Dai banchi del liceo alla scuola di pensiero della Speranza

Sono tre giovani donne Lucane, Antonella Consoli studentessa di Giurisprudenza, Francesca Carlomagno studentessa di Scienze politiche e Antonella Viceconti studentessa di Lettere Classiche, a scendere in campo in difesa della Costituzione.

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Antonella Consoli, Francesca Carlomagno e Antonella Viceconti

Dai banchi del liceo alla scuola di pensiero della Speranza

Sono tre giovani donne Lucane, Antonella Consoli studentessa di Giurisprudenza, Francesca Carlomagno studentessa di Scienze politiche, e Antonella Viceconti studentessa di Lettere Classiche, a scendere in campo in difesa della Costituzione.

Ci siamo conosciute tra i banchi di scuola, e non potevamo mai immaginare che l’anno seguente alla maturità saremmo finite per batterci e discutere dello stesso tema: il referendum sul taglio dei parlamentari. Abbiamo deciso di scendere in campo, perché vedete  si può essere d’accordo o meno, e noi proveremo a dirvi perché se fatto così , pensiamo sia una ferita destinata a far del male, al di là dell’ opinione che si può avere su questa riforma, ciò che colpisce è che se ne parli poco, resta sullo sfondo come un appuntamento formale, quasi scontato nel suo esito  e invece pensiamo che non sia così, anzi crediamo che sia molto importante questo voto, soprattutto per noi giovani, perché saremo noi ad ereditare questa riforma. La Costituzione è il luogo in cui andiamo ad identificare la realtà statale. La nostra Costituzione è piena grandi conquiste di diritti e di libertà: “pari dignità sociale”; “rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana”; “il lavoro”; “un’esistenza libera e dignitosa” alcuni dei grandi valori che entrano nei cuori del Popolo sovrano e che dovrebbero essere garantiti proprio con la centralità del Parlamento. Il nostro ordinamento costituzionale prevede un tipo di referendum che si inserisce nel procedimento di revisione costituzionale e di approvazione delle leggi costituzionale come ci ricorda l’art. 138. La riforma prevede la modifica degli articoli 56-57-59 nei passaggi che fissano il numero dei parlamentari eletti per ogni camera e il numero dei senatori a vita. Questo taglio prevede il 36,5% del numero dei parlamentari da applicare, dalla prossima legislatura con le seguenti riduzioni: la Camera si ridurrebbe da 630 a 400 seggi e il Senato (con il numero minimo di senatore eletti per regione che passa da 7 a 3, 2 per il Molise, 1 per la Valle d’Aosta), inoltre sarebbero ridotti anche il numero dei deputati eletti nella circoscrizione estero che passano da 12 a 8 e i senatori che passano da 6 a 4. Una delle motivazioni di facciata portata avanti da coloro che sostengono la riduzione del numero dei parlamentari porterebbe un beneficio economico per le casse dello Stato è il risparmio che calcolandolo per eccesso sarebbe dello 0,007% del debito pubblico! Una cifra decisamente insignificante. Al netto di questo risparmio piuttosto contenuto, rimane intatto tutto il resto: ad esempio il bicameralismo, resta intatta la staffetta dei procedimenti legislativi e dei decreti tra Camera e Senato, con una procedura lente e talvolta bizantina. Un senato di 200 membri manterrà intatte le sue funzioni a cui dovrà assolvere ma il numero ridotto di rappresentanti renderà complicato rispettare questi impegni. Questa riforma sarà deleteria per la nostra Basilicata oltre all’Umbria che subirà l’emorragia maggiore, qui i senatori sono più che dimezzati (-57%). In entrambe le regioni infatti si passa da 7 a soli 3 eletti.  Un’evidente violazione dell’art. 3 della Costituzione sulla parità dei diritti dei cittadini. La democrazia è l’humus necessario della convivenza civile. Un valore che noi cittadini abbiamo l’obbligo morale e materiale di proteggere e tutelare contro ogni attacco e contro ogni rischio, soprattutto in un Paese che ha vissuto la dittatura. Il valore della partecipazione attiva è fondamentale. Pericle nel suo discorso agli ateniesi già nel 431 a.C. affermava: “Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile”. Siamo profondamente convinte che il prossimo 20 settembre con il nostro voto saremo chiamati a decidere non tanto se vogliamo la Costituzione del ’48 per il suo prestigio e il suo valore simbolico, ma dobbiamo optare tra democrazia parlamentare e sistema oligarchico. Questo referendum verterà sul carattere centralistico, oppure pluralistico e partecipativo della nostra democrazia. La nostra Costituzione è stata concepita per unire non per dividere: è questa la sua essenza rivoluzionaria. La riforma proposta si caratterizza, sin dal metodo, come una Costituzione che non unisce ma, di fatto, divide. La prima: con la attuale legge elettorale e con listini bloccati e candidati nominati, i nuovi parlamentari saranno tutti indicati dalle segreterie di partito, sottraendo di fatto al popolo sovrano totalmente il diritto di scegliersi i suoi rappresentanti. La seconda: con questa riforma la rappresentanza politica sarà concentrata nelle aree più popolose del Paese, a scapito di quelle con meno abitanti ad esempio la nostra Basilicata ma territorialmente più vaste, ed inoltre non tutela in modo adeguato le minoranze linguistiche. La terza: eletto ed elettore, non avranno più legami e ciò favorirà ancor di più il distacco dei cittadini dalla politica, ampliando l’astensionismo e il disinteresse nei confronti delle pubbliche Istituzioni, soprattutto del Parlamento, l’unico luogo dove il cittadino dovrebbe vedersi democraticamente rappresentato.  Una vera democrazia è forte se realmente rappresenta i cittadini attraverso organismi autorevoli e riconosciuti cui i cittadini rivolgono la loro fiducia. Quando all’art.1 si scrive che l’Italia è una “Repubblica democratica”, si dichiara una scelta e si evidenzia un valore: la democrazia. La democrazia esprime partecipazione e legame stretto tra elettore ed eletto. Ricordiamoci che la democrazia parlamentare è stata una conquista di libertà donata dalla Resistenza con tanti morti e tanta sofferenza! Ai nostri coetanei, ci permettiamo di segnalare le parole di Antonio Gramsci «Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza». Oggi appaiono come un monito a noi: l’ultima generazione può realmente fare qualcosa.  Noi giovani non dobbiamo essere il futuro inascoltato dell’umanità ma una stagione della vita che può incidere sulle scelte della società, stimolare il cambiamento e soprattutto richiamare l’attenzione sul nostro futuro.  La strada da percorrere non è facile, ma questo non vuol dire che si debba gettare la spugna. Gli strumenti per offrire iniezioni di fiducia alle nuove generazioni ci sono. Basta utilizzarli: Il primo argomento che proponiamo ai nostri coetanei è quello del recupero del senso della collettività. Se si comprende l’importanza del proprio rapporto con gli altri e del proprio contributo all’interno della società, si può trovare ottimismo anche nell’approccio con il mondo della politica, considerandola uno strumento di aiuto alla società.  Una seconda strada è quella della lotta. Per lotta ovviamente s’intende quella tra il bene e il male. Dicendo che la politica è una cosa irrimediabilmente perversa e disonesta non cambierà niente. Bisogna invece reagire e fare uno sforzo per penetrare in certi ambienti senza mai lasciare a casa i propri valori e ideali. I giovani devono interessarsi alla politica per cambiarla. Come ha affermato Albert Einstein “ Bisogna costruire un nuovo umanesimo” non è impossibile, basta solo un po’ di coraggio…

di Antonella Consoli

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