Conferenza stampa di Fino a qui Tutto bene

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05-fino-a-qui-tutto-beneVera rivelazione di questa nona edizione del Festival del cinema di Roma, il regista italo – britannico Roan Johnson presenta nella sezione Prospettive Italia il suo secondo lungometraggio Fino a qui tutto bene. Gli attori del cast, giovani, simpatici, freschi, gioiosi, vitali, impersonano cinque ragazzi che hanno trascorso gli anni dell’università nella stessa casa a Pisa. Le riprese si sono svolte in meno di un mese, ad agosto, in una città vuota:  “Pisa ad agosto si svuota” ha dichiarato il regista, “volevamo dare al film un senso di estate”. Ciò che caratterizza questo film è il fatto che sia stato fatto in Coproducers, un sistema di produzione che realizza prodotti audiovisivi in co-produzione congiunta di tutti i partecipanti, i quali diventano, in cambio del loro contributo produttivo (finanziario, lavorativo o artistico), proprietari di una quota dei diritti di sfruttamento economico del film.

In conferenza stampa, il regista Roan Johnson, la sua compagna e produttrice del film Ottavia Madeddu e il cast formato da Alessio Vassallo, Paolo Cioni, Silvia D’Amico, Guglielmo Favilla e Melissa Bartolini hanno incontrato i giornalisti, curiosi di saperne di più su questo film.

Il film si distingue da tanti altri dello stesso genere. Come è nata l’idea?

JOHNSON: Eravamo stati chiamati dall’Università di Pisa per realizzare un documentario sull’Ateneo. Trattandosi di un mondo a parte, abbiamo prima fatto ricerche e interviste a studenti da cui sono emersi aneddoti e storie buffe e divertenti su amori, tresche … Inoltre, molte studentesse tra i venti e i ventidue anni ci hanno dato l’impressione, del tutto positiva, di non volersi arrendere davanti ai loro sogni, di non voler andare alla deriva. Non avevamo un “attore sociale” di richiamo. Siamo capitati in una casa abitata da studenti e da qui abbiamo preso l’idea e ci siamo buttati. Il film è stato un atto di coraggio, sappiamo bene che è un film folle, la vitalità che ne emerge deriva proprio da questo.

La diversa modalità di produzione ha creato vincoli mentali?

JOHNSON:  La difficoltà principale consisteva nel trovare l’idea giusta. Non ho mai avuto la percezione che questo fosse un film povero. L’idea era giusta e si poteva fare. E’stato un rischio, abbiamo avuto una discreta fortuna.

Come è stato è stato girare questo film?

FAVILLA: Alcuni di noi si conoscevano già. Non abbiamo fatto tante prove, è stata per lo più improvvisazione. Sul set si respirava freschezza, ci si scordava delle telecamere.

VASSALLO: Il vivere insieme è un’esperienza che si deve fare. In una casa condivisa il luogo fondamentale è la cucina, dove ognuno rende partecipe gli altri delle proprie gioie, passioni, dei propri dolori.

CIONI: Roan è stato molto bravo a trovare un gruppo di attori tra cui si è creata una magia.

D’AMICO: Roan ci portava la scena che aveva scritto, la provavamo e spesso improvvisavamo, ma nonostante questo c’è stato un gran lavoro di puntualizzazione. L’ultimo giorno di riprese, dopo aver vissuto un mese nella stessa casa, stavamo veramente portando via le nostre cose. Roan ha esclamato:”Riprendiamo il momento”. Tra noi è calato il silenzio.

Era previsto di realizzare una commedia?

MADEDDU: E’ stato un processo naturale. Ogni personaggio è venuto fuori da solo. Noi scrivevamo nel nostro dialetto (toscano), sapendo che gli attori avrebbero apportato qualcosa di loro. Sul set c’è stata una co – scrittura.

JOHNSON: Gli studenti intervistati, in realtà, avevano sempre aggiunto un tocco di ironia, era inevitabile realizzare una commedia.

Ll titoloè una citazione dal film “L’odio”?

JOHNSON: L’odio (film del 1995 scritto e diretto da Mathieu Kassovitz) è uno dei miei film preferiti, e la frase è pronunciata da uno dei protagonisti. Con questo titolo volevamo descrivere il mondo protetto e acerbo degli anni dell’università.

Il film è una commedia, come si spiega allora il finale tragico?

JOHNSON: La scena finale (in cui i cinque ragazzi si ritrovano isolati su una barca a motore in mare aperto, con la minaccia di uno squalo in circolazione: non hanno una riserva di benzina e iniziano a remare) vuole riprodurre il senso delle interviste agli studenti: non ci arrendiamo ma remiamo noi.

Farete vedere il film all’Università di Pisa?

JOHNSON: A dire il vero, l’idea è di proporlo a vari atenei in tutta Italia.

 

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