Commissione Segre, sbagliare è umano perseverare diabolico

Dopo l'astensione del centrodestra in Senato sulla Commissione Segre Lega e Fdi abbandonano Palazzo Savelli sull'ordine del giorno antirazzista

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Liliana Segre

Sbagliare è umano, ma perseverare può essere diabolico. Questo detto popolare si adatta all’azione politica del centrodestra, o meglio, delle destre, italiane sui temi del razzismo e dell’istigazione all’odio, non solo a livello nazionale, ma anche sul piano locale. Pochi giorni fa l’istituzione da parte del Senato, su proposta della Senatrice Liliana Segre, di una commissione di studio sul fenomeno del razzismo e dell’antisemitismo, su cui i gruppi parlamentari di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, hanno scelto di non votare a favore, ma si sono astenuti. Molte polemiche ha poi generato l’atteggiamento dei senatori del centrodestra che in aula non hanno partecipato alla standing ovation verso la Senatrice Segre, che ricordiamo siede in quei banchi perché sopravvissuta di Auschwitz. Nella giornata di giovedì 7 Novembre invece, durante il Consiglio Comunale di Albano, al momento di votare un ordine del giorno sui medesimi temi, a sostegno delle attività della Commissione Segre, i rappresentanti di Lega e Fratelli d’Italia hanno abbandonato l’aula di Palazzo Savelli. Fin qui i fatti. Intendiamoci: i rappresentanti dei partiti di destra, sia in Parlamento che ad Albano, non sono dei pericolosi antisemiti, il nazismo non è alle porte d’Italia e gli elettori che li votano non sono ne fascisti ne razzisti, almeno nella stragrande parte. Con ciò sgombriamo il campo da una polemica strumentale, sciocca e manichea, per cui da una parte ci sono i depositari della cultura democratica e dall’altra un’orda di barbari e dittatori. Detto ciò però, certi comportamenti istituzionali, su certi temi, che dovrebbero unire, non possono passare come se nulla fosse. Non votare la Commissione Segre da parte del centrodestra al Senato è stato un grave errore, politico ed etico, così come un serio errore lasciare l’aula ad Albano. Motivare quel non voto con il fatto che la commissione sarebbe uno strumento per impedire la libertà di opinione è una scusa risibile. E’ risibile perché quella commissione non ha poteri legislativi ne normativi ma solo di studio, per cui anche se ci fosse l’intento di imbavagliare qualche illustre pensatore che ogni giorno a reti unificate straparla, non lo potrebbe fare. E’ risibile perché la Commissione Segre, come tutte le altre commissioni speciali, prevede, non solo la partecipazione di tutti i gruppi parlamentari, ma anche la possibilità per gli stessi, di produrre documenti, punti di vista, invitare a parlare personalità varie, insomma, discutere e far discutere confrontandosi. E’ possibile che una parte politica istituisca una commissione ad hoc contro i propri avversari politici? Si, correva l’anno 2001 ed il centrodestra al governo istituì una commissione d’inchiesta sul caso di Telekom Serbia, i cultori del tema se la ricorderanno. L’iniziativa voleva dimostrare che autorevolissimi esponenti del centrosinistra che avevano governato negli anni precedenti avevano preso tangenti dal governo serbo. La questione fini con una pessima figura per chi quella commissione ha voluto e strumentalmente gestito, con tanto di scuse verso coloro che si voleva mettere alla gogna. Se la domanda è: c’è il rischio che i lavori della commissione possano essere strumentalizzati politicamente? Come se si volesse accreditare la tesi che le destre italiane sono sostanzialmente razziste? La risposta è si. Assolutamente si, il rischio c’è. Così come in altre commissioni speciali quali la Commissione Stragi o la Commissione Antimafia, ci sono stati momenti in cui la politica ha dato versioni e visioni diverse rispetto ai fatti esaminati da quelle assise. Ma nessun partito di nessuna parte, si è mai sognato di astenersi, votare contro o abbandonare l’aula al momento dell’istituzione di quelle commissioni. Per un motivo semplice, non voler far partire una commissione tematica significa non voler parlare di quel tema, non riconoscere quel tema come reale. Non significa non avere una opinione o una propria visione su quel tema, ma significa disconoscerne l’esistenza. Si possono avere idee diverse su come combattere la mafia tra destra e sinistra? Certo che si, ma non si può dire che la mafia non esiste. Per la verità fino a qualche decennio fa qualcuno, anche tra i partiti, lo sosteneva, ma la storia si è incaricata successivamente di smentirlo, e spazzarlo via. Le destre italiane pensano che non esista la questione dell’istigazione all’odio, spesso e volentieri a sfondo razziale e antisemita in Italia? Se la risposta è no, lo si dica apertamente senza nascondersi dietro un dito. Se la risposta è si invece: perché si ha paura di partecipare ai lavori di quella commissione? Perché si ha paura di trattare quei temi? Magari portando una propria visione del problema o proprie soluzioni al problema. Mi chiedo se la destra politica italiana di qualche anno fa su questa commissione avrebbe adottato l’atteggiamento preso da quelli che si considerano essere i suoi eredi e da coloro che ne hanno occupato lo spazio politico ed elettorale. Basta riguardarsi le cronache politiche per capire che, no, quella destra non avrebbe mai pensato di comportarsi così. Anzi, se qualcuno avesse autonomamente provato ad agire in tal senso, sarebbe stato espulso con infamia. E allora cosa è cambiato? In cosa sono diverse ed in cosa sono uguali le destre di oggi rispetto al recente passato italiano? La domanda non è retorica, specialmente sul tema razzismo e antisemitismo: perché se in Italia siede una Senatrice reduce della Shoah, è perché l’Italia è il Paese delle leggi razziali, complice dell’olocausto, o meglio, citando un leder della destra italiana, del “male assoluto”. Capisco che il dibattito non porta voti, si presta poco ai comizi o alle dirette facebook, ma le destre che si candidano a governarla la nostra Patria, non potranno sfuggire a lungo rispetto alla definizione della loro identità rispetto all’antifascismo ed all’anti totalitarismo. La destra di qualche anno fa lo aveva fatto, in modo più o meno condivisibile, ma lo aveva fatto in modo chiaro e progressivo, le destre di oggi, con molto più consenso di quella di ieri, sembrano avere fatto molti passi indietro, quasi rifiutando quell’eredità politica, che in verità è l’unica eredità che oggi gli permette di candidarsi a governare, prima ancora del consenso volatile degli elettori. Provino anche gli esponenti delle destre di Albano a dare una risposta a tutto questo, senza riproporre pappagallescamente gli atteggiamenti dei loro dirigenti nazionali, ne guadagnerebbero loro stessi e ne farebbero guadagnare in autorevolezza le loro forze politiche, anche sul territorio.

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