Dachau, agli esordi del nazismo dove tutto ebbe inizio

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Il campo di concentramento di Dachau
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Il campo di concentramento di Dachau

A pochi kilometri da Monaco di Baviera, l’incantevole località di Dachau, paese con una storia millenaria legata ai conti di Dachau e dalla metà del 1500 ai Wittelsbach, che trasformarono l’antico castello dei conti in una residenza estiva che dalle colline domina l’abitato. Il nome di Dachau, però, è purtroppo legato alle atrocità della storia. Qui, infatti, nel 1933 fu costruito dai nazisti il primo campo di concentramento che formava un rettangolo di circa 300 metri di larghezza e 600 di lunghezza: all’ingresso del campo, il cancello in ferro battuto con la scritta Arbeit macht frei (il lavoro rende liberi), a ovest il campo d’istruzione delle SS dal quale partiva una larga strada asfaltata con al termine il “Jourhaus”, l’edificio di guardia del comandante. All’interno si trovavano il bunker (la prigione del campo), il piazzale dell’appello dove ogni giorno, alla mattina e alla sera, si svolgeva l’appello generale dei detenuti, la cantina-bar dove si potevano comprare sigarette e ogni tanto anche generi alimentari. Le baracche erano divise in categorie: la baracche di sinistra erano destinate ai prigionieri lavoratori, le prime due baracche di destra formavano il reparto di infermeria. La baracca n° 15 era detta “della compagnia di punizione” perchè destinata ai prigionieri, per lo più ebrei, a cui erano riservate le punizioni più severe. Tra i luoghi della morte, il forno crematorio e la camera a gas. Il primo, inizialmente una baracca in legno, venne costruito come appare oggi da alcuni detenuti a cui avevano insegnato il mestiere di muratore: vi venivano condotti i prigionieri morti per essere bruciati. Collegata al forno, era stata costruita una camera a gas, che non ha mai funzionato.  In termini numerici, il campo di Dachau era stato progettato per ospitare circa 5000 detenuti, ma a partire dal 1942 il numero non scese mai al di sotto dei 12.000: nel 1938, il grande aumento, quando iniziarono ad arrivare i primi ebrei tedeschi che si aggiunsero ai comunisti e ai dirigenti socialisti che arrivarono già nel 1933. I primi ebrei che arrivarono nel campo ebbero la possibilità, dopo un breve permanenza, di emigrare in altri paesi soprattutto se consegnavano tutti i loro beni ai nazisti. Dopo l’annessione dell’Austria e la conquista della Cecoslovacchia la situazione peggiorò: nel 1940 iniziarono ad arrivare gli ebrei residenti in questi due paesi e anche un grande numero di ebrei polacchi, che costituirono la maggioranza dei prigionieri. Il totale dei detenuti passati a Dachau – alcuni rimasero fino alla liberazione del campo, altri invece vennero trasferiti in altri campi di concentramento, molti morirono prima della liberazione – è di 206.206, anche se la cifra non è del tutto certa in quanto molti prigionieri non vennero registrati o si prese il numero di altri prigionieri. Il numero dei morti è di 30.000 circa: 27.500 morti durante la prigionia e 2.000 dopo la liberazione. Pochi giorni prima della liberazione, avvenuta il 29 aprile 1945, il numero di detenuti era di 67.665 (30.442 nel campo centrale di Dachau e 37.223 nei campi filiali, sorti intorno al 1942). Gli italiani erano 3.388.  Tra i soldati statunitensi entrati a liberare Dachau, vi era anche il futuro scrittore J.D. Salinger, che anni dopo avrebbe detto alla figlia “È impossibile non sentire più l’odore dei corpi bruciati, non importa quanto a lungo tu viva.”

 

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