Conosciamo meglio i Virginiana Miller

Intervista ai Virginiana Miller: Simone Lanzi e Daniele Catalucci rispondono alle domande di Giancarlo Montoni nel gennaio del 2012

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Virginiana Miller

Riproponiamo l’intervista di Giancarlo Montoni ai Virginiana Miller del 18 gennaio 2012:

I Virginiana Miller nascono a Livorno nel 1990. Il primo album “Gelaterie sconsacrate” esce nel 1997 con etichetta discografica Baracca e Burattini (B&B). Il disco da subito molta visibilità alla band. Nel 1999 esce il secondo lavoro, “Italiamobile” (B&B/Sony). Sempre nel 1999 Giampaolo Simi pubblica il noir “ Direttissimi altrove” ispirato atmosfere di “Gelaterie sconsacrate”. I Virginiana Miller seguono l’autore per una serie di reading in set acustico. Siamo al 2002 quando esce il live acustico “Salva con nome” (B&B/Edel) registrato al “Banale” di Padova. Con questo disco si chiude il rapporto della band con la B&B. E’ il 2003, l’anno di pubblicazione de “La verità sul tennis”, su etichetta “Sciopero Record” con distribuzione Mescal/Sony. Il video della traccia “Malvivente”, con regia di Simone Manetti, vede come protagonista Giorgio Canali. L’uscita delll’album era stata anticipata dal singolo Terrarossa che conteneva due cover: Pesci nell’acqua (Album Rossofuoco) di Giorgio Canali interpretata dai Virginiana e “Venere Nettuno Belvedere” (Album Gelaterie sconsacrate), interpretata proprio da Giorgio Canali. Per il quinto album, Fuochi fatui d’artificio, occorre attendere il 2006. Il disco contiene una delle tracce più conosciute e forse anche una delle più amate della band livornese, Dispetto. Del 2010 è Il Primo Lunedì del Mondo, quinto album uscito per ZAHR/Edel . Una delle tracce del disco, “L’Angelo Necessario” compare nella colonna sonora del film di Paolo Virzì “La Prima Cosa Bella”. Cerchiamo di conoscere meglio i Virginiana Miller. Simone Lanzi e Daniele Catalucci rispondono alle nostre domande:

Iniziamo parlando di immagini. Molti hanno accostato le vostre canzoni al cinema. La musica che ruolo riveste in questo contesto? Cioè, nascono prima le immagini, oppure nasce prima il motivo musicale su cui il testo si andrà a collocare?

“Generalmente partiamo da un’idea musicale e tentiamo di darle subito un seguito, affinché non si perda il sapore che per primo ci ha convinti. Certo, improvvisare in 5 contemporaneamente non è sempre semplice, pertanto abbiamo imparato a scinderci in microformazioni, con le quali affrontare i primi abbozzamenti di canzone. Una volta raggiunto qualcosa di convincente allarghiamo il coinvolgimento a tutti. Altre volte è invece Simone a portare una linea di chitarra con un testo già calzante. In quel caso ci divertiamo a costruire una base ed a lavorare sugli arrangiamenti, godendosi una struttura armonica già ben solida”; (Daniele)

In Gelaterie sconsacrate, vostro primo album del 1997, è presente il tema della nostalgia. Nostalgia è anche il ricordo dello sguardo sulle cose con gli occhi della giovinezza?

“Se devo rispondere oggi non la definirei più nostalgia. Il passato non passa più, perché non c’è futuro né progetto. Tutto convive sullo stesso piano, siamo dominati dallo spazio delle reti. Ieri e oggi sono la stessa cosa, domani è già ieri. Esiste solo il presente. Quanto è bella giovinezza non vogliamo più invecchiare, ce l’hai presente Berlusconi? Mica è colpa sua, incarna solo lo Zeitgeist disperato in cui versiamo. Abbiamo focalizzato questo concetto in ‘fuochi fatui d’artificio’. La persistenza fantasmatica di tutto. Trovo nel nostro lavoro su questo tema una presa di coscienza progressiva e coerente”; (Simone)

“Le parole sono mani… le parole sono sassi” si legge nel testo di “La risposta”, tratta dall’ultimo album” Il primo Lunedì del mondo”. Le parole, per loro stessa natura, sono anche superficiali, riescono, cioè, a lambire le cose senza penetrarle. A volte non avete il timore che questa superficialità possa sfociare, invece, nella inutilità?

“Credo che se uno aspira a farsi impiegare dal linguaggio, per i fottuti scopi del linguaggio stesso, deve sapere che il linguaggio è il più terribile dei datori di lavoro, quello che ti sfrutta di più e che non guarda in faccia a nessuno. Quello che il linguaggio ti chiede è di prendere la distanza dall’abuso che se ne fa, ti chiede di risarcirlo. Questo non significa naturalmente che dobbiamo andare in caccia di tartufi nel vocabolario, ma che ci è chiesto rendere chiara la distanza fra versi e chiacchiere”; (Simone)

Italiamobile, secondo disco datato 1999. Si passa ad uno sguardo decadente sulla routine, un telefono cellulare, un pacemaker ( Italiamobile rimanda proprio alla telefonia mobile), l’ospedale.”Volevo chiederti soltanto come stai come ti trovi chiederti soltanto come stai, comunicarti che mi sono perso in un’italiamobile e non c’è niente nessuno in nessun luogo mai”. E’ davvero impossibile comunicare al giorno d’oggi?

“Diciamo che è molto difficile. Per via di un’abbondanza di mezzi per farlo, che rendono il messaggio screditato in partenza, che ne svelano la gratuità. Il problema è sempre lo stesso: quanto ti costa dire quel che dici? Poco? E allora vale poco”; (Simone)

Nei vostri testi c’è poesia, religione, quotidianità. Tra tutti gli elementi c’è sempre equilibrio. Penso, ad esempio, al vostro Cerbero che guaisce e latra come quello dantesco, ma questa volta è dentro una macchina tra il profumo dell'”alberomagico”e l’aria condizionata. Oppure al Povero Cristo messo in Croce tra le caselle di un cruciverba dalle sue stesse parole, un Cristo orizzontale, un Cristo senza passione con le lenzuola al posto del sudario. Una canzone come ogni forma d’arte, deve comunicare qualcosa anche senza essere compresa a fondo è forse questa la sfida più difficile?

“Credo che la canzone come la poesia o la pittura o qualunque forma d’arte debba lasciare spazio all’altro, a chi ne fruisce. Debba insomma costituire un luogo in cui l’altro possa metterci del suo. Per questo detesto l’arte ‘concettosa’, tutta quell’arte insomma che si risolve nell’illustrazione di un ‘idea. Pensa a Dalì, ad esempio, o a Warhol, per citare due cose molto diverse fra loro che mi danno fastidio nello stesso modo. Non c’era bisogno di farmeli vedere quei quadri, bastava un bigliettino che mi spiegasse l’idea che c’è dietro. E’ detto alla grossa, ma abbi carità interpretativa. Non siamo a scrivere un saggio. Invece prendi Morandi. Morandi non lo spieghi. Devi guardarlo, non puoi fare altro”; (Simone)

Che ruolo hanno le parti di testo in lingua straniera nei vostri brani?

“Non esistono lingue straniere, perché non esiste una lingua madre. Tutte le lingue sono matrigne e noi siamo figli bastardi”; (Simone)

Siamo al 2001, La verità sul tennis. Un tempo gli status symbol erano legati a qualcosa che si sapeva fare, magari proprio uno sport. Ora sono legati a qualcosa che si deve possedere. Non c’è più il concetto del “godersi lo stile”. E’ questo il tema dell’album?

“Non si poteva dire meglio, grazie”; (Simone) La verità sul tennis ci fa tornare al tema di inizio intervista. Ben tre tracce parlano di televisione e poi c’è un sequel: Rimerende che riprende Merenderi. Qui c’è proprio la volontà cinematografica di andare a vedere che fine abbiano fatto i personaggi, cosa gli sia successo. Anche perchè il” primo episodio” lasciava pensare che qualcosa fosse successo. In realtà sono ancora li i nostri a fare le stesse cose… “tanto oggi è uguale a ieri”. “E’ quello che dicevo prima. Almeno si apprezzerà un po’ di coerenza”; (Simone)

Il 2006 è l’anno di “Fuochi fatui d’artificio”, esaltazione dell’ immagine pura. Un vero e proprio racconto dall’inizio alla fine (Per i nostri lettori nella traccia 8 si parla di “re cocomero che regna su Ladispoli su Ostia e su Cerveteri”), un concept album. E poi ci sono i rumori delle chiatte registrati al porto che riempiono i silenzi perchè “le parole sono sassi e me li sono messi in tasca come vuoi che riesca a dirti quanto pesano i silenzi”. Trovate che i silenzi vadano riempiti? Sono così spaventosi?

“A me, personalmente, fanno paura. Nella retorica dell’autenticità il silenzio è il luogo dell’ascolto di Dio o dell’Essere. Però quando sei al capezzale di qualcuno che sta morendo pagheresti tutto quello che hai pur di sentire una parola”; (Simone)

E siamo arrivati al 2010 con “ Il primo Lunedì del mondo”. Si parla di un giorno lavorativo dopo una domenica, un giorno in cui, in ogni caso, c’è qualcosa da fare. Credete davvero valga la pena di raccontare il mondo che ci sta intorno?

“Che valga o meno la pena, credo sia un compito inevitabile”; (Simone)

Le canzoni non legano il sangue,(“ La carezza del Papa”), ma…..?

“Ma è vero. Le canzoni non legano il sangue. E neanche le poesie o i romanzi. Sono l’amore che può dare un impiegato del linguaggio, sono mondi possibili, sono altri mondi, sono la prova che altri mondi sono possibili”; (Simone)

Qual è il vostro rapporto con il live e come nasce Salva con nome?

“I concerti sono tutto. Sia per ricevere una risposta concreta dal pubblico, sia per assaporare quelle vibrazioni che solo un live può darti. Oggi possiamo dire a testa alta di aver vissuto negli ultimi anni un’evoluzione sotto l’aspetto della riuscita dei concerti, grazie ad un maggiore impatto sonoro ed ad un conseguente coinvolgimento nel rapporto con il pubblico. E’ strano ma c’è voluto davvero molto tempo per togliersi una certa timidezza di dosso. Adesso ci godiamo i concerti e non possiamo prescindere da quella bella sensazione di scendere dal palco col fiatone e sudati”; (Daniele)

I Virginiana Miller sono:

Antonio Bardi – chitarre

Matteo Pastorelli – chitarre

Daniele Catalucci – basso

Valerio Griselli – batteria

Giulio Pomponi – tastiere, piano

Simone Lenzi – parole e voce

Ecco il video di Dispetto:

E il video di La verità sul tennis:

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