Edilizia abusiva ai Castelli Romani, per Fontana è emergenza sociale

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Giampiero Fontana
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Giampiero Fontana

Giovedì 16 marzo, organizzato dal Comitato Equi Diritti, si è svolto a Rocca Priora l’incontro-convegno in tema di abusivismo edilizio ed esecuzione delle relative sentenze.

“Lo scrivente ex Sindaco di Grottaferrata, – si legge in una nota diramata da Giampiero Fontana – ha partecipato su invito del Comitato anche in virtù delle attività svolte durante l’esercizio della carica elettiva.

Positiva, anche se minima, la presenza di alcuni rappresentanti delle Istituzioni. Interessante ascoltare le diverse posizioni in campo. Sostanzialmente, gli interventi hanno ribadito che il principio di legalità non è in discussione, la casa è un bene primario, la materia è complessa ed articolata ed i potenziali rischi in termini sociali ed economici sono alti, occorre intervenire, ecc. Cose ovvie e condivisibili ma, trascorsi oramai 14 mesi dalla comunicazione del Procuratore di Velletri ai Sindaci (novembre 2015), di fatti o impegni concreti non vi è traccia, e la riunione, purtroppo, lo ha confermato.

Ovviamente, trattandosi di problematica molto complessa, non è affatto semplice venire a capo della vicenda. Questo, però, non giustifica la perdurante stasi, oltre le mere dichiarazioni di principio.

Nel mio intervento, ho confermato come si potrebbe affrontare la materia, fermo restando il principio di legalità (l’abuso edilizio è un reato, quale che sia la motivazione alla sua origine o la natura dello stesso) e l’assunto per cui la casa è un bene primario.

Posto ciò, ho altresì evidenziato le palesi contraddizioni di fondo che investono l’intera materia. Vale a dire: la Procura di Velletri ha agito mentre altre, come quella di Roma dove si conterebbero oltre 300mila abusi, non ha avviato analoga attività; le Procure hanno uffici dedicati alla verifica dell’esecuzione delle sentenze, perché si è chiesto ai Sindaci ciò che la Procura dovrebbe già conoscere? I Comuni, in molti casi, hanno riscosso e continuano a riscuotere i tributi dalle persone che – continua Fontana nella sua nota – risultano anagraficamente residenti negli immobili sentenziati da abbattere e le stesse case hanno utenze allacciate regolarmente; in taluni casi, si è addirittura in presenza di nuovi proprietari, ossia chi ha commesso l’abuso in origine ha venduto la casa abusiva ad altri (con il benestare di notai compiacenti, agenzie immobiliari e quanti altri); si vocifera addirittura di situazioni in cui l’immobile abusivo sarebbe stato addirittura accatastato; in molte situazioni i Comuni hanno riscosso gli oneri e le oblazioni per sanatorie ancora pendenti (soprattutto sul terzo condono del 2003).

Non parliamo poi della strisciante crisi socio-economico che affligge il Paese e della percezione che la gente ha sul rispetto della legalità, dei principi etici e morali e di quant’altro ancora: in una Società-giungla che fa acqua da tutte le parti, in cui l’area della povertà è in aumento e le  conseguenze dell’immigrazione incontrollata (nuove aperture di SPRAR e CAS per migranti anche ai Castelli Romani) si riverberano, anche psicologicamente, sulle Famiglie italiane, specie quelle in difficoltà, i Sindaci (perché a loro il “cerino” è stato lasciato in mano…) devono far eseguire le sentenze passate in giudicato e far abbattere gli immobili abusivi. Se non lo fanno, incorrono nel reato di abuso d’ufficio (art. 323 c.p.) e/o omissione di atti d’ufficio (art. 328 c.p.). Quindi, per chiarire definitivamente, i Sindaci non hanno la facoltà di decidere se e cosa fare: devono procedere, punto.

A mio avviso, come ho dichiarato nell’intervento del 16 marzo, tutto ciò appare assurdo oltre che ingiusto. E mi spiego: se uno o più Comuni, in alcuni casi per decenni, non hanno vigilato sull’esecuzione delle sentenze e gli abusi sono rimasti tali, ciò è sbagliato. Se però, adesso e all’improvviso, in un caos sociale crescente si dice a un Sindaco di abbattere le case altrimenti viene denunciato, persino invitandolo ad incrementare il debito del Comune se non ha i fondi necessari per le demolizioni (il protocollo Regione Lazio-Procura di Velletri prevede il prestito ai Comuni dei fondi per le demolizioni), questo è altrettanto assurdo perché non tiene conto della realtà.

La demolizione degli immobili abusivi, qualora realizzata e con l’aumento dell’indebitamento dei Comuni, comporta, come ovvio, che alcune Famiglie si ritrovino per strada e ciò, in termini di impatto sociale nella grave congiuntura che viviamo, rischierebbe di far saltare una polveriera già innescata. Ribadisco: non si deve tollerare l’abusivismo e fare fessi coloro che hanno sempre rispettato le regole. Vuol dire, come ho ricordato alla riunione di Equi Diritti, che si deve procedere con razionalità, ingegno e senso di responsabilità, coinvolgendo formalmente ed immediatamente il Governo sulla delicatissima materia, cosa che sinora non è avvenuta. Le Regioni, infatti, non possono modificare leggi nazionali, né possono adottare provvedimenti ad hoc in casi emergenziali, come ritengo sia la vicenda delle demolizioni delle case abusive nei Castelli Romani.

Nella mia lettera aperta al Comitato, del 2 febbraio scorso, ho riepilogato le proposte di soluzione, ribadite nell’intervento del 16 marzo: il Presidente della Regione Lazio, che col Protocollo d’Intesa ha accelerato la vicenda, dovrebbe chiedere la convocazione urgente di una Conferenza Stato-Regioni per discutere col Governo se/quali provvedimenti adottare, tra cui una moratoria speciale che sospenda le demolizioni per un arco temporale utile a modificare la normativa nazionale, ad avviare Piani di Edilizia economico-popolare e/o Housing sociale ed a consentire ai Sindaci di poter gestire questa emergenza sociale, anziché dover agire sotto la pressione di commettere reati di abuso/omissione. Chiaramente distinguendo, per quanto possibile, gli abusi edilizi realizzati per necessità da quelli effettuati con fini speculativi e tutte le altre eccezioni del caso, specie di natura sociale ed economica.

Contestualmente, come ha ricordato il Consigliere comunale di Velletri CERINI durante l’incontro-convegno, è possibile, da subito, apportare modifiche alla legge regionale che risolverebbero almeno l’80% delle sanatorie ancora pendenti, oltre ad adottare ulteriori accorgimenti nell’applicazione della vigente normativa che darebbero respiro ai Sindaci nell’affrontare il problema. Parimenti, il Consiglio regionale che sta esaminando il nuovo Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR), dovrebbe modificare i vincoli che gravano sulle aree in cui il fenomeno dell’abusivismo è risultato maggiore.

Una spedita approvazione delle previste Varianti Speciali per le Perimetrazioni dei nuclei edilizi spontanei, unitamente ad una maggiore ed incisiva opera di controllo/repressione degli abusi edilizi a 360° rafforzerebbero, da ultimo, il senso civico e di legalità nei Cittadini interessati.

Tutto ciò, a mio avviso, si può e si deve realizzare attraverso il coinvolgimento diretto dei 30 Sindaci del comprensorio della Procura di Velletri, col sostegno dell’ANCI regionale, presieduta dal Sindaco di Velletri, e di tutte le altre Istituzioni del territorio che possono/vogliono rafforzare il messaggio da far pervenire, con immediatezza, al Presidente Zingaretti.

I tavoli tecnici, i convegni e tutte le altre iniziative, seppur utili a mantenere l’attenzione (anche mediatica) sull’argomento, servono a poco (vds. il caso di Artena, dove il Sindaco è dovuto intervenire per sospendere la demolizione della casa di una donna in stato di gravidanza).

Occorre agire e subito. Per questo ho redatto e consegnato al Comitato Equi Diritti, come anticipato nelle dichiarazioni all’incontro di Rocca Priora, un documento da sottoporre ai Sindaci, all’ANCI e agli altri attori istituzionali, per il successivo invio alla Regione Lazio” conclude Giampiero Fontana nella sua nota.

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