Dessì “A Rocca Priora in atto scontro tra sistemi politici”

Dura nota del senatore del Movimento Cinque Stelle Emanuele Dessì sulla situazione politica a Rocca Priora alla vigilia delle comunali 2019

0
110
emanuele_dessi
Emanuele Dessì
“Gli ultimi sviluppi della grottesca vicenda della sfiducia servita al presidente della Comunità montana Damiano Pucci confermano appieno quello che sostenevo qualche giorno fa. Pucci è stato pugnalato alle spalle per comando dei “ras” del Pd locale che non hanno digerito la coraggiosa operazione politica che il sindaco uscente ha effettuato in questi mesi. Il terremoto politico che ne sta seguendo è l’inevitabile conseguenza di una vendetta senza senso, comandata dai soliti noti ed eseguita pedissequamente dai piccoli vassalli disseminati nei Comuni. Una mossa squallida, la cui valenza è certificata nel vuoto dei comunicati che i “Bruto” di turno stanno diramando in queste ore tentando di motivare una sfiducia senza alcuna reale giustificazione”, dice il senatore 5 stelle Emanuele Dessì.
 
“Se così non è – prosegue -, se questi coraggiosi vassalli pensano invece che Pucci si sia macchiato di qualche specifica colpa oltre a quella di non rispondere al diktat dei capibastone – uno particolarmente attivo in questi giorni – si facciano avanti. E spieghino a tutti quali sarebbero le nefandezze compiute da Pucci che, fino a pochi giorni fa era considerato un buon presidente in odore di conferma, preso addirittura come riferimento rispetto ai due colleghi De Righi e Peduto. Non vorrei che dietro questa azione ci siano le solite cialtronate di questi piccolissimi politichetti di periferia che per un pennacchietto si sono “venduti”. Una scena drammatica per la politica locale che mortifica tutti noi ed i cittadini di un’area che pure in passato ha saputo fornire illuminati esponenti dell’intellighenzia politica nazionale”.
 
“Incredibilmente e per certi versi inaspettatamente – aggiunge Dessì – nelle elezioni Amministrative di Rocca Priora si gioca una partita che va oltre lo scontro tra i competitor in campo. Si scontrano infatti un sistema “pseudo lobbistico” di chi vuole amministrare pretendendo fedeltà su accordi non scritti e quasi di “sangue” tesi a favorire i lecchini dei capi ed una idea di democrazia che guarda avanti e senza dover necessariamente rendere conto ai maggiorenti”.
 
“Una sorta di “guerra di religione”: uno scontro sul modo di gestire la comunità, oltre i programmi. Uno scontro tra chi considera il paese un suo feudo, ovvero il Pd, e chi invece ha un’idea più democratica. E che per questo è stato espulso dalla Comunità montana con la compiacenza dei soliti yes man”, conclude il senatore pentastellato.
Print Friendly, PDF & Email