicemente un incontro tra persone – ha dichiarato il consigliere comunale Luca Andreassi, promotore insieme ad Enrica Cammarano dell’iniziativa – ma è un impegno che tutti noi prendiamo affinchè sia l’avvio di un percorso che realizzi concretamente l’esigenza di fare rete da tutti sentita ed espressa”.

“Oggi a questo tavolo non avevamo la presunzione di esaurire tutti i soggetti che concorrono alla sicurezza in città – ha aggiunto Enrica Cammarano – ma volevamo concentrare la nostra attenzione, sulla sicurezza vista dai e per i più giovani, i bambini e gli adolescenti, fasce di età spesso più esposte a rischi nella società. l’impegno preso dal Sindaco, di creare un Comitato Cittadino per la Sicurezza, è un primo passo, importante, a cui lavoreremo, per farne seguire altri”.

Sulla sicurezza sovente nel nostro Paese, “disgraziato”, per citare ancora Borsellino, si è andati dal troppo buonismo alle gratuite cattiverie, dal fomentare paure al nascondere realtà, dalle grida manzoniane ai latrati più sguaiati, senza mai davvero porre in essere azioni concrete atte ad arginare l’insicurezza, il disagio, la microcriminalità, il degrado, le mafie e, quando si è tentato di farlo, i fatti hanno dimostrato che le strade intraprese non erano quasi mai quelle giuste, perchè figlie e frutto delle troppe propagande, in uno o nell’altro senso. Ad ogni episodio di cronaca, più o meno efferato, ritorna sulla bocca di tutti un ever green: “tolleranza zero”, come un mantra, un’autoassoluzione, una panacea che poi non si riesce mai a mettere in pratica, se non facendo, per qualche giorno la “faccia feroce” abbaiando alla luna. Il padre di questa definizione, Rudolph Giuliani, apprezzato Sindaco di New York, dovrebbe querelare gli aspiranti replicanti italiani, perchè quella sua “tolleranza zero”, non si è mai esaurita nella pur necessaria repressione, ma partiva dal concetto di “cura” del territorio, inteso come proprietà comune, al pari della proprietà privata. Se si rompeva con un sasso un vetro di un palazzo, questo non poteva restare abbandonato ma necessitava di essere riparato il giorno stesso, laddove una panchina in un parco veniva divelta, essa andava ripristinata, gli spazi abbandonati all’incuria erano spazi regalati alla criminalità ed all’insicurezza. Di quella fame e sete di cura, si è parlato al convegno del 9 giugno, riprendendo e riecheggiando l’impronta originale di quella “tolleranza zero” sin qui mal tradotta in Italia, aggiungendo la specificità di una cultura politica mediterranea ed europea che, a differenza di quella nord americana fa del concetto di solidarietà un cardine sociale.

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