Da Destra Protagonista a destra rancorosa

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Simbolo di Alleanza Nazionale
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Simbolo di Alleanza Nazionale

Il sogno, o l’incubo, dipende dai punti di vista, di veder risorgere Alleanza Nazionale è definitivamente tramontato, dopo l’esito del voto tra gli iscritti alla Fondazione Alleanza Nazionale che ha visto prevalere la tesi di Gasparri, Matteoli e Fratelli d’Italia, che voleva la Fondazione fuori da ogni ruolo di levatrice e riunificatrice per la destra italiana, sostanzialmente consegnando lo scettro di unico partito rappresentante la destra parlamentare a quello di Giorgia Meloni. Chi ha avversato questa tesi, Gianni Alemanno in prima battuta, ma anche molti altri ex alti papaveri della fu An, dovrà acconciarsi e scegliere se accodarsi al carro, diciamo carretto visti i numeri, rampelliano, oppure prendere altre strade.

A sentire alcune voci da dentro, la due giorni del Midas, non si ricorderà per l’alto spessore delle proposte politiche in campo. L’ex scudiero larussiano Massimo Corsaro ha mirabilmente sintetizzato il suo pensiero sul suo profilo facebook dicendo che, in quella riunione “c’era di tutto, tranne la politica”. Per chi conosce un minimo i riti del partito e delle correnti della destra infatti non potrà che acconsentire a chi sostiene che si è ripetuto, un po’ stancamente, non sono volati neppure i cazzotti come qualcuno paventava, ogni abitudinaria formula dei congressi, non molti a dire il vero (solo 3 in 20 anni), della fu An. Anche l’esito non si è discostato dai congressi o dalle convention aennine: hanno vinto Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa, ai tempi d’oro definiti da Bruno Vespa “Castore e Polluce”, indivisibile coppia di capicorrente, si perchè in An vigeva la regola che ogni corrente avesse almeno due capibastone. I due, dopo qualche anno di separazione, alcuni maligni sostengono concordata, rispolverando i fasti della mitica componente autodefinitasi tatarelliana Destra Protagonista, si sono dati alla loro specialità, lavorare di fino incuneandosi tra le divisioni altrui, tessendo abilmente una tela filata per l’occasione, neanche fossimo in quel di Arezzo, storica sede delle adunate larussian-gasparriane, allorquando ai malcapitati leaders toccava persino difendere Fini, si avete capito bene Fini, di cui poi ci occuperemo, dopo le sue trasvolate israeliane. Alla coppia riaccoppiata per l’occasione si è aggregato nell’ombra, il sempiterno Altero Matteoli. Anche qui nessuna novità, perchè il Senatore di Cecina, non passerà alla storia per le sue gesta da Ministro o da parlamentare, ne tantomeno per i suoi voti, se ne ignorano i numeri da almeno un decennio, ma per il solo fatto che ad ogni congresso ha sempre saputo aggregarsi al vincitore, che in An è stato sempre Fini, rieccolo si, Fini, non sappiamo con quanta convinzione, ma con certo profitto però si, specie in termini di posizioni occupate e poltrone ministeriali. Ai tre “grandi vecchi” del panorama destro si è aggiunta, prendendo stavolta per se le ribalte mediatiche, l’eterna giovane, ora assurta per volontà divina al ruolo di prima donna, Giorgia Meloni. Eccola la novità, direbbe il neofita, e invece no, anche qui va in onda il deja vu: infatti anche la piccola Meloni usava sempre accodarsi al duo Gasparri-La Russa quando in An si dovevano prendere le decisioni importanti, tipo quando dal podio di Arezzo dava fondo a tutta la sua verve oratoria nel sostenere, in polemica con Alessandra Mussolini, altra pasionaria di osservanza storacian-alemanniana ai tempi, l’impellente urgenza di fare affluire An nel mare magnum del Partito Popolare Europeo. Ed è sempre sotto l’abile guida dei due esperti bucanieri del fronte destro che la battagliera ministra della Garbatella ha ottenuto i suoi successi più grandi: come dimenticare il congresso di Azione Giovani in quel di Viterbo che, annunciatosi infuocato per le pugnaci truppe di giovani alemanniani guidati dal nordico Carlo Fidanza, avversi alla nostra, alla fine si risolse con l’incoronazione di Giorgia al soglio presidenziale, alcuni dicono con qualche “aiutino” giunto dall’alto. O come non rammentare l’esordio istituzionale avvenuto con la nomina, è si, nomina, della Presidente di Fdi, a Vice Presidente della Camera, la più giovane della storia, correva l’anno 2006, anche qui in virtù dell’intercessione dello “spirito santo” della politica. Si perchè di successi grandi ottenuti in proprio non se ne ricordano, ma la ragazza è giovane, si farà. Sul filo dell’ironia ci sentiremmo di suggerirle di arruolare in quello che si annuncia come il processo “inclusivo” di Fdi-An, anche il sagace Gasparri, chissà che rispolverando la coppia di bomber non si riesca a superare il 4%.

A dire il vero una novità nell’assemblea aennina c’era: l’assenza di Gianfranco Fini. Assenza fisica, perchè con la mente tutti gli astanti erano rivolti a lui. Mai Fini fu assente ai congressi, fu assente alle convention di corrente che, se pur se ne davano di santa ragione l’una contro l’altra politicamente armate, quando giungevano davanti alla porta dello studio finiano, tutto si addolciva, le asprezze diventavano dolci, le frecce intingevano le punte nel miele ed anche i più duri si scioglievano in un lungo abbraccio verso colui che deteneva il pallottoliere delle poltrone, delle candidature e degli incarichi. ieri di incarichi da spartire non ce n’erano, allora non vi era la necessità di reprimere gli istinti, e allora via con la giostra dei rancori. “Fini ha tramato nell’ombra” ha tuonato Giorgia Meloni, “Abbiamo sconfitto Fini ed Alemanno” ha puntualizzato su facebook il vero cervello di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli, dimenticando che Alemanno, a tutt’oggi, risulta essere autorevole dirigente di Fdi-An, ancorchè autosospeso per le vicende giudiziarie che parrebbero in via di positiva risoluzione per l’ex Sindaco di Roma dopo la caduta dell’accusa più infamante di associazione mafiosa.

Ora i più sprovveduti, come chi scrive, si potrebbero chiedere: ma sconfiggere Fini è proprio un traguardo di cui bearsi così tanto da animare caroselli sui social? Battere uno sconfitto è poi una pratica così onorevole? Cantar vittoria dicendo di aver superato in consensi uno che alle ultime politiche ha preso con Futuro e Libertà lo 0,4% fa così onore alla nuova destra ggiovane? (le due g non sono un refuso). Tornando a periodi storici di nuovo in voga in certi ambienti, la mussoliniana “coltellata alla schiena” inflitta alla Francia non fu una medaglia da puntarsi al petto neppure per il più esagitato estremista in camicia nera.

Proprio quel Fini che oggi è il più odiato da elettori e militanti che si definiscono di destra si dice sia stato il vero ispiratore della mozione dei quarantenni che auspicavano la rinascita di An: ma se così fosse, se quella mozione era la mozione di Fini, il fatto che abbia preso 222 voti tra iscritti alla fondazione, quindi quadri e dirigenti di quello che fu il suo partito, ben oltre la sparuta truppa che lo seguì nel burrone casinian-montiano, non dovrebbe essere motivo di riflessione e analisi intellettuale da parte dei vincitori?

Non si sa, l’unica cosa certa è che, più che saper perdere, per essere leader bisognerebbe anche saper vincere, e il basso cabotaggio da pianerottolo scaturito nelle ore successive al Midas non parrebbe essere di buon auspicio per le nuove leve. Salvini se la ride, gli elettori se ne vanno, e a pensarci bene pure Renzi non si lamenta.

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