Crisi a Marino, per i Comunisti oltre al voto c’è seconda via

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Maurizio Aversa segretario Pci di Marino
Maurizio Aversa
Maurizio Aversa segretario Pdci di Marino

“Terremoto, farsa, dramma o intrigo, poco cambia nella sostanza: le dimissioni-azzeramento della Giunta del comune di Marino – dichiara in una nota il segretario del Pdci marinese Maurizio Aversa – sono comunque una novità politica.

Il M5S ha già sentenziato che si tratta di “semplice” allargamento della maggioranza. Pure facendo la tara al pregiudizio grillino appare evidente che fanno facile speculazione (tra l’altro trita e ritrita scimmiottando il tran tran nazionale, che li vede abbastanza forti, ma cacasotto – parola di Aversa ndr – nell’assumersi responsabilità di accordi politici di alternativa).

Il PD con un forcing convergente circa le varie “anime” ha sentenziato: dimissioni dei consiglieri (allora aveva buon ragione la consigliera che è fuggita da Consiglio e PD?)

La posizione più grave di tutti l’ha assunta il Prefetto non muovendosi con coerenza con l’intimo rispetto che si deve ad una istituzione decapitata nella sua massima espressione politica eletta.

Perfino la resistenza – continua Aversa – ingiustificabile alle dimissioni di Fabio Silvagni sono responsabilità del Prefetto che poteva svolgere un passo almeno di “avviso”.

In presenza di tutto ciò, la giunta e ciò che resta della “maggioranza/non maggioranza”, mette in campo quella che è oggettivamente una novità.

I passaggi “centrali” dell’azzeramento e del duro confronto, quale emerge dai protagonisti, dal centrodestra squacquarellato, sono due:

  1. La maggioranza è in difficoltà comatosa (e ormai più esplicitamente viene fatta risalire, la difficoltà, all’arresto di Silvagni con conseguente mancanza di guida politica dell’Amministrazione)
  2. La soluzione a questa crisi politica si troverà in Consiglio Comunale (compresa una fase di consultazioni che porterà avanti il vicesindaco).

A tutto ciò, il Partito Comunista d’Italia, vede solo due possibili vie d’uscita. Ambedue si basano sulla ammissione di fallimento della maggioranza di centrodestra e del fallimento della Giunta. Senza stare a centellinare se la tale iniziativa amministrativa era in buona fede e comunque positiva. Il giudizio è politico. E poiché politicamente e amministrativamente quella era la giunta e quella era la maggioranza, oggi non si può che tirare la somma con una sonora bocciatura.

E veniamo alle due vie d’uscita.

La prima è netta ed evidente: al contrario di quanto non ha fatto il Prefetto, al contrario di quanto non ha fatto Fabio Silvagni, si proceda alle dimissioni di tutti gli eletti, o della maggioranza di essi, per giungere al commissariamento. E’ la via semplice, che fin dalla prima avvisaglia di gravità, noi comunisti abbiamo indicato e confermiamo.

Tuttavia, prevediamo una seconda via d’uscita che può prevedere la continuazione della consiliatura, ma anche in questo caso deve prevedere la coerenza tra le parole e i fatti, quindi tra il giudizio netto e cosa si farà. Ad esempio si può dare vita ad un’Amministrazione in cui il programma da portare a compimento non sia quello della passata maggioranza: soprattutto nelle scelte fondamentali come quelle urbanistiche, ambientali, dei servizi, della trasparenza e della ripresa economica.

Una Amministrazione che veda una composizione di Giunta in cui gli assessori indicati dai Moderati (mondati dalla distanza dell’estrema destra) non siano gli stessi che hanno ricoperto incarichi in queste giunte trascorse; e in cui il numero totale di vicesindaco più assessori dei moderati sia minoritario rispetto ad altri assessori proposti da chi vorrà sostenere una amministrazione siffatta.

Tutto ciò presentato con trasparenza alla città, con la motivazione politica di un documento chiaro dove siano contenute le ammissioni di fallimento del centrodestra; e, dove, di fatto, alla richiesta di aiuto per l’uscita dalla crisi da parte del centrodestra viene sancita la risposta della messa sotto tutela politica e amministrativa.

In vista delle consultazioni annunciate dell’11 settembre a Palazzo Colonna, che pur se istituzionalmente valide e legittime, sono orrendamente menomate dalla scelta del vicesindaco di non consultare anche le forze politiche e civiche extraconsiliari; questo è il contributo chiaro, condivisibile o meno dalle forze in campo, ma che sicuramente noi riteniamo essere i punti fermi che i cittadini – conclude Aversa – si aspettano di vedere attuati”.

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