Comunisti Castelli “altri 9 decessi nelle Rsa, una strage”

I comunisti Castelli analizzando il dato di martedì 28 aprile sottolineano "Altri 9 decessi tra gli infettati nelle Rsa private, una strage"

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Infografica dei comunsiti sui positivi al Coronavirus Castelli Romani e Litoranea al 28 Aprile

“#CORONAVIRUS ANCHE MARTEDI’ 28 APRILE LA ASL RM6 È LA PEGGIORE DEL LAZIO

ALTRI 13 NUOVI CASI AI CASTELLI ROMANI E LITORANEA

ALTRI 9 DECESSI TRA GLI INFETTATI NELLE RSA PRIVATE, UNA STRAGE

RAFFORZARE LA SANITÀ PUBBLICA: RIAPRIRE L’OSPEDALE DI ALBANO

Nella ASL RM6, che comprende i Castelli Romani e la Litoranea, il 28 aprile il numero dei positivi è salito a 1.127, con altri 13 nuovi casi.

Martedì 28 aprile la Regione Lazio ha comunicato altri 9 decessi nei Castelli Romani e Litoranea:

3 pazienti infettati nella RSA San Raffaele di Rocca di Papa,
1 paziente infettato nella RSA San Raffaele di Montecompatri,
3 pazienti infettati nella RSA Villa Nina di Frattocchie,
1 paziente infettato nella clinica Villa dei Pini di Anzio,
1 paziente infettato nella casa di cura Villa delle Querce di Nemi.

È una vera strage.

Il Partito Comunista esige che tutti i pazienti positivi che sono stati infettati nelle strutture sanitarie private (San Raffaele di Rocca di Papa, Villa delle Querce di Nemi, Clinica dei Pini di Anzio, Villa Nina di Frattocchie) siano tutti spostati immediatamente nelle strutture covid della ASL RM6 e della Regione Lazio. Dopo le proteste e le denunce dei familiari, del Partito Comunista e dei comuni, la ASL RM6 sta eseguendo i trasferimenti dalla RSA San Raffaele di Rocca di Papa (già trasferiti 104 pazienti positivi in altre strutture ospedaliere) e dalla RSA San Raffaele di Montecompatri (trasferiti tutti i pazienti positivi in altre strutture). L’emergenza coronavirus sta evidenziando tutte le criticità dell’organizzazione della sanità nella ASL RM6: da un lato la sanità pubblica è stata tagliata (ospedali chiusi, reparti accorpati, personale senza ricambio generazionale), mentre la sanità privata ha visto crescere finanziamenti regionali e profitti. Dopo 20 anni di tagli alla sanità pubblica, ci ritroviamo nei Castelli Romani e Litoranea con pochissimi posti letto negli ospedali pubblici (il gioiello del Nuovo Ospedale dei Castelli utilizza solo un centinaio di posti letto) e una sanità privata faraonica e gigantesca (migliaia di posti letto a Villa delle Querce a Nemi, al San Raffaele di Rocca di Papa, al San Raffaele di Montecompatri, all’INI di Grottaferrata, alla Clinica dei Pini di Anzio, a Villa Nina a Frattocchie, ecc.). L’emergenza coronavirus ha anche dimostrato che la sanità pubblica è più sicura e più efficiente, mentre la sanità privata (che fa enormi profitti con i finanziamenti regionali) ha provocato un disastro “colposo”, con più di 500 infetti e decine di morti. L’immagine della sanità pubblica nei Castelli Romani è rappresentata dall’ospedale di Albano, una delle 16 strutture regionali chiuse ed abbandonate, mentre la ASL RM6 lascia i nostri anziani morire in strutture private fatiscenti, dirette da personaggi senza titoli, che al primo controllo vengono diffidate per non rispettare le direttive regionali. Sul disastro “colposo” della gestione della sanità nel Lazio stanno già indagando la Procura della Repubblica di Roma e quella di Velletri. Sulla base delle nostre analisi, a seguito dell’esplosione dei nuovi contagi nelle case di riposo e nelle case di cura private, la curva dei nuovi contagi ha raggiunto il picco il 15 aprile.

Rispetto al nuovo picco siamo scesi solo del 46% in 13 giorni.

La ASL RM6 rimane la peggiore ASL della Regione Lazio.

Infatti, le altre ASL della Regione Lazio scendono molto più velocemente: Frosinone è sceso del 90%, Latina dell’82%, Rieti dell’80%, Viterbo del 73% e le altre cinque ASL di Roma sono scese complessivamente del 63%. Le misure di distanziamento sociale, applicate diligentemente dai cittadini, che in queste settimane hanno fatto grossi sacrifici rimanendo nelle proprie abitazioni e riducendo al minimo gli spostamenti, hanno prodotto buoni risultati. Infatti, come si evince dal grafico, l’andamento dei contagi reali (linea rossa nel grafico) rimane molto più lento rispetto ai contagi simulati con il modello matematico in assenza di misure restrittive (linea blu nel grafico). Senza misure di contenimento sociale e senza questo impegno straordinario dei cittadini i contagi sarebbero oggi arrivati nei Castelli Romani e Litoranea a 575.000 casi. Praticamente, tutta la popolazione dei Castelli Romani e Litoranea sarebbe stata infettata senza l’adozione delle misure di distanziamento sociale! Se da un lato le misure di distanziamento sociale hanno ben funzionato, è purtroppo mancata da parte delle istituzioni (Regione Lazio, ASL RM6, Comuni) un’azione di controllo preventiva sulle case di riposo, sulle RSA e sulle case di cura “private”, peraltro accreditate da sempre con il servizio sanitario regionale. Nelle case di cura, nella RSA e nelle case di cura sono stati ad oggi individuati quasi la metà dei positivi sul territorio dei Castelli Romani e Litoranea (oltre 500 positivi). Nella tabella viene riportata la ripartizione dei contagi per singolo comune dei Castelli Romani e della Litoranea sulla base delle comunicazioni ufficiali delle autorità competenti.

Per visualizzare la cartina per comune sulla diffusione del coronavirus nel Lazio, puoi fare click sul seguente link:
https://drive.google.com/open…

Anche nei Castelli Romani va organizzata la fase 2 della ripartenza, avendo cura di garantire per tutti i lavoratori il distanziamento e la dotazione di tutti i dispositivi di sicurezza (mascherine, guanti, disinfettante e altro) e che le misure di distanziamento sociale siano rispettate. Nella fase 2 vanno immediatamente riprese nella ASL RM6 tutte le attività ambulatoriali (analisi, visite e prestazioni) in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, ad oggi sospese per l’emergenza sanitaria. In particolare, è inspiegabile ed ignobile la scelta di limitare le attività di analisi ai soli casi di urgenza, costringendo migliaia di cittadini a rivolgersi a pagamento ai laboratori di analisi privati. Stiamo cercando in tutta la letteratura internazionale il motivo per cui il coronavirus si diffonderebbe nei laboratori di analisi della ASL RM6, mentre lascerebbe immuni i lavoratori di analisi dei privati. Nella ripresa delle attività ambulatoriali (analisi, visite e prestazioni) in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale andrà posta la massima attenzione alle misure precauzionali di distanziamento sociale e alla fornitura di tutti i dispositivi di sicurezza per tutelare la salute degli operatori sanitari e dei pazienti. Per tali motivi, il Partito Comunista dei Castelli Romani rilancia la proposta di riaprire l’ospedale di Albano. È indegno che in una fase di emergenza sanitaria per la pandemia da coronavirus la ASL RM6 tenga spazi importanti chiusi e concentri tutte le attività ambulatoriali in strutture di dimensioni più ridotte con il rischio di scatenare e diffondere nuovamente il coronavirus”. Lo dichiarano i comunisti Castelli Romani.

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