Conferenza stampa di Trash

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trash Stephen Daldry, regista britannico candidato all’Oscar per Billy Elliot, The Hours, e The Reader – a voce alta, stupisce la platea del Festival del Cinema di Roma con la sua ultima fatica cinematografica, Trash. Il film è un mix tra il film poliziesco d’azione e la fiaba d’avventura. Nel cast, oltre a Martin Sheen e Rooney Mara, tornata al festival dopo il successo dello scorso anno con Hunger Games, tre bambini brasiliani che mai avrebbero pensato di girare un film e presentarlo a Roma. Rafael e Gardo, due ragazzi delle favelas di Rio che cercano oggetti tra i rifiuti della discarica locale, trovano nella spazzatura un portafoglio che cambierà per sempre le loro vite. Quando la polizia annuncia una ricompensa in cambio di un portafoglio, i due si rendono conto dell’importanza del ritrovamento e tentano di scoprire il perché di tanto interesse. Con l’aiuto del’amico rato, Rafael e Gardo iniziano una straordinaria avventura, evitando la polizia guidata dal pericoloso Frederico. Gli unici che sembrano disposti ad aiutare Rafael e Gardo sono padre Juliard, un missionario disincantato, e Olivia, la sua giovane assistente. Film d’interesse sociale e documentario, Trash esplora il mondo delle favelas brasiliane, di cui fornisce un’immagine realistica e concreta, ma filtrata dall’occhio innocente dei bambini che le popolano.

In conferenza stampa, il regista Daldry e gli attori, tra cui i tre bambini, hanno incontrato i giornalisti. C’eravamo anche noi di MetaMagazine.

Come si sono svolte le riprese?

DALDRY: Il primo luogo in cui siamo andati è stato il Brasile, ci siamo chiesti se il lavoro avrebbe funzionato in quel contesto. Gli elementi trainanti sono stati l’ottimismo e la speranza dei ragazzi con cui abbiamo lavorato.

Come avete lavorato con i piccoli protagonisti?

DALDRY: Abbiamo cercato di creare una struttura, uno spazio, in cui i ragazzi potessero fiorire, portare qualcosa di se stessi. Volevano parlare del loro paese, della fiducia nel loro paese. Io provengo dall’Inghilterra, paese cinico e depresso. Loro hanno un senso di ottimismo e di comunità che ci manca. Questo è il loro film.

Qual è stata la sfida più difficile in questo ruolo d’azione?

MARA: La sfida è partita dalla comunicazione, la barriera linguistica è stata non indifferente.

Il tema della sostenibilità ambientale vi ha ispirato? Come è stato girare un film in una discarica?

DALDRY: Abbiamo passato molto tempo nella discarica di Gramacho (a nord di Rio, una delle più grandi discariche del mondo). E’ un sistema organizzato, ma con rifiuti tossici. Abbiamo poi costruito la nostra discarica, ma senza rifiuti tossici, ricostruendo l’ambiente di Gramacho. E’ stato affascinante conoscere la realtà di persone che vivono attorno ai rifiuti. Non so se il film tratti realmente della sostenibilità ambientale, ma sono stato contendo che il film affronti il tema della giustizia sociale.

Il film può avere influenza sulle elezioni politiche?

DALDRY: Il film non parte dal voler cambiare la situazione del Brasile, paese ad alto tasso di criminalità e in cui la violenza e la brutalità della polizia sono all’ordine del giorno. Abbiamo voluto raccontare una storia con realismo, ma il film rimane una fiaba, una storia d’avventura.

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