Daniel Funaro, “La Comunità Ebraica ringrazia i cittadini di Albano e dei Castelli”

0
1786
funaro
Daniel Funaro – Comunità Ebraica di Roma

Siamo nel bel mezzo di alcune importanti festività religiose ebraiche e Meta Magazine ha voluto dar voce ad una realtà importante, non solo a livello locale, come la Comunità Ebraica Romana, secondo quello che è il nostro solito stile, ossia dando spazio ai giovani, in questo caso Daniel Funaro, il più giovane eletto nelle recenti consultazioni interne alla Comunità, in seno al Consiglio Direttivo della stessa.

Daniel sei il più giovane eletto nel Consiglio Direttivo della Comunità Ebraica Romana: come definiresti la tua esperienza di impegno politico all’interno della Comunità?

“Essere il più giovane eletto è un grande onore, ma anche una responsabilità. Io sono fortunato perché rispetto ad altre situazioni nella Comunità Ebraica di Roma è molto sentito il tema della partecipazione dei giovani alla vita comunitaria. Per questo per me è come continuare un percorso che mi ha visto impegnare in diverse istituzioni ebraiche e che come volontario mi ha permesso di mettermi sempre a disposizione. Non conta un incarico, ma voglia di dare il proprio contributo sui temi di cui c’è bisogno e oggi abbiamo tante questioni importanti da affrontare”.

Oggi si può dire che l’antisemitismo sia stato definitivamente sconfitto e debellato dal tessuto sociale di Roma Capitale e più in generale dall’Italia?

“Purtroppo no. Rispetto ad altri paesi europei l’Italia è sicuramente un’isola felice. In Francia gli ebrei non possono girare con la kippah (copricapo ebraico) perché subiscono continuamente aggressioni e anche nella civile Europa del nord la situazione non è migliore, mentre in Italia questo non succede. Ci sono però segnali allarmanti come la presenza di movimenti neofascisti che si richiamano apertamente a un’ideologia antisemita e che spesso arrivano a compiere azioni concrete, come le scritte e le minacce all’ex Presidente della Comunità Riccardo Pacifici”.

Cosa significa nel 2015 essere e vivere da italiano credente di religione ebraica?

“Penso che la vita di un italiano di religione ebraica sia una bellissima manifestazione di come il legame ad un paese e l’appartenenza ad una religione diversa da quella maggioritaria non costituiscano un problema, ma un arricchimento per il paese stesso. Gli ebrei sono arrivati oltre duemila anni fa e sin dall’Unità d’Italia hanno contribuito con i propri valori alla crescita culturale e sociale. Penso che sia ancora oggi così e che ciascuno di noi debba portare alla società quanto di buono c’è nella propria appartenenza religiosa e che questo possa arricchirci e migliorarsi, senza sentirsi per questo minacciati”.

I Castelli Romani ed Albano Laziale in particolare, sono stati palcoscenico delle tentate celebrazioni dei funerali di Erik Priebke, impediti soltanto da una sollevazione popolare dei cittadini e delle istituzioni locali: non credi che un certo sentimento antiebraico e antisemita, più o meno mascherato, stia trovando momenti di sfogo anche in realtà della provincia romana, medie e medio piccole? Come intende agire per arginare il fenomeno la vostra Comunità?

“Temo che non sia un fenomeno recente, ma radicato e mai sopito. Per prima cosa però vorrei ringraziare i cittadini dei Castelli Romani ed Albano Laziale che sono scesi in piazza per protestare contro il tentativo dei gruppi neonazisti di tributare onore ad un criminale di guerra e che si era macchiato dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Hanno dimostrato che in Italia è ancora forte il sentimento antifascista e che i nostri valori ci impediscono di assistere inerti a manifestazioni di questo tipo. Come Comunità continueremo a lavorare nelle scuole e con le istituzioni per far comprendere che l’antisemitismo non è un problema ebraico, ma di tutto il paese. Con la crisi economica e la crescita di movimenti xenofobi il rischio è che questo sentimento possa prendere piede e noi non possiamo permettercelo”.

La questione israelo-palestinese, in tempi di grandi emigrazioni dal medio oriente, sembra non trovare più grande eco nei media e nella politica europea: un giovane come te che giudizio ha di quei fatti e come pensa si debba affrontare il sommovimento in atto in quella fetta di terra che va dal Egitto alla Libia, passando per la Siria?

“La questione israelo-palestinese sembra essere uscita dalle cronache, ma semplicemente perché i nostri media sono concentrati su altro. In questi giorni da Gaza sono partiti altri missili verso Israele senza che nessuno protesti e Abu Mazen si è espresso con posizioni antisemite intollerabili. Purtroppo l’attenzione sul conflitto si verifica solamente quando Israele difende i propri cittadini e una parte dell’opinione pubblica si indigna in maniera ipocrita. Io credo che i palestinesi abbiano diritto ad uno Stato sovrano, ma non possono volerlo a dispetto dell’esistenza d’Israele. A Gaza c’è Hamas che dichiara di voler distruggere Israele, in Giudea e Samaria Abu Mazen che è a capo di una dirigenza corrotta che non ha nessuna intenzione di arrivare ad un accordo di pace stabile. Temo che fintanto che non cambi la dirigenza palestinese sarà difficile raggiungere quella pace di cui israeliani e palestinesi hanno tanto bisogno”.

Come pensi si debba affrontare il sommovimento in atto in quella fetta di terra che va dal Egitto alla Libia, passando per la Siria?

“Credo che l’Unione Europea debba trovare una voce unica e smettere di pensare che il problema non sia il suo. L’amministrazione americana ha preso, a mio avviso, delle scelte di disimpegno sbagliato, e oggi ci troviamo ad affrontare problemi più grandi di quanto fossero qualche anno fa per il solo fatto di non averli voluti affrontare. L’Isis e il terrorismo islamista è una minaccia che ci riguarda da vicino e che va affrontata il prima possibile e con tutti i mezzi”.

Print Friendly, PDF & Email