Con la mostra “Napoleone e il mito di Roma” tornano a splendere i Mercati di Traiano

Lo Stile Impero che conquistò l’Europa

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Mercati Traiano

Con la mostra “Napoleone e il mito di Roma” tornano a splendere i Mercati di Traiano

Lo Stile Impero che conquistò l’Europa

Napoleone non venne mai a Roma, ma quella che poi sarà la Capitale d’Italia doveva essere una città imperiale seconda solo a Parigi, proprio per suo desiderio.

E dal 4 febbraio, i Mercati di Traiano, con “Napoleone e il mito di Roma”, ripercorrono le tappe salienti di questo rapporto, celebrando, al contempo, il bicentenario della morte di Bonaparte, avvenuta a Sant’Elena, il 5 maggio 1821.

A cura di Claudio Parisi Presicce, Simone Pastor, Massimiliano Munzi e Nicoletta Bernacchio, la mostra analizza il contesto culturale e letterario del Neoclassicismo, dedicando approfondimenti ad aspetti urbanistici e al dialogo continuo tra il presente, il mondo antico e Roma.

Una riapertura al pubblico “in grande”, con un’esposizione che spiega perché Napoleone si ispirò alla Roma Imperiale, alla sua arte e alla sua cultura, per celebrare se stesso e la magnificenza della sua famiglia, utilizzando un linguaggio “di propaganda” che sapeva di antico e caratterizzando la sua stessa rappresentazione quale erede dei grandi condottieri del passato (se non, addirittura, come eroe, inteso alla maniera greca).
Tre le macro-sezioni del percorso espositivo, con oltre 100 opere (sculture, dipinti, stampe, medaglie) dalle collezioni Capitoline e altri noti musei italiani e non.

“L’idea di organizzare una mostra su Napoleone nella nostra città è nata da due considerazioni – spiegano i promotori -. La prima è perché l’anniversario della morte di Bonaparte ci riguarda: Roma fu annessa all’Impero Francese dal 1809 al 1814. La seconda perché fu proprio grazie al suo Governo che si avviò la sistemazione dell’area a sud della Colonna Traiana, gettando così le premesse per lo scavo, la scoperta e la sistemazione del settore centrale della Basilica Ulpia e di parte del Foro. Non dimentichiamo che la Colonna fu presa a modello per quella in Place Vendôme, a Parigi, che celebra la vittoria di Austerlitz che garantì a Napoleone il dominio sull’Europa”.

Quindi, fino a maggio 2021, oltre ai capolavori della collezione permanente, c’è un altro motivo per visitare il Museo dei Fori Imperiali: Napoleone e la sua pratica di “recupero” spregiudicato di simboli, figure e concetti del passato, a garanzia del “suo” imperiale presente. Nella prima sezione, “Il rapporto tra Napoleone e il mondo classico”: opere antiche e moderne che illustrano il suo percorso biografico e, al contempo, i suoi modelli e riferimenti culturali. Nella seconda, il “Rapporto di Napoleone con l’Italia e Roma”: qui, esposti per la prima volta, i tre progetti redatti nel 1812 da Giuseppe Valadier e Giuseppe Camporese (conservati all’Accademia di San Luca), con le tappe che portarono alla scoperta della Basilica Ulpia e di importanti reperti scultorei, come le statue di Daci, oggi nella collezione permanente del Museo. E nella terza, alcuni aspetti relativi alla ripresa di modelli antichi nell’arte e nell’epopea napoleonica, come l’aquila romana e la Campagna d’Egitto.
Chiude il dipinto “Napoleone con gli abiti dell’incoronazione” di François Gérard, del 1805, conservato nel Palais Fesch-Musée des Beaux-Arts di Ajaccio. Napoleone è raffigurato al suo apice, con il compendio più evidente dell’uso che seppe fare dei simboli (le insegne del potere), utilizzati per creare una raccolta di allusioni per legittimare un regime essenzialmente militare. Immesse nel presente, le immagini antiche – una categoria culturale che poteva essere ri-adattata – si rivolgevano ai posteri per narrare loro la leggenda di Bonaparte & Co.

Se i rivoluzionari avevano visto nell’antica Roma l’archetipo della Repubblica, via via, Napoleone fece della Francia l’erede diretta dell’Impero Romano. Nella sua stessa biografia si coglie l’evoluzione, dalla fascinazione repubblicana, all’immedesimazione imperiale.
Roma lo aspettò e per essere una Capitale “degna” fu teatro di numerosi cantieri di ammodernamento: per questo, anche le arti ne trassero giovamento.

Fino a quando sarà possibile farlo, andare ai Mercati di Traiano è un dovere. Perché i monumenti del nostro Paese sono i più belli del mondo e andrebbero visitati a prescindere dagli eventi che accolgono, e poi, perché sono il nostro fondamento e parlano di Storia dell’umanità.

L’esposizione è promossa da Roma Culture,  Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’Organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Concept grafico: Iowa State University, allestimento: Stefano Balzanetti, Alessandro Di Mario, Eleonora Giuliani, con Simone Bove per Wise Design.

Info: www.mercatiditraiano.it

 

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